Nella guerra tra Giacomo Savelli «il Ribelle» e papa Pio II, Palombara è definita «loco fortissimo». Un dispaccio alla vigilia dell'assedio recita: «el loco è fortissimo et, se l'acqua non li stringe, non ge n'è veruno altro»; dentro «meglio che mille homini da difesa».
Per l'assedio le bombarde papali (Silvia, Vittoria ed Enea — quest'ultima scagliava pietre di trecento libbre) furono portate su barconi lungo il Tevere fino a Monterotondo e «de lì a Palombara». Il 4 luglio 1461, per mediazione dell'ambasciatore di Milano, si chiude l'accordo: le truppe lasciano le terre della Chiesa; il 9 luglio Giacomo si sottomette e Pio II lo congeda restituendogli Aspra e Palombara.
Contesto storico
All'assedio del giugno 1461 partecipa anche Federico da Montefeltro, duca di Urbino, come attesta una didascalia del volume di Pompili.
Personaggi coinvolti
- Giacomo Savelli «il Ribelle»
- papa Pio II
- Federico da Montefeltro
- Silvestro da Piacenza («bellator egregius»)
Conseguenze
Il castello, pur bombardato, non è espugnato con la forza: Giacomo conserva il feudo.
Curiosità e approfondimenti
Secondo la tesi di Rodolfo Signorini (1977), il castello di Palombara «raccontato» comparirebbe sullo sfondo della **Camera degli Sposi** del Mantegna a Mantova, dipinta pochi anni dopo l'assedio.
Eventi collegati
Fonti
- Franco Pompili, «Il Castello di Palombara Sabina — 1400 anni di storia», p. 6, 69-71
- Franco Pompili, «Palombara Sabina nel Medioevo» (1990), p. 61, 67-69