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Visit Palombara SabinaVisit Palombara Sabina

Itineraries

Itineraries and trails

Audioguida — L'Anello del Borgo8 tappe da ascoltare mentre cammini nel centro storicoAscolta →

Palombara in a video

Video: AnnaLisa, via YouTube

TREKKING

Anello di Monte Gennaro dal Prato Favale

13.5 km · 6h · ↗ 850 m · IMPEGNATIVO

Il grande classico dei Lucretili: dal parcheggio di Prato Favale si sale per la faggeta fino al Pratone e da lì alla croce di vetta di Monte Gennaro (1.271 m). Panorama immenso su Roma, la valle del Tevere e l'Appennino. Discesa ad anello per il sentiero della Scarpellata.

CULTURALE

Passeggiata nel borgo a spirale

2.5 km · 2h · ↗ 90 m · FACILE

Un percorso ad anello tra i vicoli del centro storico: da Porta Romana si sale lungo gli anelli concentrici del borgo medievale fino al Castello Savelli, con soste alla chiesa di San Biagio, alle botteghe artigiane e ai punti panoramici sulla Sabina.

P
CULTURALE

Percorso borgo

2h · FACILE

Una passeggiata nel cuore del centro storico per scoprire gli angoli più curiosi del borgo a spirale: lo strettissimo Vicolo Bacia Donne, il camminamento del Muro del Soccorso, le piazzette Centamori e Casarino con le loro fontane, fino al Polo culturale. Un percorso breve e senza difficoltà, ideale per una prima visita a Palombara.

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CULTURALE

Percorso culturale

2h · FACILE

L'itinerario più completo per chi vuole conoscere la Palombara del lavoro e della vita quotidiana di un tempo: i mulini e i forni storici del borgo, l'antica fabbrica di marmellate, le piazze e le fontane, con una deviazione verso i castelli scomparsi del territorio — Castiglione, Stazzano Vecchio e Montefalco. Le tappe extraurbane sono raggiungibili in auto o con una camminata.

P
TREKKING

Percorso naturalistico

2h · FACILE

La natura attorno a Palombara: dai ponti storici della campagna — il Ponte della Fiora e il leggendario Ponte del Diavolo — ai sentieri che salgono verso Monte Gennaro e il Parco dei Monti Lucretili. Percorso da comporre a piacere, tra brevi passeggiate e vere escursioni.

P
RELIGIOSO

Percorso sacro

2h · FACILE

Da San Biagio, chiesa del patrono, alle chiese del centro storico, fino ai luoghi di fede della campagna: l'abbazia romanica di San Giovanni in Argentella, il convento di San Nicola e le cappelle rurali. Un cammino tra arte sacra, devozione popolare e paesaggio sabino.

RELIGIOSO

Cammino dell'Argentella

6 km · 2h 30min · ↗ 120 m · FACILE

Dal borgo all'abbazia di San Giovanni in Argentella lungo strade di campagna tra uliveti e casali: un piccolo cammino di spiritualità che si conclude nel silenzio del chiostro romanico.

