Tradizione
La fiera della Madonna della Neve
Ogni 5 agosto, sul colle del convento di San Francesco, si teneva una delle grandi fiere campestri della Sabina: frascate, capanne e un'osteria ricavata nel troncone cavo di un ulivo secolare. Una festa di territorio nata dalla devozione degli antichi commercianti di neve.
Prima che la vita di paese si spostasse tutta dentro le mura, c'era un giorno d'estate in cui Palombara si dava appuntamento fuori, all'aperto, su un colle a un miglio dal castello. Era il 5 agosto, festa della Madonna della Neve, e attorno al convento di San Francesco si accendeva una vera fiera campestre: capanne di frasche per mangiare all'ombra, banchi, devozione e allegria che duravano giorni.
Non era una festa solo palombarese. Alla fiera saliva gente da tutto il comprensorio — Monticelli, Sant'Angelo, Castel Chiodato, Cretone — attirata da un santuario che tutta la zona sentiva proprio [Luttazi, p. 272]. E c'era una curiosità che ancora oggi fa sorridere chi la sente raccontare: il troncone cavo di un grande ulivo che, durante la fiera, faceva da osteria [Luttazi, p. 272].
Questa scheda racconta la fiera come evento del territorio: da dove nasce, chi la faceva, come si svolgeva e perché è scomparsa. Della venerata immagine e del celebre «globo prima di Colombo» si occupa invece la scheda dedicata al quadro della Madonna della Neve, cui si rimanda.
Cosa sapere
Dove. La fiera si teneva all'aperto, sul colle del convento di San Francesco, a circa un miglio dal castello in direzione della via Tiburtina, sul luogo dell'antica edicola della Madonna della Neve [Pompili, Medioevo, pp. 58, 63].
Quando. Il fulcro era il 5 agosto, festa della Madonna della Neve; lo Statuto collocava le fiere in una finestra estiva che andava «dal primo del mese sino a S. Maria» [Luttazi, p. 222].
Chi c'era. Era un raduno di tutto il territorio: vi accorreva gente da Monticelli, Sant'Angelo, Castel Chiodato e Cretone [Luttazi, p. 272]. La stessa area di richiamo — allargata ad altri castelli della Sabina tiburtina — è documentata per le grandi adunate al convento [Pompili, Medioevo, p. 65].
Come si svolgeva. Per la refezione si costruivano frascate e capanne, ripari di frasche dove mangiare e sostare all'ombra [Luttazi, p. 272]. Il dettaglio più memorabile è l'ulivo-osteria: il troncone cavo di un grande ulivo veniva usato come osteria durante la fiera. L'erudito Antonio Nibby lo misurò nel 1823, indicandone la circonferenza in 42 piedi [Luttazi, p. 272]. Che il grande ulivo fosse un punto di riferimento del luogo è confermato dalla cronaca della consacrazione del 1460, quando la folla attese proprio attorno all'«ulivo secolare» [Pompili, Medioevo, p. 65].
La processione. Alla fiera si legava il calendario liturgico della festa: secoli fa la venerata effigie partiva processionalmente da San Francesco il 4 agosto, restava in mezzo al popolo il 5 (giorno della festa) e vi rimaneva fino all'Assunzione (15 agosto). Ancora oggi la processione dell'Assunta, in cui si porta la Sacra Immagine, ne conserva la memoria [Silvi, p. 44, nota 37].
Esperienza di visita
La fiera storica non esiste più: fu soppressa e oggi ne resta il racconto delle fonti [Luttazi, p. 272]. Chi vuole seguirne le tracce può però leggere ancora il paesaggio che la ospitava — il colle del convento della Madonna della Neve, affacciato sulla campagna verso la via Tiburtina — e immaginarvi le capanne di frasche, i banchi e l'inverosimile osteria dentro l'ulivo.
Il filo che tiene viva questa tradizione è la festa mariana d'agosto: la processione dell'Assunzione del 15 agosto conserva, per esplicita testimonianza delle fonti, il ricordo dell'antica processione della Madonna della Neve [Silvi, p. 44, nota 37]. La venerata immagine, cuore devozionale della festa, si trova oggi nella Collegiata di San Biagio, nel centro storico: la visita alla fiera «di ieri» si completa idealmente davanti alla tavola di cui parla la scheda dedicata al quadro della Madonna della Neve.
Trattandosi di una devozione ancora sentita, l'evocazione della fiera va offerta con misura: non un revival folkloristico documentato, ma un capitolo affascinante della storia sociale del paese, quando la festa religiosa era anche il grande appuntamento economico e conviviale del territorio.
Informazioni pratiche
- Luogo storico: colle del convento di San Francesco / Madonna della Neve, verso la via Tiburtina, a circa un miglio dal centro storico [Pompili, Medioevo, pp. 58, 63]. (Stato di conservazione e accessibilità odierni del convento e della chiesolina: da verificare in loco.)
- Dove si trova oggi l'immagine venerata: Collegiata di San Biagio, centro storico (cfr. scheda «Il quadro della Madonna della Neve»).
