Monumento
La Torretta di Crociani
Un profilo merlato che spunta tra i boschi di Monte Gennaro, sospeso sopra la valle di Casoli: un capriccio novecentesco diventato silhouette del paesaggio, che si ammira solo da lontano.
Chi alza lo sguardo verso la montagna, salendo da Palombara Sabina lungo la strada di Casoli, prima o poi la nota: una torre isolata che si staglia sul crinale, là dove il verde dei Monti Lucretili si fa più cupo. È la Torretta di Crociani, arroccata sul Monte Morrone della Croce, a poco più di mille metri di quota, uno dei profili più riconoscibili e insieme più misteriosi del territorio.
Non è un castello medievale, né una torre di avvistamento antica come tante che punteggiano la Sabina: è una costruzione del Novecento, nata da una vicenda singolare e per molti versi ancora avvolta dal racconto orale e dalle guide escursionistiche più che dalle carte d'archivio. Eppure, proprio per la sua posizione solitaria e per quel suo aspetto tra il romantico e il decadente, è diventata negli anni una meta amata da escursionisti e appassionati di montagna, e una presenza familiare nello skyline dei Lucretili visti da valle.
La Torretta è proprietà privata e sorge all'interno del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili. Si può ammirare dall'esterno, come punto panoramico raggiungibile a piedi lungo i sentieri, ma non è visitabile all'interno, se non con l'eventuale autorizzazione dei proprietari. È quindi un luogo da guardare, fotografare e raccontare con rispetto — e con l'onestà di dire, subito, ciò che di essa sappiamo con certezza e ciò che appartiene invece alla tradizione locale.
Cosa vedere
Il vero spettacolo, qui, è il dialogo tra la torre e la montagna. La Torretta si presenta come un edificio a pianta compatta e sviluppo verticale, con un profilo coronato che ricorda le torri di guardia costiere — non a caso, se il modello fu davvero una torre del Circeo. Le sue forme sono aggraziate, e il tempo e l'incuria le hanno aggiunto quel "fascino della decadenza" che tanto piace a chi la raggiunge.
Attorno, il paesaggio è quello severo e magnifico del versante di Monte Gennaro: boschi di faggi e cerri, radure, il vento che sale dalla valle. Dal crinale del Morrone della Croce, a circa 1.052 metri di quota, lo sguardo abbraccia da un lato la campagna sabina che digrada verso Palombara e la valle del Tevere, dall'altro le cime dei Lucretili, con la croce di vetta di Monte Gennaro non lontana.
Lungo il cammino che porta alla torre si incontrano altri luoghi di grande interesse del territorio palombarese: le rovine di Castiglione, la rocca medievale abbandonata all'inizio del Quattrocento, e i sentieri che salgono verso il Pratone e la vetta di Monte Gennaro. La Torretta diventa così una tappa dentro un itinerario più ampio, un punto di riferimento visivo e un pretesto per addentrarsi nella montagna.
Esperienza di visita
Raggiungere la Torretta è un'esperienza escursionistica a tutti gli effetti, e questo è parte del suo fascino: non ci si arriva in automobile, ma camminando, guadagnandosi il panorama passo dopo passo. Il percorso più noto sale da Palombara lungo la strada e i sentieri di Casoli, tra tornanti, boschi e scorci sulla valle, in un ambiente che cambia col mutare della quota e delle stagioni.
Arrivare fin lassù e trovare quella torre solitaria, ferma nel silenzio, ha qualcosa di sospeso e quasi cinematografico: la luce che filtra tra le pietre, l'ombra che si allunga sul prato, il profilo merlato contro il cielo. È un luogo che invita alla sosta, alla foto, alla contemplazione — e che va vissuto con l'attenzione che si deve a una proprietà privata: si ammira dall'esterno, senza forzare accessi né avventurarsi in una struttura che, per stato di conservazione, può presentare rischi.
Il momento migliore è quello delle mezze stagioni, quando i boschi si accendono di colore e l'aria è tersa; ma anche una limpida giornata invernale, con la neve sulle cime, regala alla Torretta una cornice indimenticabile.
Informazioni pratiche
- Come arrivare: la Torretta sorge sul Monte Morrone della Croce, sul versante di Monte Gennaro, entro il Parco dei Monti Lucretili. Si raggiunge solo a piedi, per sentiero, lungo i percorsi escursionistici che salgono da Palombara Sabina in direzione di Casoli e Castiglione. (Tracciati, tempi e punti di partenza esatti: verificare sulle mappe del Parco Lucretili e affidarsi a guide o escursionisti esperti.)