P
TREKKING

Dall'Abbazia di San Giovanni in Argentella ai sentieri dei Monti Lucretili

6 km · 4h · ↗ 70 m · FACILE

Non tutte le camminate in montagna chiedono una vetta. Ci sono itinerari che si accontentano delle prime pendici, di quella fascia magica dove il paese cede il passo al bosco, gli ulivi salgono a incontrare i lecci e i vecchi terrazzamenti di pietra disegnano il fianco del monte come i gradini di una scala infinita. È qui, ai piedi del [Monte Gennaro](/it/luoghi/monte-gennaro), che si snoda questo itinerario: più breve, più dolce e più accessibile del faticoso anello di vetta, ma non per questo meno ricco. Il filo che lega ogni tappa è duplice: da un lato l'acqua e la pietra dell'**[Abbazia di San Giovanni in Argentella](/it/luoghi/abbazia-san-giovanni-in-argentella)**, il capolavoro romanico nascosto in fondo alla Valle Lunga; dall'altro il respiro largo dei **Monti Lucretili**, il grande Parco che comincia proprio dietro le case di Palombara. Si cammina tra oliveti annosi e macchia mediterranea, si sfiorano i muraglioni dei terrazzamenti "ciclopici" che i pastori sabini eressero millenni fa, si scende in una cripta dove una sorgente affiora ancora sul pavimento — e tutto questo senza mai dover affrontare i passaggi ripidi e aerei che la salita a Cima Zappi impone. È l'itinerario giusto per chi vuole assaporare la Sabina senza correre: famiglie con ragazzi allenati al cammino, camminatori occasionali, appassionati d'arte che amano arrivare ai monumenti con il passo lento di chi li merita. Un modo per capire, in una mattinata, perché Palombara è insieme un borgo di storia e una porta di montagna. ## Le tappe 1. Partenza dal borgo di Palombara Sabina e discesa verso la Valle Lunga 2. L'Abbazia di San Giovanni in Argentella e la cripta della sorgente 3. Il paesaggio agrario: oliveti, ciliegeti e la valle a ventaglio 4. La variante alta: i sentieri pedemontani tra bosco e terrazzamenti "ciclopici" 5. Il Convento di San Nicola (il Romitorio) e il balcone su Roma 6. Il rientro al borgo ## Il percorso passo per passo ### 1. Dal borgo alla Valle Lunga Si parte dal **borgo di Palombara Sabina**, lasciando l'auto in una delle aree di sosta ai margini del centro storico. Da qui una strada scende verso sud-est, in direzione della **Valle Lunga**, il vallone cupo e silenzioso che si apre ai piedi del Monte Gennaro. È un tragitto breve — l'abbazia dista poco più di un chilometro dal paese in linea d'aria — ma già sufficiente a cambiare mondo: alle spalle restano i vicoli e le case, davanti si spalancano gli oliveti e i ciliegeti che dànno alla Sabina i suoi frutti più celebri. Chi preferisce un avvicinamento più ricco può partire dal **[Convento di San Francesco](/it/luoghi/convento-san-francesco)**, poco fuori dal borgo, e scendere di lì verso l'abbazia: è la variante scelta dagli itinerari escursionistici del Parco, che collegano proprio convento, abbazia e centro storico in un anello facile di circa sei chilometri. ### 2. L'Abbazia di San Giovanni in Argentella Ed ecco, in fondo alla valle, apparire all'improvviso la meta: l'**[Abbazia di San Giovanni in Argentella](/it/luoghi/abbazia-san-giovanni-in-argentella)**, adagiata tra i pendii come un segreto ben custodito. È uno dei più importanti monumenti romanici dell'Alta Sabina, e il suo nome stesso è poesia: "in Argentella" viene, secondo la tradizione, dalla sorgente che scorre ancora entro un antico sarcofago romano, con acque che — illuminate dal sole o gelate d'inverno — brillavano "come argento vivo". Vale la pena dedicare alla chiesa almeno tre quarti d'ora. Dentro, il romanico arcaico rivela i suoi tesori: le tre navate con colonne di spoglio e capitelli romani reimpiegati, l'**iconostasi marmorea policroma firmata dal marmorario Centurio nel 1170**, il **ciclo di affreschi trecenteschi di San Guglielmo** — unica testimonianza pittorica dei Guglielmiti rimasta in Italia — e, soprattutto, la **cripta della sorgente**, semi-interrata, dove l'acqua affiora ancora sul pavimento di sabbia e ghiaia. È il cuore più antico e suggestivo del complesso, e il luogo di una devozione popolare tramandata da secoli, viva soprattutto intorno al 24 giugno, festa di san Giovanni Battista. *(Nota importante: l'abbazia è aperta in orari e giorni stabiliti, in genere nel fine settimana e con visite su appuntamento; verificate apertura e modalità di visita prima di partire — vedi Consigli pratici.)* ### 3. Il paesaggio agrario della valle Uscendo dall'abbazia, prendetevi il tempo di guardare la valle. La **Vallata di San Giovanni** "si apre a ventaglio davanti all'Abbazia, ricca di olivi e ciliegi che dànno prodotti pregiati per qualità e quantità": non è una frase pubblicitaria, ma una descrizione documentata di un paesaggio agrario antico. Qui, per secoli, l'abbazia amministrò decine di vigne, uliveti e ceraseti; e ancora oggi la fascia bassa del Monte Gennaro è tutta un alternarsi di terrazze coltivate. È il tratto più riposante del percorso, quasi pianeggiante, ideale per camminare in compagnia e senza fretta, respirando l'aria che i cronisti di un secolo fa dicevano capace di guarire. Chi vuole chiudere qui l'anello può risalire tranquillamente verso il borgo: sono i sei chilometri complessivi, di difficoltà turistica (T), della traccia base. ### 4. La variante alta: bosco e terrazzamenti Chi ha gambe e voglia di un contatto più diretto con la montagna può innestare, prima del rientro, la **variante nella fascia pedemontana** del Monte Gennaro. Qui si sale, ma senza strappi: la quota massima resta intorno ai 670 metri, e il dislivello complessivo non supera i trecento metri circa. Il paesaggio cambia: agli oliveti si mescolano la macchia alta a leccio e roverella e i primi boschi misti, mentre il fondo — a tratti su antica carrareccia di origine romana — si fa più sconnesso e richiede un minimo di attenzione. È lungo questi pendii che si incontrano le vestigia più suggestive del territorio: i **terrazzamenti "ciclopici"** che le primitive popolazioni sabine costruirono sul fianco del monte, muraglioni di pietra che seguono le curve di livello e che in alcuni punti dovettero raggiungere altezze di sei metri, terrazzando decine di ettari. Camminarci accanto è come sfogliare la storia agraria della Sabina a cielo aperto. *(La rete di sentieri pedemontani del Parco è segnata con i segnavia bianco-rossi del CAI; alcuni tratti utilizzano i sentieri 318, 319 e 319A. Verificate la traccia esatta sulla cartografia del Parco prima di partire — vedi sotto.)* ### 5. Il Convento di San Nicola, il Romitorio Salendo lungo la fascia pedemontana, la variante può toccare il **Convento di San Nicola**, che le antiche cronache chiamano "il Romitorio": una piccola chiesa con monastero annesso, appoggiata alla china di Monte Gennaro proprio "dove finisce la terra vegetale e comincia la roccia". È lo stesso punto da cui parte la classica salita alla vetta (l'itinerario di [Monte Gennaro](/it/luoghi/monte-gennaro) e del [Pratone](/it/luoghi/pratone-di-monte-gennaro)); ma qui non si va oltre, ci si ferma alla soglia della montagna alta. Il premio è il panorama: da questa altura si vedono, nelle giornate terse, "le cupole e i palazzi di Roma sfumati entro una luce violetta", come scriveva un cronista di un secolo fa, che del luogo diceva potersi chiamare "un secondo *qui si sana*". Attorno, castagni, ulivi e alberi da frutto in basso; elci, roveri e frassini più in alto, tra mortelle e ginestre. Un affaccio da assaporare in silenzio, prima di girare i tacchi verso il paese. ### 6. Il ritorno al borgo Dal Convento di San Nicola il rientro a Palombara è breve — meno di mezz'ora lungo la carrareccia che scende verso il paese — e in gran parte in discesa. Si ritorna così al punto di partenza avendo chiuso un cerchio che unisce arte e natura, romanico e bosco, la cripta dell'acqua e il balcone sulla campagna romana: la sintesi, in una mattinata, di ciò che Palombara sa offrire. ## Consigli pratici - **Attrezzatura:** per la traccia base bastano scarpe comode con suola scolpita; per la variante alta sono consigliati scarponcini da trekking, perché il fondo su carrareccia e sentiero è a tratti sconnesso e pietroso. Abbigliamento a strati, cappello e acqua anche nelle stagioni miti. - **Acqua:** portatene con voi (almeno 1 litro a testa, di più in estate). Non fate affidamento su fonti lungo il percorso: la sorgente della cripta dell'abbazia **non è un punto di rifornimento** e la potabilità delle acque di montagna non è garantita. - **Sicurezza:** è un itinerario facile, ma resta un percorso di campagna e di bosco. Avvisate qualcuno del vostro programma, calcolate di rientrare con largo anticipo sul tramonto e non allontanatevi dalle tracce segnate, soprattutto nella variante alta. In caso di emergenza il numero unico è il **112**. - **Meteo:** controllate le previsioni prima di partire. Nei tratti aperti di oliveto il sole estivo può essere intenso; dopo la pioggia la carrareccia e i sentieri nel bosco possono farsi fangosi e scivolosi. - **Segnaletica CAI:** nella fascia pedemontana seguite i segnavia bianco-rossi del CAI e la cartellonistica del Parco dei Monti Lucretili. Portate con voi la carta escursionistica del Parco (o una traccia GPS aggiornata) e non affidatevi al solo cellulare: nei tratti di bosco l'orientamento può farsi meno immediato. - **Visita all'abbazia:** l'apertura non è continua. Prima di partire, verificate giorni, orari e modalità di visita presso l'ente che custodisce l'abbazia (riconducibile alla Diocesi di Sabina–Poggio Mirteto e/o alla comunità che la gestisce): trovare la chiesa chiusa toglierebbe il senso all'intero itinerario. - **Rispetto dell'ambiente:** siete in un'area protetta. Non raccogliete fiori, non abbandonate rifiuti, non accendete fuochi, tenete i cani al guinzaglio e mantenete la distanza dagli animali al pascolo che poteste incontrare nella fascia alta. *(Fonti: R. Luttazi, Dell'Isola Sabina e della Badia di S. Giovanni in Argentella (1924); R. Enking, L'abbazia di S. Giovanni in Argentella (1974); E. Silvi, Toponomastica sacra di Palombara Sabina (1963).)*

