CULTURALE
Il cuore medievale di Palombara Sabina
- Lunghezza
- 2 km
- Durata
- 4h
- Difficoltà
- FACILE
Ci sono borghi che si attraversano e borghi che si scalano: Palombara Sabina appartiene alla seconda specie. Il suo centro storico non si dispone in linea, ma si arrotola su sé stesso, salendo di vicolo in vicolo attorno al colle su cui domina il Castello Savelli. Gli studiosi lo chiamano impianto «ad avvolgimento attorno al castello» — una forma nata per difesa, di cui in Italia si conoscono pochissimi altri esempi — e camminarci dentro è un'esperienza quasi fisica: la strada sale, curva, si stringe fino a lasciar passare, dicevano le antiche cronache, «appena un cavallo», poi si apre di colpo su uno scorcio di campagna con Monte Gennaro alle spalle.
Questo itinerario è pensato per chi vuole conoscere Palombara nel modo più autentico: a piedi, senza fretta, lasciando che sia la spirale dei vicoli a dettare il passo. È adatto a tutti — famiglie, coppie, camminatori curiosi, appassionati di storia medievale — con un'unica avvertenza: si tratta di un percorso in salita, su acciottolato e scalinate, che chiede scarpe comode e un po' di fiato. In cambio regala mezza giornata dentro un paese vivo, non museificato, dove i panni stesi e le voci dalle finestre convivono con la pietra di otto secoli fa.
Le tappe
- La porta del borgo e l'ingresso nella spirale
- La salita dei vicoli e gli scorci sulla Sabina
- Il Muro del Soccorso e l'Arco di Sant'Antonio
- Il Castello Savelli e il percorso museale
- La Collegiata di San Biagio
- Gli affacci panoramici e la discesa
Il percorso passo per passo
1. La porta del borgo e l'ingresso nella spirale
Il centro storico di Palombara si è retto per secoli su due sole porte, aperte nel cosiddetto «revellino», l'anello di mura che cingeva il colle: la porta di San Biagio, a est presso la chiesa, e la porta di Sant'Egidio, a ovest. Sono i nomi delle due antiche parrocchie del paese, e sono anche le due soglie da cui, ancora oggi, si entra nel labirinto. Da qui in poi le strade non saranno mai rettilinee: era una scelta difensiva, per costringere un eventuale nemico ad avanzare «quasi in fila indiana». Varcata la porta, si è già dentro la spirale.
Collegamento: imboccate la salita che dalla porta prende a inerpicarsi. Non cercate la via più diretta: qui la via più diretta non esiste.
2. La salita dei vicoli e gli scorci sulla Sabina
Si sale. I vicoli si stringono tra case di pietra locale, archi, passaggi coperti e scalinate consumate. Molte abitazioni furono costruite fra Quattro e Cinquecento addossate alle antiche mura, con scale esterne e finestre incorniciate: alcuni portali conservano ancora stemmi e fasce graffite. È il tessuto urbano stesso, più che un singolo monumento, il vero capolavoro di Palombara. Lungo questo avvolgimento del colle si incontrano i luoghi storici del borgo — il Casarino tra tutti — e la memoria delle antiche fonti come Fonte Vecchia, ai piedi del colle, dove per secoli l'acquaiolo saliva con gli otri a dorso di mulo.
Collegamento: proseguendo la salita, sulla vostra destra comincerà a profilarsi un lungo muro fortificato che sembra scendere dal castello verso il basso del paese: è il Muro del Soccorso.
3. Il Muro del Soccorso e l'Arco di Sant'Antonio
Il Muro del Soccorso è una delle strutture più affascinanti del borgo: un camminamento fortificato che collega il fronte nord del castello alle mura estreme dell'abitato. Secondo la monografia di Franco Pompili, misura circa 76 metri con un dislivello di 25, ed è formato da due muri paralleli coronati di merli, con all'interno una galleria stretta appena un metro, illuminata da feritoie per archibugio. Serviva perché — come recita ancora la pagina istituzionale del Comune — «i balestrieri potevano correre fino al torrione e tornare alla rocca senza essere visti». A metà del percorso urbano il muro è attraversato dall'Arco di Sant'Antonio, sopra il cui colmo, dall'interno della galleria, si affacciava una botola: osservatorio e, all'occorrenza, insidia per chi tentava di salire.
Collegamento: seguendo la salita oltre l'arco si raggiunge lo spiazzo un tempo detto «piazza del Palazzo», sotto il prospetto del castello.