- Ricorrenza mariana: Madonna della Neve, 5 agosto; memoria conservata nella processione dell'Assunzione del 15 agosto [Silvi, p. 44, nota 37]. (Eventuali celebrazioni odierne del 5 agosto e loro programma: da confermare con la Parrocchia di San Biagio.)
Curiosità
- Un'osteria dentro un albero. Durante la fiera si beveva e si mangiava nel troncone cavo di un ulivo secolare, tanto grande che il Nibby ne misurò nel 1823 la circonferenza in 42 piedi [Luttazi, p. 272].
- «Nundinae»: la fiera messa a verbale. Una cronaca antica (Gonzaga) descrive l'edicola come celebre «propter nundinas», cioè proprio per la fiera: prova che il mercato-festa era anteriore alla nascita del convento (1458–59) [Luttazi, p. 272].
- Il 5 agosto, giorno «franco». Lo Statuto di Palombara stabiliva che nel giorno di Santa Maria della Neve il Vicario non potesse costringere nessuno per cause civili: la festa aveva persino un privilegio giudiziario [Luttazi, p. 222].
- Nata dalla neve venduta a Roma. La devozione — e con essa la fiera — affonda le radici nel mestiere dei mercanti di neve, che d'estate portavano a Roma la neve dei monti lungo la «strada della neve» [Silvi, p. 12; Pompili, Medioevo, p. 63].
- Abolita «per igiene e morale». Luttazi ricordava la fiera «come un idillio greco» e registrava con rammarico che era stata soppressa da un sindaco «molto amante dell'igiene e della morale» [Luttazi, p. 272].
Storia
La devozione alla Madonna della Neve a Palombara è antichissima: le fonti locali la fanno risalire almeno all'XI secolo [Silvi, p. 12]. All'origine c'è un mestiere oggi scomparso, quello dei mercanti (o commercianti) di neve: d'inverno raccoglievano la neve sui monti, la conservavano in grandi pozzi e d'estate la trasportavano a Roma lungo quella che si chiamava la «strada della neve», giù dai monti Pellecchia e Gennaro [Pompili, Medioevo, p. 63]. La Madonna della Neve era la loro patrona, insieme ai mulattieri; furono loro a erigere, sul colle verso la via Tiburtina, l'edicola da cui tutto cominciò [Silvi, p. 12; Pompili, Medioevo, p. 63]. Le fonti oscillano sulla data della dedicazione — 1314 o 1414 — ma concordano che il culto è anteriore [Pompili, Medioevo, pp. 58, 63].
Che accanto all'edicola si tenesse una fiera è documentato ancora prima della nascita del convento. La cronaca del Gonzaga ricorda l'edicola come «oppidanis celebris, propter nundinas solemnemque festivitatem» — celebre presso gli abitanti per la fiera (nundinae) e per la solenne festività — usanza dunque anteriore al 1459 [Luttazi, p. 272]. Quando, con breve di Pio II del 1458 e per munificenza di Giacomo Savelli, padre Filippo da Massa eresse il convento di San Francesco, l'edificio incorporò proprio quell'edicola dei mercanti di neve [Silvi, p. 12; Luttazi, p. 273; Pompili, Medioevo, pp. 58, 63]. Alla consacrazione del convento (28 ottobre 1460) la folla accorse da Moricone, Stazzano, Cretone, Castel Chiodato, Montecelio, Sant'Angelo in Capoccia, San Polo e perfino da Torrita e Tivoli, radunandosi attorno all'ulivo secolare presso il convento: la misura della fama del luogo [Pompili, Medioevo, p. 65].
Il peso civico della festa emerge dallo Statuto di Palombara: le fiere si dovevano tenere «dal primo del mese sino a S. Maria», e nel giorno di Santa Maria della Neve (5 agosto) il Vicario non poteva costringere nessuno per cause civili [Luttazi, p. 222]. Anche i lasciti testimoniano la devozione: nel 1522 Clarice Savelli destinò un legato di 25 fiorini alla «Madonna di Agosto» [Luttazi, p. 214]. Il culto raggiunse l'apice con l'incoronazione solenne dell'immagine da parte del Capitolo di San Pietro, sul colle, tra cardinali e prelati (le fonti danno date diverse: vedi «Dati da verificare») [Luttazi, p. 274].
Della fiera restò a lungo la memoria come di un'età felice. Luttazi, che la ricordava da bambino «come un idillio greco», annota che fu infine abolita da un sindaco «molto amante dell'igiene e della morale» [Luttazi, p. 272]. Già nel 1703 il beato Tommaso da Cori aveva del resto trasformato il convento «da luogo di svago dei palombaresi» in un «Sacro Ritiro» di stretta osservanza [Enking, pp. 53–54; Silvi, p. 26]: due segnali di come, nel tempo, il volto festoso e popolare del luogo abbia lasciato il posto a quello devozionale.
(Fonti: R. Luttazi, Dell'Isola Sabina e della Badia di S. Giovanni in Argentella (1924); F. Pompili, Palombara Sabina nel Medioevo (1990); R. Enking, L'abbazia di S. Giovanni in Argentella (1974); E. Silvi, Toponomastica sacra di Palombara Sabina (1963).)