P
CULTURALE

Il cuore medievale di Palombara Sabina

2 km · 4h · FACILE

Ci sono borghi che si attraversano e borghi che si scalano: Palombara Sabina appartiene alla seconda specie. Il suo centro storico non si dispone in linea, ma si arrotola su sé stesso, salendo di vicolo in vicolo attorno al colle su cui domina il [Castello Savelli](/luoghi/castello-savelli). Gli studiosi lo chiamano impianto «ad avvolgimento attorno al castello» — una forma nata per difesa, di cui in Italia si conoscono pochissimi altri esempi — e camminarci dentro è un'esperienza quasi fisica: la strada sale, curva, si stringe fino a lasciar passare, dicevano le antiche cronache, «appena un cavallo», poi si apre di colpo su uno scorcio di campagna con Monte Gennaro alle spalle. Questo itinerario è pensato per chi vuole conoscere Palombara nel modo più autentico: a piedi, senza fretta, lasciando che sia la spirale dei vicoli a dettare il passo. È adatto a tutti — famiglie, coppie, camminatori curiosi, appassionati di storia medievale — con un'unica avvertenza: si tratta di un percorso in salita, su acciottolato e scalinate, che chiede scarpe comode e un po' di fiato. In cambio regala mezza giornata dentro un paese vivo, non museificato, dove i panni stesi e le voci dalle finestre convivono con la pietra di otto secoli fa. ## Le tappe 1. La porta del borgo e l'ingresso nella spirale 2. La salita dei vicoli e gli scorci sulla Sabina 3. Il Muro del Soccorso e l'Arco di Sant'Antonio 4. Il Castello Savelli e il percorso museale 5. La Collegiata di San Biagio 6. Gli affacci panoramici e la discesa ## Il percorso passo per passo ### 1. La porta del borgo e l'ingresso nella spirale Il [centro storico](/luoghi/centro-storico) di Palombara si è retto per secoli su due sole porte, aperte nel cosiddetto «revellino», l'anello di mura che cingeva il colle: la porta di San Biagio, a est presso la chiesa, e la porta di Sant'Egidio, a ovest. Sono i nomi delle due antiche parrocchie del paese, e sono anche le due soglie da cui, ancora oggi, si entra nel labirinto. Da qui in poi le strade non saranno mai rettilinee: era una scelta difensiva, per costringere un eventuale nemico ad avanzare «quasi in fila indiana». Varcata la porta, si è già dentro la spirale. *Collegamento:* imboccate la salita che dalla porta prende a inerpicarsi. Non cercate la via più diretta: qui la via più diretta non esiste. ### 2. La salita dei vicoli e gli scorci sulla Sabina Si sale. I vicoli si stringono tra case di pietra locale, archi, passaggi coperti e scalinate consumate. Molte abitazioni furono costruite fra Quattro e Cinquecento addossate alle antiche mura, con scale esterne e finestre incorniciate: alcuni portali conservano ancora stemmi e fasce graffite. È il tessuto urbano stesso, più che un singolo monumento, il vero capolavoro di Palombara. Lungo questo avvolgimento del colle si incontrano i luoghi storici del borgo — il Casarino tra tutti — e la memoria delle antiche fonti come Fonte Vecchia, ai piedi del colle, dove per secoli l'acquaiolo saliva con gli otri a dorso di mulo. *Collegamento:* proseguendo la salita, sulla vostra destra comincerà a profilarsi un lungo muro fortificato che sembra scendere dal castello verso il basso del paese: è il Muro del Soccorso. ### 3. Il Muro del Soccorso e l'Arco di Sant'Antonio Il [Muro del Soccorso](/luoghi/muro-del-soccorso) è una delle strutture più affascinanti del borgo: un camminamento fortificato che collega il fronte nord del castello alle mura estreme dell'abitato. Secondo la monografia di Franco Pompili, misura circa 76 metri con un dislivello di 25, ed è formato da due muri paralleli coronati di merli, con all'interno una galleria stretta appena un metro, illuminata da feritoie per archibugio. Serviva perché — come recita ancora la pagina istituzionale del Comune — «i balestrieri potevano correre fino al torrione e tornare alla rocca senza essere visti». A metà del percorso urbano il muro è attraversato dall'Arco di Sant'Antonio, sopra il cui colmo, dall'interno della galleria, si affacciava una botola: osservatorio e, all'occorrenza, insidia per chi tentava di salire. *Collegamento:* seguendo la salita oltre l'arco si raggiunge lo spiazzo un tempo detto «piazza del Palazzo», sotto il prospetto del castello. ### 4. Il Castello Savelli e il percorso museale Si arriva così al cuore del borgo: il [Castello Savelli](/luoghi/castello-savelli), che secondo lo studioso Franco Pompili abbraccia «un arco di storia di quattordici secoli», dal castrum longobardo del VI-VII secolo alla residenza baronale rinascimentale. Prese possesso della rocca il cardinale Giacomo Savelli — futuro papa Onorio IV — con un atto del 1278; nel 1480 i fratelli Giacomo e Troilo Savelli, con lo zio cardinale Giovan Battista, lo trasformarono in dimora signorile. All'interno si conserva un raffinato ciclo di affreschi cinquecenteschi, tra cui la sala con i medaglioni degli «eroi della Repubblica Romana» e lo studiolo del cardinale, con l'astronomo chino sul mappamondo: affreschi attribuiti alla cerchia/scuola di Raffaello (per alcuni studiosi a Baldassarre Peruzzi, con la data 1514 dipinta sul globo). La visita agli interni e al [percorso museale](/luoghi/museo-del-castello) si effettua con guida nei giorni di apertura. *Collegamento:* dalla piazza del castello si ridiscende per un breve tratto verso una delle piazze principali del paese, dove si affaccia la Collegiata. ### 5. La Collegiata di San Biagio La [Collegiata di San Biagio](/luoghi/chiesa-san-biagio), dedicata al patrono del paese, è il principale luogo di culto del centro storico. La sua storia affonda le radici nell'antica «cella» monastica della Colombara: l'attuale chiesa fu completata nel 1101 dall'arciprete Giovanni con l'aiuto del conte Ottaviano, come attesta il fregio marmoreo con iscrizione latina ancora conservato («Quae milleno centeno primo completur in anno»). Rimaneggiata più volte nei secoli, custodisce la statua lignea di San Biagio — portata in processione il 3 febbraio, quando si celebra la benedizione della gola — e opere d'arte come l'Apoteosi di San Biagio nell'abside. Qui, in epoca medievale, si radunavano anche i Consigli della comunità. *Collegamento:* uscendo dalla chiesa, dedicate l'ultima parte della passeggiata alla ricerca degli affacci. ### 6. Gli affacci panoramici e la discesa Dai punti più alti del borgo e dagli slarghi tra le case si aprono i panorami che hanno reso celebre Palombara: la valle sottostante, gli uliveti e i ciliegeti della Sabina, e nelle giornate limpide il profilo del Monte Soratte all'orizzonte, con Monte Gennaro e i Monti Lucretili a fare da quinta alle spalle. La discesa lungo un ramo diverso della spirale regala scorci sempre nuovi: è il modo migliore per congedarsi da un paese che si lascia scoprire solo camminando. ## Consigli pratici - **Cosa portare:** scarpe comode con suola aderente (l'acciottolato può essere scivoloso), acqua, cappello e protezione solare in estate. Una macchina fotografica: gli scorci sono continui. - **Dove sostare e mangiare:** il centro storico e i suoi margini offrono bar e locali dove fermarsi; la sosta ideale è nelle ore più fresche del mattino o al tramonto. Le celebri ciliegie («cerase») e l'olio della Sabina sono i prodotti da cercare. - **Orari del castello:** l'interno del Castello Savelli si visita solo con visita guidata, gestita dall'associazione locale «Amici del Castello». Le aperture risultano concentrate nella domenica, con orari distinti tra stagione invernale ed estiva. *(Giorni, orari ed eventuali prenotazioni sono da confermare stagionalmente con il gestore del castello o con il Comune prima della visita.)* - **Accessibilità:** il percorso è in gran parte non carrabile, in salita, con acciottolato e scalinate: poco adatto a passeggini e a chi ha difficoltà motorie. Conviene lasciare l'auto nelle aree di sosta ai margini del borgo e salire a piedi. - **Come arrivare:** Palombara dista circa 35 km da Roma; in auto si raggiunge dalla via Nomentana/Palombarese. È collegata a Roma anche con autolinee extraurbane Cotral (da Ponte Mammolo, Metro B, e da Tiburtina). *(Orari, vettori e frequenze del trasporto pubblico sono indicativi e da verificare sui siti dei gestori.)* *(Fonti: R. Luttazi, Dell'Isola Sabina e della Badia di S. Giovanni in Argentella (1924); F. Pompili, Palombara Sabina nel Medioevo (1990); F. Pompili, Il Castello di Palombara Sabina; E. Silvi, Toponomastica sacra di Palombara Sabina (1963). approfondimenti web: Treccani, Catalogo generale dei Beni Culturali (ICCD).)*