- Parcheggio: non esiste un parcheggio dedicato alla torre; si lascia l'auto ai margini dell'abitato o nei punti indicati lungo la strada di Casoli, proseguendo poi a piedi.
- Tempo di visita: l'escursione richiede in genere alcune ore tra andata e ritorno, a seconda del punto di partenza; va pianificata come una camminata in montagna, non come una sosta breve.
- Accessibilità: percorso di montagna su sentieri sterrati, con dislivello; adatto a chi ha buon allenamento e attrezzatura escursionistica. Non adatto a passeggini o a chi ha difficoltà motorie.
- Limitazioni: la Torretta è proprietà privata e non è visitabile internamente salvo autorizzazione dei proprietari; ci si limita ad ammirarla dall'esterno. Si raccomanda prudenza per lo stato di abbandono dell'edificio e rispetto per la proprietà e per l'ambiente protetto del Parco.
Curiosità
- Un "sosia" del Circeo tra i Lucretili. Secondo il racconto tramandato dalle guide locali, la torre sarebbe stata costruita a immagine di un'altra torre che Camillo Crociani possedeva sul promontorio del Circeo: un pezzo di paesaggio costiero trapiantato in cima a una montagna sabina. (Notizia da fonti divulgative, da verificare.)
- Il monte dai molti nomi. L'altura su cui sorge la Torretta è conosciuta come Morrone della Croce, ma per molti escursionisti è semplicemente "la Torretta" o "Torretta Cruciani": l'edificio ha finito per dare il nome al monte stesso, segno di quanto sia diventato un punto di riferimento del paesaggio.
- Un capriccio del Novecento diventato icona. Nata — se si dà credito alla tradizione — da un desiderio privato e persino da una vicenda di abusivismo edilizio, la Torretta è oggi paradossalmente uno dei soggetti fotografici più amati dei Lucretili, meta di trekking e "luogo dell'anima" per chi frequenta questa montagna.
- Una torre senza archivio. A differenza dei monumenti storici di Palombara, la Torretta non compare nelle monografie e nei documenti antichi: la sua storia vive quasi esclusivamente nella memoria orale e nella letteratura escursionistica, il che la rende un caso curioso di "patrimonio recente" ancora tutto da studiare.
Storia
La storia della Torretta, per quanto recente, è sorprendentemente sfuggente. Le fonti erudite e le monografie storiche su Palombara Sabina — dedicate al castello Savelli, all'Abbazia dell'Argentella, ai castelli scomparsi del territorio — non la citano: è un edificio troppo giovane per aver lasciato traccia nei volumi ottocenteschi e nelle ricerche medievistiche che costituiscono la memoria scritta del paese.
Il racconto che oggi accompagna la torre proviene soprattutto dalle guide escursionistiche e dai cronisti del territorio, che ne concordano nelle linee essenziali. La costruzione sarebbe legata alla figura di Camillo Crociani (1921-1980), imprenditore tra i più in vista dell'Italia del dopoguerra, presidente della Finmeccanica e fondatore della Vitrociset, il cui nome è rimasto legato anche allo scandalo Lockheed che scosse la politica italiana alla fine degli anni Settanta.
Secondo il racconto più diffuso, la torre sarebbe stata edificata intorno al 1970 sul Morrone della Croce, nell'ambito di una vasta tenuta e riserva di caccia che Crociani aveva costituito acquisendo una porzione della montagna. La costruzione sarebbe stata voluta come copia di un'altra torre, quella che l'imprenditore possedeva sul promontorio del Circeo, e sarebbe nata più per gusto e capriccio che per una funzione pratica. Le stesse fonti la descrivono come un edificio realizzato in modo irregolare, senza le autorizzazioni necessarie: un dettaglio che, se confermato, spiegherebbe anche la sua storia successiva e l'attuale stato di abbandono.
È doveroso ripeterlo: si tratta di una narrazione tramandata da fonti divulgative e locali, coerente tra le varie versioni ma non ancora suffragata da documentazione d'archivio o istituzionale. Datazione, committenza, vicende costruttive e passaggi di proprietà restano, allo stato, da verificare. Ciò non toglie nulla al fascino del luogo; anzi, invita a raccontarlo per quello che davvero è: un frammento di storia novecentesca sospeso tra cronaca e leggenda.