Convento
Convento di San Francesco
Voluto dai Savelli nel Quattrocento attorno a un'edicola della Madonna della Neve, il convento francescano custodisce un chiostro affrescato, la memoria di due santi e una celebre Flagellazione umbro-toscana.
Poco fuori dal centro storico di Palombara Sabina, su un colle affacciato sulla campagna e sugli oliveti dei Monti Lucretili, sorge uno dei luoghi più silenziosi e suggestivi del paese: la Chiesa e Convento di San Francesco. Non lo si scorge subito dal borgo; bisogna cercarlo, salendo lungo la vecchia via che porta verso gli uliveti, là dove finiscono le case e comincia il paesaggio.
È un luogo doppio, di pietra e di devozione. Doppio nelle origini, perché nacque dall'incontro tra un'antica edicola campestre dedicata alla Madonna della Neve — meta di pellegrini e dei "mercanti di neve" che commerciavano la neve dei monti — e la volontà dei signori di Palombara, i Savelli. Doppio nell'anima, perché fu insieme casa di preghiera francescana, luogo di santità e scrigno d'arte.
Chi vi arriva oggi trova un complesso che il tempo aveva quasi cancellato e che un lungo lavoro di recupero sta riportando alla luce: la chiesa, il chiostro con le storie di San Francesco, il refettorio, gli ambienti dove vissero uomini poi elevati agli onori degli altari. È una visita che parla di fede popolare, di arte di provincia sorprendentemente alta e di storia dei Savelli.
Architettura
Il vero tesoro del complesso è il chiostro, decorato con un ampio ciclo di affreschi dedicato alle storie della vita di San Francesco e, secondo le fonti locali, anche di sant'Antonio. È un'opera di grande fascino, con i riquadri che si snodano lungo i lati del portico a comporre un racconto per immagini: per qualità e stato di conservazione, questi dipinti sono considerati la sorpresa artistica del convento.
Nella chiesa, gli affreschi appartengono a epoche diverse, eseguiti dopo i successivi ammodernamenti. L'opera più celebre è la Flagellazione di Cristo sulla parete destra: un affresco che le fonti attribuiscono ad artisti umbro-toscani e datano al Quattrocento, notevole per la ricchezza di dettagli e per lo splendido paesaggio naturale sullo sfondo.
Nel refettorio si conservava un "Cenacolo" dipinto a tempera da autore ignoto, descritto come ben conservato. Lungo il percorso della devozione sopravvivono anche le quattordici edicole della Via Crucis in terracotta, la cui memoria si lega per tradizione al beato Tommaso da Cori, che piantò le quattordici croci di legno nel piazzale antistante.
Cosa vedere
Legata indissolubilmente al convento è la tavola della Madonna della Neve, databile attorno alla metà del Quattrocento, con sul retro incisa la data "1474" e un'attribuzione ad Antonio da Viterbo. L'opera raffigura il Bambino che regge un globo diviso in tre parti — Europa, Asia e Africa — perché l'America non era ancora stata scoperta. Dopo l'abbandono dei frati, e a seguito di una vertenza col Comune risolta a favore della Comunità di Palombara, la venerata immagine fu trasferita e collocata, dal 1895, sull'altare maggiore della Collegiata di San Biagio, dove tuttora si trova.
Chi visita il convento non deve perdere il chiostro affrescato, con le storie di San Francesco, e la Flagellazione di Cristo nella chiesa. Per ammirare invece la Madonna della Neve — cuore devozionale originario del luogo — occorre scendere nel borgo, alla Collegiata di San Biagio: un percorso che ricompone un filo di devozione lungo cinque secoli.
Curiosità
- Un globo prima di Colombo. La tavola della Madonna della Neve mostra il Bambino che regge un mappamondo diviso in tre parti — Europa, Asia e Africa: l'America non era ancora stata scoperta. Sul retro dell'opera è incisa la data "1474".
- Il santo che si sollevava da terra. Secondo la tradizione, il beato Tommaso da Cori, guardiano del convento all'inizio del Settecento, fu visto sollevarsi da terra mentre celebrava la Messa; a lui si deve la Via Crucis con le quattordici croci piantate nel piazzale antistante.
- Il furto del 1980. Nel gennaio 1980, dal Palazzo Comunale — dove era stata trasferita — fu rubata una predella d'altare di scuola toscana raffigurante la Flagellazione (o "fustigazione") di Cristo, proveniente dal convento di San Francesco, insieme a un crocifisso settecentesco intarsiato di madreperla, un'urna di metallo e una copia dello Statuto.