BIKE

La Sabina in bici: uliveti e casali

32 km · 3h · ↗ 520 m · MEDIO

Anello su strade secondarie a bassa percorrenza tra Palombara, i frantoi della Tiburtina e i saliscendi degli uliveti sabini. Ideale per gravel ed e-bike, con soste degustazione.

P
TREKKING

Monte Gennaro: il balcone sulla campagna romana

14 km · 7h · ↗ 950 m · MEDIO

C'è una montagna che i palombaresi hanno sempre chiamato semplicemente "la montagna". È il [Monte Gennaro](/it/luoghi/monte-gennaro), l'ultima grande vetta dell'Appennino a farsi guardare da Roma: da lontano pare un monte solo, diviso in tre punte — il Monte della Guardia, il Pizzo (o Monte dei Zappi) e la Morra — e domina il paese come una presenza familiare, mutevole con le stagioni e con la luce. Salirci a piedi non è soltanto una camminata: è entrare dentro una storia lunghissima. Su queste erte i pastori sabini costruirono, in tempi preistorici, terrazzamenti "ciclopici" che ancora oggi disegnano il fianco del monte; qui i gesuiti Boscovich e Secchi piantarono strumenti per misurare il meridiano di Roma, tanto che il Gennaro fu detto "la montagna degli astronomi"; e nel Seicento la flora di queste balze fu studiata da Federico Cesi, fondatore dell'Accademia dei Lincei — non a caso una radura del grande altopiano di vetta porta ancora il nome di "anfiteatro linceo". L'itinerario che vi proponiamo sale da Palombara, dal Convento di San Nicola, attraversa il bosco di faggi, sbuca sull'immenso [Pratone di Monte Gennaro](/it/luoghi/pratone-di-monte-gennaro) — una campagna "piana come un bigliardo" incastonata tra le vette — e da lì raggiunge la cima più alta, la Cima Zappi, a circa 1.271 metri. È l'escursione classica della Sabina: impegnativa ma alla portata di chiunque cammini con un minimo di allenamento, e ripagata da un panorama che, nelle giornate limpide, spazia dal mare all'Appennino innevato. ## Le tappe 1. Convento di San Nicola (il Romitorio) — inizio del sentiero CAI 319 2. Il primo gradino del bosco: dalla quota 600 alla faggeta (quota 800 circa) 3. La quota 1000: pascoli, doline e ingresso nell'ambiente carsico 4. Il Pratone di Monte Gennaro e l'"anfiteatro linceo" 5. La salita finale alla vetta (Cima Zappi, ~1.271 m) 6. Il panorama di vetta e il ritorno ## Il percorso passo per passo ### 1. Convento di San Nicola, il punto di partenza Si parte dal **Convento di San Nicola**, che le antiche cronache chiamano "il Romitorio": una piccola chiesa con monastero annesso, appoggiata alla china di Monte Gennaro proprio "dove finisce la terra vegetale e comincia la roccia". È il luogo giusto per cominciare, non solo perché di qui prende avvio il sentiero **CAI 319** (segnavia bianco-rosso) diretto alla vetta, ma perché già da qui, voltandosi, si vedono "le cupole e i palazzi di Roma sfumati entro una luce violetta", come scriveva un cronista di un secolo fa. L'aria è tale che il luogo, dicevano, "potrebbe chiamarsi un secondo *qui si sana*". Assicuratevi di avere acqua a sufficienza (sul percorso non ci sono fontane garantite) e di aver controllato il meteo. Il sentiero comincia a salire deciso fin da subito. ### 2. Il gradino del bosco Dai circa 600 metri del convento il sentiero affronta il primo "gradino morfologico" della montagna, guadagnando quota tra querce, aceri e frassini. Verso gli 800 metri il bosco cambia volto: iniziano i **faggi**, che accompagneranno buona parte della salita con la loro ombra fresca e il suono del vento tra le foglie. È il regno storico dei carbonai e dei legnaioli palombaresi, che per secoli salirono quassù — spesso di frodo — a far legna e mortella. Il fondo è a tratti ripido e pietroso: si sale, come dicevano i vecchi, "di chiappa in chiappa", cioè un gradone di roccia dopo l'altro. Prendetevela con calma e mantenete un passo regolare. ### 3. Verso i pascoli e le doline Intorno ai **1000 metri** il paesaggio si apre. La faggeta si dirada e compaiono i pascoli d'alta quota, spesso frequentati da cavalli e mucche allo stato brado: teneteli a rispettosa distanza, non avvicinatevi ai puledri e non fatevi trovare tra una madre e il suo piccolo. Qui la montagna rivela la sua natura **carsica**: conche erbose, avvallamenti e **doline** — imbuti naturali scavati dall'acqua nella roccia calcarea — punteggiano il terreno. È il segnale che il Pratone è vicino. Prestate attenzione alla segnaletica: nei tratti aperti di pascolo la traccia può farsi meno evidente e, con la nebbia, è facile perdere l'orientamento. ### 4. Il Pratone di Monte Gennaro Ed ecco la meraviglia che ripaga ogni fatica: il **[Pratone](/it/luoghi/pratone-di-monte-gennaro)**. In mezzo alle vette "ritorte, dirupate, selvagge", si spalanca all'improvviso una campagna dolce e amena, "piana come un bigliardo", tutta coperta d'erba e di fiori. In primavera è un tappeto di fioriture — le stesse che nel Seicento attirarono lo sguardo naturalistico di Federico Cesi e dei suoi Lincei; una radura porta ancora il nome di "anfiteatro linceo". È il luogo ideale per una sosta lunga, magari con pranzo al sacco. Da qui la Cima Zappi è già visibile, e un bivio segnala la direzione della vetta. ### 5. La salita alla vetta Dal Pratone la traccia risale l'ultimo pendio verso la **Cima Zappi**, il punto più alto del massiccio, a circa **1.271 metri**. È il tratto più aereo e panoramico: la fatica finale, in cambio, apre lo sguardo a trecentosessanta gradi. Attenzione: questo è terreno d'alta montagna. Con vento forte, nebbia o neve la vetta va affrontata con prudenza o rinviata. Non allontanatevi dalla traccia principale. ### 6. Il panorama e il ritorno Dalla cima si capisce perché il Gennaro fu scelto dagli astronomi: la vista, nelle giornate terse, spazia dal **Mar Tirreno** al **Soratte**, dalla cupola di San Pietro fino al **Terminillo** e, all'orizzonte, al **Gran Sasso** innevato. Sotto, la campagna romana e la Sabina si distendono come una carta geografica. Per il ritorno si può ripercorrere il sentiero di salita oppure — con più tempo e buona lettura della segnaletica — chiudere un anello scendendo verso il Pratone e rientrando in direzione dell'area di Castiglione. Valutate le energie residue e le ore di luce prima di scegliere la variante più lunga. ## Consigli pratici - **Attrezzatura:** scarponi da trekking con suola scolpita (obbligatori: il fondo è pietroso e sconnesso), abbigliamento a strati, giacca antivento/antipioggia anche d'estate, cappello e occhiali da sole, bastoncini utili in discesa. - **Acqua:** portatene almeno 1,5-2 litri a testa. Le fonti storiche di montagna (Campitelli, la polla dei pastori) **non sono da considerare potabili né garantite**: partite autosufficienti. - **Sicurezza in montagna:** non partite mai da soli senza avvisare qualcuno del vostro itinerario e dell'orario previsto di rientro. Calcolate di essere in vetta con largo anticipo sul tramonto. In caso di emergenza il numero unico è il **112** (soccorso alpino). - **Meteo:** controllate le previsioni la sera prima e la mattina stessa. In quota il tempo cambia in fretta; i **temporali pomeridiani estivi** sono frequenti e pericolosi su una cima esposta. Se il cielo si carica, tornate indietro. - **Segnaletica CAI:** seguite i segnavia bianco-rossi del sentiero **319** e la cartellonistica del Parco. Nei tratti di pascolo aperto e in caso di nebbia procedete con prudenza: portate mappa, bussola e/o traccia GPS, non affidatevi al solo cellulare. - **Quando NON andare:** con neve, ghiaccio o nebbia fitta; con allerta meteo; nelle ore centrali di una giornata estiva rovente. In presenza di bestiame al pascolo, mantenete la distanza e non disturbate gli animali. - **Rispetto dell'ambiente:** siete in un'area protetta. Non raccogliete fiori, non abbandonate rifiuti, non accendete fuochi, tenete i cani al guinzaglio. *(Fonti: R. Luttazi, Dell'Isola Sabina e della Badia di S. Giovanni in Argentella (1924); E. Silvi, Toponomastica sacra di Palombara Sabina (1963). approfondimenti web: Wikipedia.)*

