
Foto: Albarubescens, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Monumento
Castello di Stazzano
Il castello dei Savelli in cima a Stazzano Vecchio: quattro torri, un mastio e un palazzo cinquecentesco, oggi ruderi affacciati su ulivi e ciliegi.
Il castello dei Savelli
A nord di Palombara Sabina, a metà strada verso Moricone, il castello di Stazzano corona la parte più alta del borgo oggi abbandonato. Il suo impianto originario risale intorno al X secolo — l'età in cui le popolazioni si ritirarono entro i recinti fortificati — ma sorse sulle basi di una roccaforte preesistente o di ruderi romani: la torre quadrata, probabilmente già in piedi, fu riadattata a mastio. In origine il castello era protetto da quattro torri circolari, secondo gli schemi difensivi anteriori alle armi da fuoco, quando si riteneva che la pianta rotonda garantisse maggiore inespugnabilità; a monte lo isolava un fossato, a valle la naturale scarpata del terreno. [A. Turano, Stazzano in Sabina]
Dopo un declino nell'XI secolo, la fortezza fu ampliata con un secondo giro di mura. L'aspetto che ancora si legge tra le rovine risale però al XV–XVI secolo, quando parte del castello fu trasformata in un palazzo a due piani e alle merlature si sostituirono i tetti. È costruito in pietra calcarea e ciottoli levigati raccolti attorno a Monte Gennaro, tenuti insieme dalla calce ottenuta cuocendo le rocce dei Monti Lucretili. All'interno il palazzo si organizzava attorno a un cortile: al piano terra le scuderie, i depositi e la dispensa; più in alto le cucine con la sala, il piano nobile e persino un piccolo «giardino segreto».
Da "Statianum" ai Savelli, dai Borghese ai Torlonia
Le origini di Stazzano affondano nell'alto Medioevo: già nel X secolo "Statianum" figurava nel patrimonio dell'abbazia di San Giovanni in Argentella, e in un antico atto di restituzione all'Argentella da parte del conte Ottaviano di Palombara è ricordata una "tenuta statiana" con un casale e venti coloni. Qui sorse il castello, che appartenne a lungo ai Savelli, gli stessi signori di Palombara.
Le sue vicende seguirono quelle del feudo. Sul finire del Quattrocento, nella guerra tra Orsini e Colonna, Stazzano subì un assedio e l'abitato fu distrutto; nel 1501 papa Alessandro VI confiscò il castello a Troilo Savelli e lo donò agli Orsini, ma alla morte del pontefice esso tornò ai Savelli. Il 7 gennaio 1637 Bernardino Savelli vendette Stazzano e Palombara, con i loro territori, per 385.000 scudi a Marco Antonio Borghese, principe di Sulmona: il titolo di "principe di Stazzano" restò ai Borghese — l'ultimo a portarlo fu Livio — finché in età moderna tutto passò ai Torlonia. Alla stessa illustre casata appartennero papa Paolo V e, in età napoleonica, il principe Camillo Borghese, marito di Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone. [A. Turano; E. Silvi]
Le chiese del borgo
A testimoniare l'antica vita religiosa restano tre chiese, oggi ridotte a rudere: la parrocchiale di Santa Maria Immacolata, che sorgeva dentro il castello, la chiesa e convento di San Giovanni Battista — con il ciclo quattrocentesco di Santa Caterina d'Alessandria — e la chiesetta rurale della Madonna del Soccorso. Le racconta in dettaglio la scheda Le chiese di Stazzano Vecchio.
Il terremoto del 1901 e il trasferimento
La scossa principale colpì alle 14:10 del 24 aprile 1901. Stazzano fu danneggiata molto più duramente dei centri vicini per una ragione geologica: il borgo sorge su un terreno di sabbia e argilla che amplifica le onde sismiche, mentre Palombara e Moricone, costruite su roccia calcarea, non subirono danni. [A. Turano]
La fine del vecchio borgo è spesso raccontata in modo drammatico, ma le ricerche più recenti impongono una lettura più misurata. Secondo la revisione condotta dall'INGV nel 2023 il terremoto non rase al suolo il borgo: crollarono quasi del tutto quattro casupole — già in condizioni precarie — mentre le altre case restarono gravemente lesionate, e non vi furono vittime. Soprattutto, il trasferimento dell'abitato non fu una conseguenza improvvisa del sisma: era già stato ipotizzato da quasi trent'anni, per ragioni igienico-sanitarie e per la cronica mancanza d'acqua. La comunità si spostò a valle, nel nuovo abitato di Stazzano Nuovo, la cui parrocchiale è dedicata a San Giovanni Battista.
Un panorama sulla Sabina
Oggi Stazzano Vecchio è un affascinante borgo fantasma. Dallo sperone su cui si aggrappano le rovine lo sguardo spazia sulle dolci ondulazioni del territorio, pettinate dagli oliveti e dai ciliegeti che da secoli sono la ricchezza di queste terre, con Monte Gennaro a fare da quinta.
--- Fonti: A. Turano, Stazzano in Sabina (Comune di Palombara Sabina, Tecnoprint, 1999); E. Silvi (1963); F. Pompili, Palombara Sabina nel Medioevo (1990); INGV, revisione 2023 sul terremoto del 1901.
History
Borgo-castello di origine medievale, documentato con l'attuale fisionomia dal Seicento. Fu abbandonato in seguito al terremoto del 1901; i materiali delle case vennero riutilizzati per edificare Stazzano Nuovo, a circa 3 chilometri di distanza.
Photo gallery
Nearby places
BorgoPorta Stazzano vecchio
L'antico varco d'accesso al borgo-castello di Stazzano Vecchio, incastonato tra il torrione esterno della cinta e la chiesa del paese.
ChiesaLe chiese di Stazzano Vecchio
Nel borgo abbandonato dopo il terremoto del 1901 restano le tracce di tre chiese: Santa Maria Immacolata, San Giovanni Battista con il ciclo di Santa Caterina, e la Madonna del Soccorso.
BorgoBorgo di Stazzano Vecchio
Un paese sospeso nel tempo, dove le case vuote e l'abside diroccata raccontano la notte in cui la terra tremò e Stazzano cambiò per sempre.