- Due santi e un venerabile. Il convento fu casa e scuola di spiritualità di figure poi salite agli altari: san Teofilo da Corte (canonizzato nel 1930), il beato Tommaso da Cori (canonizzato nel 1999) e il venerabile Francesco Maria da Collodi, che vi trascorse ventisette anni.
- Dai frati ai forni da campo. Dopo l'abbandono dei francescani nel 1894, il complesso conobbe un lungo declino: nel 1943 fu perfino occupato da soldati tedeschi, che vi installarono grandi forni da campo per la cottura del pane.
Informazioni per la visita
- Ubicazione: il convento sorge poco fuori dal centro storico di Palombara Sabina, su un colle lungo la vecchia via che sale tra gli oliveti, in prossimità del cimitero comunale.
- Accessibilità: trattandosi di un complesso storico su un colle, il percorso può presentare dislivelli e pavimentazioni irregolari; scarpe comode consigliate. (Accessibilità per persone con difficoltà motorie: da verificare in loco.)
- Orari: gli orari e le modalità di apertura (visite guidate, eventi, giornate di valorizzazione) vanno confermati con la Parrocchia di San Biagio, il Comune o i gestori del complesso; il convento è oggetto di interventi di recupero e non è necessariamente sempre visitabile. (Da verificare stagionalmente.)
- Consiglio: abbinare la visita alla Collegiata di San Biagio, nel borgo, dove si conserva la tavola della Madonna della Neve: un itinerario ideale che unisce il luogo d'origine del culto e la sua destinazione attuale.
Storia
Le radici del convento affondano in una devozione più antica dell'edificio stesso. Sul colle esisteva un'edicola dedicata alla Madonna della Neve, davanti alla quale sostavano in preghiera i "mercanti di neve": la fonte parrocchiale ne colloca l'edificazione nel 1314, mentre le fonti storiche interne fanno risalire la devozione popolare almeno al Medioevo.
La fondazione del convento vero e proprio è legata alla casata Savelli e alla stagione dell'Osservanza francescana. Padre Filippo da Massa ottenne da papa Pio II un Breve, datato 25 ottobre 1458, che lo autorizzava a costruire un convento dei Frati Minori Osservanti presso Palombara, sul luogo stesso dell'edicola della Madonna della Neve. La chiesa e il convento si innalzarono a partire dal 1459, lungo la via Maremmana Inferiore, incorporando la sacra immagine, che restò così il cuore devozionale del luogo. Il finanziamento dei lavori è attribuito dalle fonti alla famiglia Savelli, e in particolare a Giacomo Savelli, signore di Palombara.
Nei secoli il convento divenne un centro spirituale di primo piano. Nel 1703 il beato Tommaso da Cori vi giunse come guardiano e nei successivi anni lo trasformò in "Ritiro di stretta osservanza"; tra i francescani formatisi qui si annovera san Teofilo da Corte, che vi insegnò morale e mistica e vi fu poi guardiano. Entrambi salirono in seguito all'onore degli altari: Teofilo da Corte canonizzato nel 1930, Tommaso da Cori nel 1999. Nel convento visse a lungo anche il venerabile Francesco Maria da Collodi, morto nel 1863, le cui spoglie riposano oggi nella chiesa di San Biagio.
Il declino arrivò con l'Ottocento. Dal 1878 il Comune destinò il campo attiguo all'orto conventuale a cimitero, e nel 1894 gli ultimi due frati abbandonarono il convento, che passò al Comune. Seguirono un lungo abbandono e un progressivo deperimento — nel 1943 il complesso fu perfino occupato da soldati tedeschi che vi installarono forni da campo — finché, a partire dal 2000, le amministrazioni comunali avviarono i progetti di recupero tuttora in corso.
Luoghi vicini
Percorso museale del Castello
Le sale del Castello Savelli raccontano l'archeologia e la storia del territorio palombarese.
MonumentoCastello Savelli
La rocca che domina il borgo di Palombara: quattordici secoli di storia, dal castrum longobardo alla residenza rinascimentale dei Savelli.
ChiesaChiesa di San Biagio
La chiesa madre di Palombara, nata nel 1101 sull'antica cella della Colombara, custodisce il cuore religioso e civile del borgo e la festa del patrono, il 3 febbraio.
Attività correlate
Trattoria del Castello
Cucina sabina ai piedi della rocca: fettuccine ai funghi dei Lucretili e dolci alle cerase.
Pro Loco Palombara Sabina
L'associazione che anima il paese: organizza la Sagra delle Cerase, visite guidate e il presepe vivente.
Ceramiche del Borgo
Bottega-laboratorio di ceramica artistica: pezzi unici ispirati ai colori della Sabina e corsi per tutti.