Personaggio storico
Troilo Savelli, «l'eroe di Palombara»
Fra Quattro e Cinquecento un Savelli difese Palombara due volte con l'astuzia e le armi: incendiò le case degli assalitori, resistette all'assedio orsino del 1497 e lasciò il suo nome scolpito nella pietra del castello, insieme al giardino pensile con la scala segreta.
Ogni borgo ha il suo eroe, e Palombara ha Troilo Savelli. Non un condottiero di ventura né un santo, ma il signore che due volte difese la sua rocca quando sembrava perduta, con una miscela di coraggio militare e furbizia contadina. È lui che, secondo le cronache, uscì di notte dal castello per dare fuoco alle case degli assalitori; è lui che davanti a mille cavalli e tremila fanti non si arrese, ma trasformò il borgo in una fortezza irta di fossi e bastioni.
Il suo nome è ancora oggi inciso nella pietra del castello — «TROILUS SA.RO.CV.MARSEL.PPs» — e la sua eredità più poetica è un giardino pensile affacciato sulla campagna, con una scala segreta per fuggire all'aperto. Palombara, scrive Luttazi, «era chiamata la prima terra… amata di un amore particolare» dai Savelli: e di quell'amore Troilo fu l'interprete più appassionato [Luttazi].
Cosa sapere
La prima difesa: il fuoco sulle case di sughero. Il primo assalto venne da un parente, Trojano Savelli della linea di Ariccia, alleato degli Orsini, che voleva strappare al cardinale la sua metà del castello. Troilo non attese l'assedio: uscì dalla rocca e gettò fuoco con la pece sulle case del borgo «per la maggior parte di sughero e strame composte», cioè fatte di materiali leggeri e infiammabili. Il rogo costrinse Trojano e i suoi alleati — Bartolomeo e Liviano Orsini — ad abbandonare il castello «mezzo arso» [Luttazi; Pompili, Castello]. Fu una difesa spietata e calcolata: bruciare il proprio borgo pur di non consegnarlo al nemico.
La seconda difesa: l'assedio orsino del 1497. La prova più dura arrivò nel 1497. Il 30 marzo una battaglia campale «nella china di San Francesco tra Monticelli e Palombara» lasciò sul terreno circa 400 morti [Luttazi]. Poi gli Orsini strinsero d'assedio la rocca con mille cavalli e tremila fanti, appoggiati da bombarde fatte costruire a Bracciano [Luttazi]. Troilo si preparò con ingegno: rafforzò le mura con fossi, bastioni e torri, e fece scavare una fossa trasversale larga dieci piedi, riempita alle estremità con botti piene di sassi. Quando dodici giovani assaltatori scelti tra Svizzeri e Spagnoli — i migliori soldati dell'epoca — si calarono nelle fosse per aprire una breccia, furono tutti uccisi e l'assalto fu abbandonato [Luttazi; Pompili, Castello]. Lo scontro si chiuse con un accordo negoziato a Tivoli. In quei giorni entrò in funzione anche il celebre «muro del Soccorso», la galleria che permetteva ai balestrieri di correre in aiuto senza essere visti [Pompili, Castello].
Le tracce di Troilo nel castello
Il passaggio di Troilo si legge ancora oggi nelle pietre della rocca:
- Il Palazzo di Troilo. Uno dei tre palazzi del castello porta il suo nome. Su un fascione una scritta lo data («Troilus Sabellus 1472»); sugli architravi si leggono le sue iscrizioni: «T.S.R.MARESCALL.PP.» e «TROILUS SA.RO.CV.MARSEL.PPs» — sciolte come Troilo Savelli, cittadino romano, Maresciallo dei Papi / Custode del Conclave [Pompili, Castello].
- Il giardino pensile e la scala segreta. Dove un muro di contenimento era franato, Troilo costruì un baluardo con giardino pensile («un magnifico orto pensile», scrive Luttazi), dotato di una scala segreta da cui «si poteva uscire all'aperta campagna» oltre le mura [Luttazi; Pompili, Castello]. L'esistenza della scala segreta è confermata anche dall'inventario dei beni della parrocchia di Sant'Egidio del 1728 [Pompili, Castello].
- Il risanamento della rocca. A Troilo, secondo Luttazi, si devono anche il risanamento della rocca e del rivellino, e la costruzione di granai, fienili, rimesse e cantine [Luttazi]. È indicato inoltre come probabile fondatore dell'Oratorio della Santissima Concezione nella rocca, dove un'iscrizione «Troilus Sabellus» compariva alla finestra verso la torre [Luttazi].
Curiosità
- Bruciare per salvare. La tattica di dar fuoco alle case pur di respingere gli assalitori dice molto del personaggio: pragmatico, spregiudicato, disposto a sacrificare il borgo per non perderlo. Le case «di sughero e strame» erano quelle povere addossate alle mura.
- Dodici morti scelti. I dodici assaltatori uccisi nelle fosse del 1497 erano Svizzeri e Spagnoli, cioè fanteria d'élite: un dettaglio che i cronisti sottolineano per misurare l'entità della vittoria di Troilo [Luttazi].
- Custode del Conclave. Il titolo che Troilo esibisce nelle iscrizioni — Maresciallo di S.R.C. e Custode del Conclave — risaliva, secondo la tradizione, alla sorveglianza affidata a un Savelli sul conclave di Viterbo del 1271, quello da cui deriva la parola stessa «conclave» [Pompili, Medioevo].
- Gli affreschi della sua rocca. Il ciclo pittorico rinascimentale del castello è tradizionalmente collegato alla committenza di Troilo; alcune fonti secondarie lo attribuiscono a Baldassarre Peruzzi, con la data 1514 leggibile sul globo di un astronomo (attribuzione da confermare) [Pompili, Castello].
Storia
Troilo era figlio di Mariano Savelli e fratello di Giacomo; erede, insieme a lui, del ricchissimo patrimonio dello zio cardinale Giovan Battista Savelli [Luttazi]. Visse a cavallo tra Quattro e Cinquecento, negli anni in cui la famiglia trasformava l'antica rocca in residenza baronale rinascimentale: attorno al 1480 i fratelli Giacomo e Troilo, con lo zio cardinale, avviarono la ristrutturazione generale del castello, da cui nacquero i due nuclei ancora oggi chiamati «Palazzo di Giacomo» e «Palazzo di Troilo» [fonti-web: Comune, ICCD; Pompili, Castello].
Erano anni di guerra endemica tra le grandi casate romane, i Savelli e i loro rivali Orsini. In quel contesto Troilo si segnalò come difensore della «prima terra» di famiglia. Nella divisione dei beni con il fratello Giacomo, sancita l'8 gennaio 1509, si stabilì «in primis» che Palombara restasse il cuore comune del patrimonio: a Giacomo andarono Poggio Nativo, Montorio e Rocca Priora, a Troilo Cantalupo, Montasola, Poggio Moiano, Castel Chiodato e Aspra [Pompili, Medioevo]. A Troilo toccò anche l'ufficio della Corte Savella, cioè la dignità di Maresciallo di Santa Romana Chiesa e Custode del Conclave, carica ereditaria della casata [Luttazi].