Il Muro del Soccorso — così chiamato già nella convenzione del 1476 — si innesta al prospetto settentrionale del castello e raggiunge, con 76 metri di camminamento fortificato e un dislivello di 25 metri, le mura estreme del borgo medievale.
È formato da due muri paralleli coronati di merli guelfi; al suo interno corre una galleria larga appena un metro, lunga 61 metri, alta 3,50 m, illuminata da 27 feritoie per archibugio. Termina con un torrione alto 15 metri, a pianta «a ferro di gondola», un tempo protetto da ponte levatoio. Pompili lo attribuisce a Giacomo «il ribelle», databile fra il 1445 e il 1463.
Contesto storico
La pagina del Comune lo data genericamente «tra XIII e XV secolo». Le misure «83 metri e 37 feritoie», diffuse online, non sono documentate e non vanno usate: le misure corrette sono quelle del Pompili.
Modifiche architettoniche
Sistema difensivo «a incastro»: chi penetrava nell'androne affrontava scale ripide, il tiro piombante dalla botola del pozzo, l'erta della galleria contro spadaccini e, infine, un trabocchetto.
Curiosità e approfondimenti
Pompili lo paragona al «corridore di Borgo» di Castel Sant'Angelo, attraverso cui si salvò Clemente VII. La leggenda delle lame in fondo al pozzo è solo leggenda: lo Statuto di Palombara non prevedeva la pena di morte.
Eventi collegati
Fonti
- Franco Pompili, «Il Castello di Palombara Sabina — 1400 anni di storia», p. 48, 53-55
- Franco Pompili, «Palombara Sabina nel Medioevo» (1990), p. 82
- Comune di Palombara Sabina — sito istituzionale (verificato sul web)