SOGGIORNO

Palombara in 2 giorni

2 giorni

Un fine settimana e la voglia di un'Italia autentica, a meno di un'ora da Roma: bastano due giorni per lasciarsi conquistare da Palombara Sabina. Un borgo medievale che sale a spirale, il castello dei baroni Savelli e, appena fuori, una città fantasma sospesa nel tempo. ## Giorno 1 — Il cuore medievale **Mattina.** Si parte dal [centro storico a spirale](/it/luoghi/centro-storico), un dedalo di vicoli che sale avvolgendosi fino al [Castello Savelli](/it/luoghi/castello-savelli), la fortezza della grande casata baronale che dominò questa terra per secoli. Visita il [percorso museale del castello](/it/luoghi/museo-del-castello) — ancora meglio con una [visita guidata](/it/esperienze/visita-guidata-castello-savelli), per farti raccontare gli intrighi dei Savelli e i segreti degli affreschi. Scendi poi alla [Collegiata di San Biagio](/it/luoghi/chiesa-di-san-biagio), cuore spirituale del paese. **Pranzo.** A tavola con i [sapori di Palombara](/it/luoghi/prodotti-tipici-di-palombara): l'olio extravergine della Sabina, i formaggi e la dolcissima ciliegia. **Pomeriggio.** Concediti una [passeggiata nel borgo a spirale](/it/itinerari/passeggiata-nel-borgo-a-spirale), tra scorci e vicoli come il curioso [Vicolo Bacia Donne](/it/luoghi/vicolo-bacia-donne), che già dal nome promette una storia. Chiudi la giornata con un'esperienza da vivere con le mani: una [degustazione di olio in frantoio](/it/esperienze/degustazione-olio-in-frantoio) o, per gli amanti della cucina, [Pasta with Grandma](/it/esperienze/pasta-with-grandma), a tirare la sfoglia come una volta. ## Giorno 2 — Abbazie e città fantasma **Mattina.** Immergiti nel silenzio dell'[Abbazia di San Giovanni in Argentella](/it/luoghi/abbazia-san-giovanni-in-argentella), gioiello romanico tra gli uliveti, con il raro ciborio in stucco e l'iconostasi medievale. **Pomeriggio.** Il gran finale è [Stazzano Vecchio](/it/luoghi/borgo-stazzano-vecchio), il borgo fantasma abbandonato dopo il terremoto del 1901. Cammina piano tra le rovine del [castello](/it/luoghi/castello-di-stazzano) e delle [sue chiese](/it/luoghi/chiese-di-stazzano-vecchio): un luogo dove il tempo si è fermato e il silenzio racconta più di mille parole. Due giorni, e Palombara ti sarà già entrata nel cuore. E se puoi restare ancora, il meglio deve arrivare.

