Palombara tra storia, fede e panorami
3 km · 4h · FACILE
C'è una Palombara che si visita con gli occhi all'insù, verso la torre del castello, e ce n'è un'altra che si scopre socchiudendo un portone di chiesa: la penombra fresca, l'odore di cera, una tavola dipinta secoli fa. Questo itinerario è pensato per intrecciare le due, perché a Palombara Sabina la fede e la pietra si sono sempre tenute per mano. Le due antiche parrocchie del borgo — [San Biagio](/luoghi/chiesa-di-san-biagio) e [Sant'Egidio](/luoghi/chiesa-di-santegidio) — hanno dato il nome perfino alle due porte del paese, e il [Castello Savelli](/luoghi/castello-savelli) che domina il colle è legato a filo doppio alle storie dei santi e dei papi che qui hanno lasciato traccia.
È un percorso a misura di camminatore curioso: si sale e si scende lungo i vicoli del [centro storico](/luoghi/centro-storico), ci si affaccia sui belvedere che guardano la campagna della Sabina — con Monte Gennaro alle spalle e, nelle giornate limpide, il profilo del Soratte all'orizzonte — e si esce dal borgo per raggiungere, tra gli oliveti, il silenzioso [Convento di San Francesco](/luoghi/convento-san-francesco). Non è una marcia: è una mezza giornata (una giornata intera se ci si concede le soste, la visita al castello e il pranzo) fatta di scorci, di dettagli e di racconti. In cambio di un po' di fiato in salita, regala il modo più autentico di capire un paese che si lascia scoprire solo a piedi.
Una premessa di metodo: chiese e conventi non hanno orari fissi di apertura turistica, e alcuni si visitano solo in occasione di funzioni, eventi o su richiesta. Tempi e distanze qui indicati sono prudenziali e indicativi: verificateli sul posto e prima di partire.
## Le tappe
1. La Collegiata di San Biagio, chiesa madre del borgo
2. La chiesa di Sant'Egidio e la seconda parrocchia
3. Il Castello Savelli e il legame tra fede e potere
4. Gli affacci panoramici sulla Sabina
5. Verso gli oliveti: il Convento di San Francesco
6. Il ritorno e la memoria della Madonna della Neve
## Il percorso passo per passo
### 1. La Collegiata di San Biagio, chiesa madre del borgo
Si comincia dal cuore religioso di Palombara: la [Collegiata di San Biagio](/luoghi/chiesa-di-san-biagio), dedicata al patrono del paese. La sua storia affonda le radici in un luogo ancora più antico, la «cella» monastica della Colombara, dipendente dall'abbazia di San Giovanni in Argentella: sul finire dell'XI secolo i monaci la abbandonarono e l'arciprete Giovanni, con l'aiuto del conte Ottaviano, vi costruì sopra una chiesa più grande, **completata nel 1101**. Lo attesta il fregio marmoreo con l'iscrizione latina — *«Quae milleno centeno primo completur in anno»* — che ricomparve alla fine dell'Ottocento, quando si abbassò il pavimento e riemersero le arcate dell'antica cella interrata.
Rimaneggiata più volte nei secoli e ridotta alla forma attuale intorno alla metà dell'Ottocento, la chiesa ottenne da Pio IX nel 1854 il titolo di Collegiata. Custodisce la **statua lignea di San Biagio**, portata in processione il 3 febbraio, quando si celebra la benedizione della gola; l'*Apoteosi di San Biagio* dipinta nell'abside; e — sull'altare maggiore dal 1895 — la venerata **tavola della Madonna della Neve**, che arriva qui dal Convento di San Francesco, ultima tappa del nostro giro. San Biagio non fu solo luogo di culto: tra queste navate si radunavano i Consigli della comunità e, nel 1469, vi fu perfino «alzato tribunale» per dirimere una lite ereditaria dei Savelli.
*Collegamento:* usciti dalla Collegiata, ci si incammina lungo i vicoli in direzione della piazza principale, dove sorgeva l'altra parrocchia storica del paese.
### 2. La chiesa di Sant'Egidio e la seconda parrocchia
Per secoli Palombara ha avuto **due parrocchie**, e la [chiesa di Sant'Egidio](/luoghi/chiesa-di-santegidio) era la seconda: sorgeva sulla piazza principale del borgo e, secondo la tradizione locale, fu probabilmente fatta costruire dai Savelli. Le fonti d'archivio la ricordano già come riferimento urbano nel Quattrocento — le «case verso Sant'Egidio» dove abitava una figlia di Battista Savelli — ed è nominata esplicitamente come parrocchia in una visita pastorale del 1615.
