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Castello Savelli

Monumento

Castello Savelli

La rocca che domina il borgo di Palombara: quattordici secoli di storia, dal castrum longobardo alla residenza rinascimentale dei Savelli.

Un castello lungo quattordici secoli

Arroccato sulla sommità del colle, il castello Savelli è il cuore di Palombara Sabina e il punto da cui si dipana l'inconfondibile impianto urbano del borgo, con le sue strade che salgono ad avvolgersi attorno alla rocca. La sua storia abbraccia un arco di circa millequattrocento anni: dal castrum longobardorum, il quadrilatero fortificato che nel VI secolo una "fara" di frontiera edificò sulla cima del colle, fino alla dimora signorile rinascimentale che ammiriamo oggi. Le prime notizie documentarie risalgono al IX secolo; nel 1064 il Regesto Sublacense ricorda già un "regulus castri Palumbariae", e nel XII secolo il complesso aveva assunto la forma quadrangolare che ingloba il palatium più antico.

Da questa altura si controllava l'unica strada pedemontana fra Tivoli e la valle del Tevere: una posizione che rese il castello quasi imprendibile. La tradizione ricorda che fu espugnato con la forza solo nel 1556, mentre in precedenza si erano infranti contro le sue mura assedianti illustri.

Dagli Ottaviani ai Savelli

Le strutture più antiche appartengono al palatium della famiglia degli Ottaviani (ramo dei Crescenzi), che alla fine del X secolo prese possesso del castrum e vi edificò la propria residenza, poi trasformata nella rocca dei conti con quattro torri d'angolo. Il legame con i Savelli si consolida nel Duecento: una lapide murata reca la data 1276 ("JACOBVS CAR. SABELLVS AN. D. 1276") e nel 1278 il cardinale Giacomo Savelli acquistò il castello. Le fonti conservano due letture del passaggio ai Savelli: la pagina comunale lo data "dal 1216", legandolo a papa Onorio III, mentre l'acquisto documentato del cardinale Giacomo — che comprò i castelli da cardinale, non da papa — risale al 1278.

Fu proprio Giacomo Savelli, divenuto papa Onorio IV, a dettare qui il proprio testamento nel 1285, "in castro Palumbariae in Camera Palatii Arcis eiusdem Castri": la stessa sala dove, quasi due secoli prima, il conte Ottaviano aveva restituito i beni usurpati all'abbazia di San Giovanni in Argentella (1111), dove aveva avuto corte l'antipapa Lando da Sezze (1179-1180) e dove, nel luglio 1310, si sarebbe chiuso in Italia il processo itinerante ai Templari, con la deposizione dell'ultimo imputato. Questa "stanza dei quattro eventi" è uno dei fili più suggestivi per raccontare il castello.

La residenza rinascimentale

Tra il 1445 e il 1500 il castello smise i panni della fortezza per diventare dimora baronale. Il momento simbolico è il 1480, quando Giacomo Savelli di Mariano portò in casa la sposa Camilla Farnese e, insieme allo zio cardinale Giovan Battista, innalzò l'ala occidentale. Nascono così i due nuclei signorili — il "Palazzo di Giacomo" e il "Palazzo di Troilo" — con le loro sale, i camini scolpiti, gli stemmi alternati Savelli e Farnese e la torre maggiore, la Savella, sopraelevata fino a 36 metri.

A questa fase appartengono gli affreschi più celebri. Nella sala del cardinale, sotto la volta a botte, diciannove lunette custodiscono i ritratti degli eroi della Repubblica Romana, mentre nel piccolo studiolo della torre un astronomo con il compasso si china su un mappamondo, tra figure delle arti e della musica. La critica ne discute ancora la paternità: gli affreschi sono attribuiti alla cerchia (o scuola) di Raffaello, e per alcuni studiosi a Baldassarre Peruzzi; sul globo dell'astronomo dello studiolo compare la data 1514.

Ospiti illustri e memorie

Fra le stanze della rocca passarono personaggi che hanno lasciato traccia nelle cronache. Nel 1532 l'orafo Benvenuto Cellini, in fuga da Roma, vi trovò rifugio per due giorni presso l'amico Giovan Battista Savelli, come racconta egli stesso nella sua Vita. Un capitolo curioso riguarda invece la pittura: secondo un'ipotesi dello studioso Rodolfo Signorini (1977), nella Camera degli Sposi del Palazzo Ducale di Mantova, affrescata dal Mantegna, comparirebbe sullo sfondo proprio il castello di Palombara, dipinto "come dopo un assedio" — un'identificazione affascinante, da presentare come proposta di studio e non come certezza.

Dopo la vendita ai Borghese nel 1637 e il successivo passaggio ai Torlonia, il complesso conobbe usi ben diversi: dal 1822 al 1960 la sua ala occidentale funzionò da carcere mandamentale. Proprio a questa stagione appartiene l'aneddoto dell'imbianchino che, raschiando le pareti delle prigioni, si vide affiorare gli antichi affreschi ed esclamò: "Qui scappano gli angioletti!".

Storia

Le prime notizie della rocca risalgono all'alto Medioevo. Dal XII secolo il castello legò le sue sorti alla potente famiglia romana dei Savelli, che ne fece il centro del proprio dominio in Sabina. Nel corso dei secoli la fortezza fu ampliata e trasformata in residenza baronale, passando poi ai Borghese e ad altre famiglie fino all'acquisizione pubblica e ai restauri del Novecento.

Alla fine dell'Ottocento il castello divenne proprietà comunale e nei primi anni del Novecento fu adibito a carcere. Oggi è una delle Dimore Storiche del Lazio: ospita una foresteria, una sala conferenze e ambienti per eventi, mentre il giardino pensile fa da cornice a ricevimenti e matrimoni.

Linea del tempo

  1. 578

    Sul colle si insedia una fara longobarda: nasce il castrum longobardorum.

  2. 1064

    Il Regesto Sublacense ricorda Oddone come 'regulus castri Palumbariae'.

  3. 1278

    Il cardinale Giacomo Savelli acquista il castello.

  4. 1285

    Giacomo Savelli, papa Onorio IV, detta nella rocca il proprio testamento.

  5. 1310

    Nel castello si chiude in Italia il processo itinerante ai Templari.

  6. 1480

    Ristrutturazione in residenza baronale: nascono i palazzi di Giacomo e di Troilo.

  7. 1532

    Benvenuto Cellini, in fuga da Roma, è ospite nelle stanze della rocca.

  8. 1637

    I Savelli vendono Palombara e Stazzano ai Borghese.

  9. 1822

    L'ala occidentale è adibita a carcere mandamentale (fino al 1960).

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