SOGGIORNO

Palombara in 3 giorni

3 giorni

Tre giorni per unire l'anima e il respiro di Palombara: dopo il borgo a spirale, il castello e le città fantasma, si sale in quota tra i sentieri dei Monti Lucretili, fino ai grandi panorami di Monte Gennaro. Storia e natura, una accanto all'altra. ## Giorno 1 — Il cuore medievale **Mattina.** Si parte dal [centro storico a spirale](/it/luoghi/centro-storico), un dedalo di vicoli che sale avvolgendosi fino al [Castello Savelli](/it/luoghi/castello-savelli), la fortezza della grande casata baronale che dominò questa terra per secoli. Visita il [percorso museale del castello](/it/luoghi/museo-del-castello) — ancora meglio con una [visita guidata](/it/esperienze/visita-guidata-castello-savelli), per farti raccontare gli intrighi dei Savelli e i segreti degli affreschi. Scendi poi alla [Collegiata di San Biagio](/it/luoghi/chiesa-di-san-biagio), cuore spirituale del paese. **Pranzo.** A tavola con i [sapori di Palombara](/it/luoghi/prodotti-tipici-di-palombara): l'olio extravergine della Sabina, i formaggi e la dolcissima ciliegia. **Pomeriggio.** Concediti una [passeggiata nel borgo a spirale](/it/itinerari/passeggiata-nel-borgo-a-spirale), tra scorci e vicoli come il curioso [Vicolo Bacia Donne](/it/luoghi/vicolo-bacia-donne), che già dal nome promette una storia. Chiudi la giornata con un'esperienza da vivere con le mani: una [degustazione di olio in frantoio](/it/esperienze/degustazione-olio-in-frantoio) o, per gli amanti della cucina, [Pasta with Grandma](/it/esperienze/pasta-with-grandma), a tirare la sfoglia come una volta. ## Giorno 2 — Abbazie e città fantasma **Mattina.** Immergiti nel silenzio dell'[Abbazia di San Giovanni in Argentella](/it/luoghi/abbazia-san-giovanni-in-argentella), gioiello romanico tra gli uliveti, con il raro ciborio in stucco e l'iconostasi medievale. **Pomeriggio.** Il gran finale è [Stazzano Vecchio](/it/luoghi/borgo-stazzano-vecchio), il borgo fantasma abbandonato dopo il terremoto del 1901. Cammina piano tra le rovine del [castello](/it/luoghi/castello-di-stazzano) e delle [sue chiese](/it/luoghi/chiese-di-stazzano-vecchio): un luogo dove il tempo si è fermato e il silenzio racconta più di mille parole. ## Giorno 3 — La montagna degli astronomi **Mattina.** Oggi si respira a pieni polmoni. [Monte Gennaro](/it/luoghi/monte-gennaro), la vetta simbolo del [Parco dei Monti Lucretili](/it/luoghi/monti-lucretili), è uno dei balconi più spettacolari sulla campagna romana: nelle giornate limpide lo sguardo arriva fino al mare. Sali al [Pratone](/it/luoghi/pratone-di-monte-gennaro) e cerca i misteriosi [terrazzamenti «ciclopici»](/it/luoghi/terrazzamenti-monte-gennaro), giganteschi muraglioni di pietra di cui ancora si discute l'origine. Per viverla in sicurezza, affidati a un [trekking guidato](/it/esperienze/trekking-guidato-monte-gennaro). **Pomeriggio.** Il meritato relax alle [Terme Sabine di Cretone](/it/luoghi/terme-di-cretone), tra acque sulfuree già note agli antichi romani.

SOGGIORNO

Palombara in 5 giorni

5 giorni

Cinque giorni per vivere Palombara come un local: non solo i grandi monumenti, ma i sapori, le tradizioni e i tesori nascosti che si svelano solo a chi ha il tempo di cercarli. Un'immersione lenta nel cuore della Sabina. ## Giorno 1 — Il cuore medievale **Mattina.** Si parte dal [centro storico a spirale](/it/luoghi/centro-storico), un dedalo di vicoli che sale avvolgendosi fino al [Castello Savelli](/it/luoghi/castello-savelli), la fortezza della grande casata baronale che dominò questa terra per secoli. Visita il [percorso museale del castello](/it/luoghi/museo-del-castello) — ancora meglio con una [visita guidata](/it/esperienze/visita-guidata-castello-savelli), per farti raccontare gli intrighi dei Savelli e i segreti degli affreschi. Scendi poi alla [Collegiata di San Biagio](/it/luoghi/chiesa-di-san-biagio), cuore spirituale del paese. **Pranzo.** A tavola con i [sapori di Palombara](/it/luoghi/prodotti-tipici-di-palombara): l'olio extravergine della Sabina, i formaggi e la dolcissima ciliegia. **Pomeriggio.** Concediti una [passeggiata nel borgo a spirale](/it/itinerari/passeggiata-nel-borgo-a-spirale), tra scorci e vicoli come il curioso [Vicolo Bacia Donne](/it/luoghi/vicolo-bacia-donne), che già dal nome promette una storia. Chiudi la giornata con un'esperienza da vivere con le mani: una [degustazione di olio in frantoio](/it/esperienze/degustazione-olio-in-frantoio) o, per gli amanti della cucina, [Pasta with Grandma](/it/esperienze/pasta-with-grandma), a tirare la sfoglia come una volta. ## Giorno 2 — Abbazie e città fantasma **Mattina.** Immergiti nel silenzio dell'[Abbazia di San Giovanni in Argentella](/it/luoghi/abbazia-san-giovanni-in-argentella), gioiello romanico tra gli uliveti, con il raro ciborio in stucco e l'iconostasi medievale. **Pomeriggio.** Il gran finale è [Stazzano Vecchio](/it/luoghi/borgo-stazzano-vecchio), il borgo fantasma abbandonato dopo il terremoto del 1901. Cammina piano tra le rovine del [castello](/it/luoghi/castello-di-stazzano) e delle [sue chiese](/it/luoghi/chiese-di-stazzano-vecchio): un luogo dove il tempo si è fermato e il silenzio racconta più di mille parole. ## Giorno 3 — La montagna degli astronomi Oggi si respira a pieni polmoni. [Monte Gennaro](/it/luoghi/monte-gennaro), la vetta simbolo del [Parco dei Monti Lucretili](/it/luoghi/monti-lucretili), è uno dei balconi più spettacolari sulla campagna romana: nelle giornate limpide lo sguardo arriva fino al mare. Sali al [Pratone](/it/luoghi/pratone-di-monte-gennaro) e cerca i misteriosi [terrazzamenti «ciclopici»](/it/luoghi/terrazzamenti-monte-gennaro), giganteschi muraglioni di pietra di cui ancora si discute l'origine. Per viverla in sicurezza, affidati a un [trekking guidato](/it/esperienze/trekking-guidato-monte-gennaro). ## Giorno 4 — I castelli scomparsi e i sapori **Mattina.** Sulle tracce dei [castelli e delle città scomparse](/it/luoghi/castra-scomparsi) del territorio: le suggestive [Rovine di Castiglione](/it/luoghi/castello-di-castiglione), un intero borgo medievale inghiottito dal bosco, e l'antica città sabina di [Cameria](/it/luoghi/cameria-citta-sabina). Luoghi per chi ama l'avventura e le storie dimenticate. **Pomeriggio.** Il pomeriggio è dedicato ai sapori: la [Ciliegia di Palombara](/it/luoghi/ciliegia-di-palombara) e l'[olio extravergine Sabina DOP](/it/luoghi/olio-della-sabina) sono le stelle di questa terra. Vivili con un'esperienza di [oleoturismo](/it/esperienze/oliveti-del-lazio-oleoturismo) tra gli ulivi secolari, o metti alla prova la tua creatività con un [laboratorio di ceramica nel borgo](/it/esperienze/laboratorio-di-ceramica). ## Giorno 5 — Cretone e i suoi tesori **Mattina.** Il meritato relax alle [Terme Sabine di Cretone](/it/luoghi/terme-di-cretone), tra acque sulfuree già note agli antichi romani. **Pomeriggio.** Chiudi in dolcezza con una [degustazione di prodotti tipici](/it/esperienze/degustazione-prodotti-tipici) e i dolci della tradizione, dal [Ciammellocco](/it/luoghi/ciammellocco-di-cretone) ai [Longarini](/it/luoghi/longarini-di-cretone), da assaggiare rigorosamente sul posto, mentre visiti la [Chiesa dell'Immacolata Concezione](/it/luoghi/chiesa-immacolata-concezione-cretone) e il fantastico Belvedere della frazione! E se il tuo viaggio cade a inizio estate, non perderti la [Sagra delle Cerase](/it/luoghi/sagra-delle-cerase-tradizione), la festa più amata di Palombara: un mare di ciliegie, musica e costumi tradizionali. Cinque giorni dopo, non sarai più un turista di passaggio: sarai un po' di casa, in Sabina.