I nomi delle due chiese non erano soltanto religiosi: erano anche geografia del borgo. Le uniche due porte del paese si chiamavano infatti **porta di San Biagio** (a est, presso la chiesa) e **porta di Sant'Egidio** (a ovest), «dai nomi delle parrocchie». E quando, nel 1476, i due rami della famiglia Savelli si spartirono Palombara, la divisero in una metà «verso Sant'Egidio» e una «verso San Biagio»: le chiese servivano a orientarsi, come punti cardinali della comunità . Oggi le due parrocchie sono unite in un'unica realtà pastorale, «San Biagio e Sant'Egidio».
*Collegamento:* dalla piazza si prosegue in salita verso il punto più alto del colle, dominato dalla mole del castello.
### 3. Il Castello Savelli e il legame tra fede e potere
Il [Castello Savelli](/luoghi/castello-savelli) non è una tappa «religiosa», eppure a Palombara la storia della fede passa anche di qui. Lo dice la sua stessa cappella, l'**oratorio della Santissima Concezione** — detto popolarmente «la Madonna in Palazzo» — ricavato entro la rocca, con l'altare in marmo, la tela dell'Immacolata e il pavimento a mattonelle recanti lo stemma dei Savelli. E lo dicono i nomi dei suoi signori: dalla casata Savelli uscì **papa Onorio IV** (Giacomo Savelli), che qui veniva «a mutar aria» e nel 1285 ampliò addirittura il proprio testamento nella grande sala del palazzo.
Proprio quella sala — la *camera palatii*, detta nel Medioevo «del trono» o «di giustizia» — ha visto sfilare la grande storia: la restituzione dei beni all'abbazia dell'Argentella (1111), la corte effimera di un antipapa (1179-80), il testamento di Onorio IV (1285) e, nel 1310, l'ultimo atto italiano del processo ai Templari. All'interno del castello si conservano i celebri **affreschi cinquecenteschi** — la sala con i medaglioni degli «eroi della Repubblica Romana» e lo studiolo del cardinale con l'astronomo chino sul mappamondo — attribuiti alla cerchia/scuola di Raffaello (per alcuni studiosi a Baldassarre Peruzzi, con la data 1514 dipinta sul globo). Gli interni si visitano con guida nei giorni di apertura.
*Collegamento:* dalla piazza del castello ci si sposta verso gli slarghi e gli affacci che si aprono tra le case, dove il borgo si spalanca sulla campagna.
### 4. Gli affacci panoramici sulla Sabina
È il momento di respirare. Dai punti più alti del borgo e dagli spiazzi tra le case si aprono i **panorami** che hanno reso celebre Palombara: la valle sottostante, gli uliveti e i ciliegeti della Sabina che ogni giugno regalano le famose «cerase», e nelle giornate più limpide il profilo inconfondibile del **Monte Soratte** all'orizzonte, con **Monte Gennaro** e i Monti Lucretili a fare da quinta alle spalle. Anche la piccola piazza affacciata presso la chiesa e la Porta Nuova, all'ingresso del centro storico, offre scorci descritti da chi ci arriva come «mozzafiato».
Non c'è un unico belvedere «ufficiale»: la bellezza di Palombara sta nel fatto che i panorami spuntano all'improvviso, girato un angolo, in fondo a un vicolo, tra due archi di pietra. Vale la pena percorrere lentamente questa parte del borgo cercandoli, magari al tramonto, quando la luce accende la pietra e la valle si tinge d'oro. È qui che si capisce perché il colle di Palombara fu, per secoli, un punto di controllo e di guardia: da lassù si dominava «l'unica strada pedemontana fra Tivoli e la valle del Tevere».
*Collegamento:* si ridiscende ora verso il margine del borgo, per uscire dal centro storico e imboccare la vecchia via che sale, tra gli oliveti, verso il convento.
### 5. Verso gli oliveti: il Convento di San Francesco
Fuori dal borgo, su un colle affacciato sulla campagna, sorge uno dei luoghi più raccolti di Palombara: il [Convento di San Francesco](/luoghi/convento-san-francesco). Non lo si scorge dal centro; bisogna cercarlo, salendo là dove finiscono le case e comincia il paesaggio. A piedi dal borgo è una passeggiata di circa venti minuti *(tempo indicativo)*, ideale per chi vuole completare il percorso senza riprendere l'auto.