4. Il Castello Savelli e il percorso museale
Si arriva così al cuore del borgo: il Castello Savelli, che secondo lo studioso Franco Pompili abbraccia «un arco di storia di quattordici secoli», dal castrum longobardo del VI-VII secolo alla residenza baronale rinascimentale. Prese possesso della rocca il cardinale Giacomo Savelli — futuro papa Onorio IV — con un atto del 1278; nel 1480 i fratelli Giacomo e Troilo Savelli, con lo zio cardinale Giovan Battista, lo trasformarono in dimora signorile. All'interno si conserva un raffinato ciclo di affreschi cinquecenteschi, tra cui la sala con i medaglioni degli «eroi della Repubblica Romana» e lo studiolo del cardinale, con l'astronomo chino sul mappamondo: affreschi attribuiti alla cerchia/scuola di Raffaello (per alcuni studiosi a Baldassarre Peruzzi, con la data 1514 dipinta sul globo). La visita agli interni e al percorso museale si effettua con guida nei giorni di apertura.
Collegamento: dalla piazza del castello si ridiscende per un breve tratto verso una delle piazze principali del paese, dove si affaccia la Collegiata.
5. La Collegiata di San Biagio
La Collegiata di San Biagio, dedicata al patrono del paese, è il principale luogo di culto del centro storico. La sua storia affonda le radici nell'antica «cella» monastica della Colombara: l'attuale chiesa fu completata nel 1101 dall'arciprete Giovanni con l'aiuto del conte Ottaviano, come attesta il fregio marmoreo con iscrizione latina ancora conservato («Quae milleno centeno primo completur in anno»). Rimaneggiata più volte nei secoli, custodisce la statua lignea di San Biagio — portata in processione il 3 febbraio, quando si celebra la benedizione della gola — e opere d'arte come l'Apoteosi di San Biagio nell'abside. Qui, in epoca medievale, si radunavano anche i Consigli della comunità.
Collegamento: uscendo dalla chiesa, dedicate l'ultima parte della passeggiata alla ricerca degli affacci.
6. Gli affacci panoramici e la discesa
Dai punti più alti del borgo e dagli slarghi tra le case si aprono i panorami che hanno reso celebre Palombara: la valle sottostante, gli uliveti e i ciliegeti della Sabina, e nelle giornate limpide il profilo del Monte Soratte all'orizzonte, con Monte Gennaro e i Monti Lucretili a fare da quinta alle spalle. La discesa lungo un ramo diverso della spirale regala scorci sempre nuovi: è il modo migliore per congedarsi da un paese che si lascia scoprire solo camminando.
Consigli pratici
- Cosa portare: scarpe comode con suola aderente (l'acciottolato può essere scivoloso), acqua, cappello e protezione solare in estate. Una macchina fotografica: gli scorci sono continui.
- Dove sostare e mangiare: il centro storico e i suoi margini offrono bar e locali dove fermarsi; la sosta ideale è nelle ore più fresche del mattino o al tramonto. Le celebri ciliegie («cerase») e l'olio della Sabina sono i prodotti da cercare.
- Orari del castello: l'interno del Castello Savelli si visita solo con visita guidata, gestita dall'associazione locale «Amici del Castello». Le aperture risultano concentrate nella domenica, con orari distinti tra stagione invernale ed estiva. (Giorni, orari ed eventuali prenotazioni sono da confermare stagionalmente con il gestore del castello o con il Comune prima della visita.)
- Accessibilità: il percorso è in gran parte non carrabile, in salita, con acciottolato e scalinate: poco adatto a passeggini e a chi ha difficoltà motorie. Conviene lasciare l'auto nelle aree di sosta ai margini del borgo e salire a piedi.
- Come arrivare: Palombara dista circa 35 km da Roma; in auto si raggiunge dalla via Nomentana/Palombarese. È collegata a Roma anche con autolinee extraurbane Cotral (da Ponte Mammolo, Metro B, e da Tiburtina). (Orari, vettori e frequenze del trasporto pubblico sono indicativi e da verificare sui siti dei gestori.)
(Fonti: R. Luttazi, Dell'Isola Sabina e della Badia di S. Giovanni in Argentella (1924); F. Pompili, Palombara Sabina nel Medioevo (1990); F. Pompili, Il Castello di Palombara Sabina; E. Silvi, Toponomastica sacra di Palombara Sabina (1963). approfondimenti web: Treccani, Catalogo generale dei Beni Culturali (ICCD).)