P
CULTURALE

Palombara tra storia, fede e panorami

3 km · 4h · FACILE

C'è una Palombara che si visita con gli occhi all'insù, verso la torre del castello, e ce n'è un'altra che si scopre socchiudendo un portone di chiesa: la penombra fresca, l'odore di cera, una tavola dipinta secoli fa. Questo itinerario è pensato per intrecciare le due, perché a Palombara Sabina la fede e la pietra si sono sempre tenute per mano. Le due antiche parrocchie del borgo — [San Biagio](/luoghi/chiesa-di-san-biagio) e [Sant'Egidio](/luoghi/chiesa-di-santegidio) — hanno dato il nome perfino alle due porte del paese, e il [Castello Savelli](/luoghi/castello-savelli) che domina il colle è legato a filo doppio alle storie dei santi e dei papi che qui hanno lasciato traccia. È un percorso a misura di camminatore curioso: si sale e si scende lungo i vicoli del [centro storico](/luoghi/centro-storico), ci si affaccia sui belvedere che guardano la campagna della Sabina — con Monte Gennaro alle spalle e, nelle giornate limpide, il profilo del Soratte all'orizzonte — e si esce dal borgo per raggiungere, tra gli oliveti, il silenzioso [Convento di San Francesco](/luoghi/convento-san-francesco). Non è una marcia: è una mezza giornata (una giornata intera se ci si concede le soste, la visita al castello e il pranzo) fatta di scorci, di dettagli e di racconti. In cambio di un po' di fiato in salita, regala il modo più autentico di capire un paese che si lascia scoprire solo a piedi. Una premessa di metodo: chiese e conventi non hanno orari fissi di apertura turistica, e alcuni si visitano solo in occasione di funzioni, eventi o su richiesta. Tempi e distanze qui indicati sono prudenziali e indicativi: verificateli sul posto e prima di partire. ## Le tappe 1. La Collegiata di San Biagio, chiesa madre del borgo 2. La chiesa di Sant'Egidio e la seconda parrocchia 3. Il Castello Savelli e il legame tra fede e potere 4. Gli affacci panoramici sulla Sabina 5. Verso gli oliveti: il Convento di San Francesco 6. Il ritorno e la memoria della Madonna della Neve ## Il percorso passo per passo ### 1. La Collegiata di San Biagio, chiesa madre del borgo Si comincia dal cuore religioso di Palombara: la [Collegiata di San Biagio](/luoghi/chiesa-di-san-biagio), dedicata al patrono del paese. La sua storia affonda le radici in un luogo ancora più antico, la «cella» monastica della Colombara, dipendente dall'abbazia di San Giovanni in Argentella: sul finire dell'XI secolo i monaci la abbandonarono e l'arciprete Giovanni, con l'aiuto del conte Ottaviano, vi costruì sopra una chiesa più grande, **completata nel 1101**. Lo attesta il fregio marmoreo con l'iscrizione latina — *«Quae milleno centeno primo completur in anno»* — che ricomparve alla fine dell'Ottocento, quando si abbassò il pavimento e riemersero le arcate dell'antica cella interrata. Rimaneggiata più volte nei secoli e ridotta alla forma attuale intorno alla metà dell'Ottocento, la chiesa ottenne da Pio IX nel 1854 il titolo di Collegiata. Custodisce la **statua lignea di San Biagio**, portata in processione il 3 febbraio, quando si celebra la benedizione della gola; l'*Apoteosi di San Biagio* dipinta nell'abside; e — sull'altare maggiore dal 1895 — la venerata **tavola della Madonna della Neve**, che arriva qui dal Convento di San Francesco, ultima tappa del nostro giro. San Biagio non fu solo luogo di culto: tra queste navate si radunavano i Consigli della comunità e, nel 1469, vi fu perfino «alzato tribunale» per dirimere una lite ereditaria dei Savelli. *Collegamento:* usciti dalla Collegiata, ci si incammina lungo i vicoli in direzione della piazza principale, dove sorgeva l'altra parrocchia storica del paese. ### 2. La chiesa di Sant'Egidio e la seconda parrocchia Per secoli Palombara ha avuto **due parrocchie**, e la [chiesa di Sant'Egidio](/luoghi/chiesa-di-santegidio) era la seconda: sorgeva sulla piazza principale del borgo e, secondo la tradizione locale, fu probabilmente fatta costruire dai Savelli. Le fonti d'archivio la ricordano già come riferimento urbano nel Quattrocento — le «case verso Sant'Egidio» dove abitava una figlia di Battista Savelli — ed è nominata esplicitamente come parrocchia in una visita pastorale del 1615. I nomi delle due chiese non erano soltanto religiosi: erano anche geografia del borgo. Le uniche due porte del paese si chiamavano infatti **porta di San Biagio** (a est, presso la chiesa) e **porta di Sant'Egidio** (a ovest), «dai nomi delle parrocchie». E quando, nel 1476, i due rami della famiglia Savelli si spartirono Palombara, la divisero in una metà «verso Sant'Egidio» e una «verso San Biagio»: le chiese servivano a orientarsi, come punti cardinali della comunità. Oggi le due parrocchie sono unite in un'unica realtà pastorale, «San Biagio e Sant'Egidio». *Collegamento:* dalla piazza si prosegue in salita verso il punto più alto del colle, dominato dalla mole del castello. ### 3. Il Castello Savelli e il legame tra fede e potere Il [Castello Savelli](/luoghi/castello-savelli) non è una tappa «religiosa», eppure a Palombara la storia della fede passa anche di qui. Lo dice la sua stessa cappella, l'**oratorio della Santissima Concezione** — detto popolarmente «la Madonna in Palazzo» — ricavato entro la rocca, con l'altare in marmo, la tela dell'Immacolata e il pavimento a mattonelle recanti lo stemma dei Savelli. E lo dicono i nomi dei suoi signori: dalla casata Savelli uscì **papa Onorio IV** (Giacomo Savelli), che qui veniva «a mutar aria» e nel 1285 ampliò addirittura il proprio testamento nella grande sala del palazzo. Proprio quella sala — la *camera palatii*, detta nel Medioevo «del trono» o «di giustizia» — ha visto sfilare la grande storia: la restituzione dei beni all'abbazia dell'Argentella (1111), la corte effimera di un antipapa (1179-80), il testamento di Onorio IV (1285) e, nel 1310, l'ultimo atto italiano del processo ai Templari. All'interno del castello si conservano i celebri **affreschi cinquecenteschi** — la sala con i medaglioni degli «eroi della Repubblica Romana» e lo studiolo del cardinale con l'astronomo chino sul mappamondo — attribuiti alla cerchia/scuola di Raffaello (per alcuni studiosi a Baldassarre Peruzzi, con la data 1514 dipinta sul globo). Gli interni si visitano con guida nei giorni di apertura. *Collegamento:* dalla piazza del castello ci si sposta verso gli slarghi e gli affacci che si aprono tra le case, dove il borgo si spalanca sulla campagna. ### 4. Gli affacci panoramici sulla Sabina È il momento di respirare. Dai punti più alti del borgo e dagli spiazzi tra le case si aprono i **panorami** che hanno reso celebre Palombara: la valle sottostante, gli uliveti e i ciliegeti della Sabina che ogni giugno regalano le famose «cerase», e nelle giornate più limpide il profilo inconfondibile del **Monte Soratte** all'orizzonte, con **Monte Gennaro** e i Monti Lucretili a fare da quinta alle spalle. Anche la piccola piazza affacciata presso la chiesa e la Porta Nuova, all'ingresso del centro storico, offre scorci descritti da chi ci arriva come «mozzafiato». Non c'è un unico belvedere «ufficiale»: la bellezza di Palombara sta nel fatto che i panorami spuntano all'improvviso, girato un angolo, in fondo a un vicolo, tra due archi di pietra. Vale la pena percorrere lentamente questa parte del borgo cercandoli, magari al tramonto, quando la luce accende la pietra e la valle si tinge d'oro. È qui che si capisce perché il colle di Palombara fu, per secoli, un punto di controllo e di guardia: da lassù si dominava «l'unica strada pedemontana fra Tivoli e la valle del Tevere». *Collegamento:* si ridiscende ora verso il margine del borgo, per uscire dal centro storico e imboccare la vecchia via che sale, tra gli oliveti, verso il convento. ### 5. Verso gli oliveti: il Convento di San Francesco Fuori dal borgo, su un colle affacciato sulla campagna, sorge uno dei luoghi più raccolti di Palombara: il [Convento di San Francesco](/luoghi/convento-san-francesco). Non lo si scorge dal centro; bisogna cercarlo, salendo là dove finiscono le case e comincia il paesaggio. A piedi dal borgo è una passeggiata di circa venti minuti *(tempo indicativo)*, ideale per chi vuole completare il percorso senza riprendere l'auto. Il convento nacque nel **1459** attorno a un'antica **edicola della Madonna della Neve**, meta di pellegrini e di «mercanti di neve» già nel Medioevo. La sua fondazione è legata a un episodio doloroso della casata: un anno dopo la strage dei figli di Giacomo Savelli, il frate Filippo da Massa ottenne dal signore di Palombara i mezzi per costruire il convento dei Frati Minori, con un Breve di papa Pio II del 1458; la consacrazione seguì, secondo la ricostruzione più documentata, la **domenica 28 ottobre 1460**. Nei secoli il convento divenne un centro spirituale di primo piano — vi fu guardiano il beato **Tommaso da Cori** e vi si formò **san Teofilo da Corte** — finché nel 1894 i frati lo abbandonarono. Il tesoro del complesso è il **chiostro affrescato** con le storie di san Francesco, insieme alla *Flagellazione di Cristo*, affresco quattrocentesco attribuito ad artisti umbro-toscani. *Collegamento:* dopo la sosta al convento, si riprende la via del ritorno verso il borgo, chiudendo idealmente il cerchio devozionale del percorso. ### 6. Il ritorno e la memoria della Madonna della Neve Il ritorno non è solo una discesa: è la chiusura di un filo. La **tavola della Madonna della Neve** — quella che raffigura il Bambino con in mano un globo diviso in tre parti, Europa, Asia e Africa, «perché ancora non era stata scoperta l'America» — era il cuore devozionale del convento; dopo l'abbandono dei frati e una vertenza risolta a favore della comunità, dal 1895 è custodita sull'altare maggiore della Collegiata di San Biagio, dove il nostro itinerario è cominciato. Il percorso, così, ricompone un legame lungo cinque secoli: dal luogo d'origine del culto (il convento) alla sua destinazione attuale (la chiesa madre). Rientrati nel borgo, vale la pena concedersi un ultimo giro senza meta tra i vicoli, lasciando che siano gli scorci a guidare il passo: una porta antica, un'edicola votiva, un affaccio inatteso sulla Sabina. È il modo migliore per congedarsi da un paese in cui, da mille anni, la storia e la fede camminano insieme. ## Consigli pratici - **Cosa portare:** scarpe comode con suola aderente (l'acciottolato può essere scivoloso), acqua, cappello e protezione solare in estate. Una macchina fotografica per i panorami e i dettagli delle chiese. - **Orari e aperture delle chiese:** chiese e conventi non seguono orari turistici fissi; alcuni si visitano solo in occasione di funzioni, eventi o su richiesta. *(Per la Collegiata di San Biagio e Sant'Egidio conviene informarsi presso la parrocchia; per il Convento di San Francesco verificare con parrocchia, Comune o gestori del complesso, anche in occasione di giornate di valorizzazione.)* - **Orari del castello:** l'interno del Castello Savelli si visita solo con visita guidata, gestita dall'associazione locale. *(Giorni, orari ed eventuali prenotazioni sono da confermare stagionalmente con il gestore del castello o con il Comune.)* - **Dove sostare e mangiare:** il centro storico e i suoi margini offrono bar e locali dove fermarsi; da cercare l'olio della Sabina e, in stagione, le ciliegie («cerase»). - **Accessibilità:** il percorso è in gran parte non carrabile, in salita, con acciottolato, scalinate e un tratto di strada per raggiungere il convento: poco adatto a passeggini e a chi ha difficoltà motorie. Conviene lasciare l'auto nelle aree di sosta ai margini del borgo e proseguire a piedi. - **Come arrivare:** Palombara dista circa 35 km da Roma; in auto si raggiunge dalla via Nomentana/Palombarese. È collegata a Roma anche con autolinee extraurbane. *(Orari, vettori e frequenze del trasporto pubblico sono indicativi e da verificare sui siti dei gestori.)* *(Fonti: R. Luttazi, Dell'Isola Sabina e della Badia di S. Giovanni in Argentella (1924); F. Pompili, Palombara Sabina nel Medioevo (1990); F. Pompili, Il Castello di Palombara Sabina; E. Silvi, Toponomastica sacra di Palombara Sabina (1963). approfondimenti web: Treccani, Catalogo generale dei Beni Culturali (ICCD).)*