Il convento nacque nel **1459** attorno a un'antica **edicola della Madonna della Neve**, meta di pellegrini e di «mercanti di neve» già nel Medioevo. La sua fondazione è legata a un episodio doloroso della casata: un anno dopo la strage dei figli di Giacomo Savelli, il frate Filippo da Massa ottenne dal signore di Palombara i mezzi per costruire il convento dei Frati Minori, con un Breve di papa Pio II del 1458; la consacrazione seguì, secondo la ricostruzione più documentata, la **domenica 28 ottobre 1460**. Nei secoli il convento divenne un centro spirituale di primo piano — vi fu guardiano il beato **Tommaso da Cori** e vi si formò **san Teofilo da Corte** — finché nel 1894 i frati lo abbandonarono. Il tesoro del complesso è il **chiostro affrescato** con le storie di san Francesco, insieme alla *Flagellazione di Cristo*, affresco quattrocentesco attribuito ad artisti umbro-toscani.
*Collegamento:* dopo la sosta al convento, si riprende la via del ritorno verso il borgo, chiudendo idealmente il cerchio devozionale del percorso.
### 6. Il ritorno e la memoria della Madonna della Neve
Il ritorno non è solo una discesa: è la chiusura di un filo. La **tavola della Madonna della Neve** — quella che raffigura il Bambino con in mano un globo diviso in tre parti, Europa, Asia e Africa, «perché ancora non era stata scoperta l'America» — era il cuore devozionale del convento; dopo l'abbandono dei frati e una vertenza risolta a favore della comunità , dal 1895 è custodita sull'altare maggiore della Collegiata di San Biagio, dove il nostro itinerario è cominciato. Il percorso, così, ricompone un legame lungo cinque secoli: dal luogo d'origine del culto (il convento) alla sua destinazione attuale (la chiesa madre).
Rientrati nel borgo, vale la pena concedersi un ultimo giro senza meta tra i vicoli, lasciando che siano gli scorci a guidare il passo: una porta antica, un'edicola votiva, un affaccio inatteso sulla Sabina. È il modo migliore per congedarsi da un paese in cui, da mille anni, la storia e la fede camminano insieme.
## Consigli pratici
- **Cosa portare:** scarpe comode con suola aderente (l'acciottolato può essere scivoloso), acqua, cappello e protezione solare in estate. Una macchina fotografica per i panorami e i dettagli delle chiese.
- **Orari e aperture delle chiese:** chiese e conventi non seguono orari turistici fissi; alcuni si visitano solo in occasione di funzioni, eventi o su richiesta. *(Per la Collegiata di San Biagio e Sant'Egidio conviene informarsi presso la parrocchia; per il Convento di San Francesco verificare con parrocchia, Comune o gestori del complesso, anche in occasione di giornate di valorizzazione.)*
- **Orari del castello:** l'interno del Castello Savelli si visita solo con visita guidata, gestita dall'associazione locale. *(Giorni, orari ed eventuali prenotazioni sono da confermare stagionalmente con il gestore del castello o con il Comune.)*
- **Dove sostare e mangiare:** il centro storico e i suoi margini offrono bar e locali dove fermarsi; da cercare l'olio della Sabina e, in stagione, le ciliegie («cerase»).
- **Accessibilità :** il percorso è in gran parte non carrabile, in salita, con acciottolato, scalinate e un tratto di strada per raggiungere il convento: poco adatto a passeggini e a chi ha difficoltà motorie. Conviene lasciare l'auto nelle aree di sosta ai margini del borgo e proseguire a piedi.
- **Come arrivare:** Palombara dista circa 35 km da Roma; in auto si raggiunge dalla via Nomentana/Palombarese. È collegata a Roma anche con autolinee extraurbane. *(Orari, vettori e frequenze del trasporto pubblico sono indicativi e da verificare sui siti dei gestori.)*
*(Fonti: R. Luttazi, Dell'Isola Sabina e della Badia di S. Giovanni in Argentella (1924); F. Pompili, Palombara Sabina nel Medioevo (1990); F. Pompili, Il Castello di Palombara Sabina; E. Silvi, Toponomastica sacra di Palombara Sabina (1963). approfondimenti web: Treccani, Catalogo generale dei Beni Culturali (ICCD).)*