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Personaggio storico

La famiglia Tosi e il capitano Gio Batta Tosi

Arrivata dal Nord Italia nel Cinquecento, la famiglia Tosi diede a Palombara un eroe militare che combatté a Malta e a Lepanto, un avvocato che vinse la storica «lite dei frutti» contro il principe Borghese e i benefattori che lasciarono i propri beni ai poveri e portarono l'acqua in paese.

Se i Savelli furono i signori di Palombara, i Tosi ne furono, per quattro secoli, la famiglia-simbolo dei cittadini. Non baroni, ma protagonisti: soldati, giuristi, amministratori, benefattori. L'erudito locale Raffaele Luttazi — egli stesso imparentato con i Tosi — non ebbe dubbi nel definirli «l'unica famiglia che abbia dato splendore vero a Palombara» [Luttazi]. Dalle bandiere turche strappate a Lepanto fino all'acquedotto che nell'Ottocento pose fine a secoli di sete, la storia dei Tosi si intreccia con quella dell'intero paese.

Al centro di questa saga sta una figura rinascimentale di grande fascino: Giovan Battista Tosi, il «Capitano Palombara», che vinse tornei in Vaticano davanti a decine di migliaia di spettatori e combatté contro i Turchi nelle due imprese più celebri del suo secolo [Pompili, Medioevo; Silvi].

Il capitano Gio Batta Tosi, «Capitano Palombara»

Il più celebre dei Tosi è Giovan Battista Tosi (1520-1600), soldato di ventura al servizio dei Savelli e della Chiesa. Nel 1557, a Bologna, fu nominato dal signore di Palombara Bernardino Savelli capitano di una compagnia di 250 fanti, con parole di grande stima: «Havendo noi cognosuto già longo tempo... il valore e il buon governo del Capitano Gio.Batta. Tosi da Palombara» [Pompili, Medioevo]. La sua fama travalicò presto i confini locali: il duca Alfonso d'Este lo chiamava «Magnifico capitano Giovan Battista Palombara nostro Carissimo», e persino il cardinale Savelli gli scriveva «Al Molto Magnifico come Fratello» [Pompili, Medioevo].

Il momento più scenografico della sua carriera fu il torneo del Belvedere, disputato nel cortile vaticano il 5 marzo 1565: nella squadra di Bernardino Savelli, davanti a circa trentamila spettatori e ventidue cardinali, Gio Batta Tosi vinse entrambi i premi in palio — una croce tempestata di smeraldi, rubini, diamanti e perle per la miglior lancia, e un pendente [Pompili, Medioevo; Silvi].

Ma la sua gloria maggiore fu militare. Combatté contro i Turchi nelle due grandi imprese cristiane del Cinquecento: il Grande Assedio di Malta (1565), dove secondo Luttazi pugnò contro le forze di Solimano al comando di Pompeo Colonna, e soprattutto la battaglia di Lepanto (1571), dalla quale — narrano le fonti locali — riportò armi e insegne turche [Luttazi; Silvi]. Seguirono la guerra d'Ungheria, la repressione del brigantaggio sotto Gregorio XIII e Sisto V, il comando della cavalleria di Arezzo per i Medici e, nel 1581, il governatorato di Tivoli [Pompili, Medioevo; Luttazi].

Morì nel suo palazzo presso San Biagio il 3 agosto 1600, appena compiuti gli ottant'anni. Alle solenni esequie in Collegiata, presiedute dai Savelli, furono esposte le insegne militari riportate da Malta e da Lepanto — due bandiere turche — a memoria delle sue imprese [Pompili, Medioevo; Silvi].

Altri protagonisti: dalla «lite dei frutti» all'acquedotto

La grandezza dei Tosi non finì con il capitano. Nel Settecento l'avvocato Pietro Paolo Tosi (1721-1800) — Segretario di Rota, Uditore Generale della Legazione di Bologna, Giudice Collaterale in Campidoglio — legò il proprio nome alla vicenda civica più identitaria del borgo: la «lite dei frutti con l'osso e senza l'osso», la lunga causa (1698-1770) con cui i contadini di Palombara contestavano al principe Borghese la decima su olive e ciliegie. Fu grazie al suo consiglio che la causa, data ormai per persa, si risolse in «totale trionfo» per i palombaresi; al suo ritorno in paese gli suonarono a festa le campane [Luttazi; Silvi]. Da mecenate, abbellì di marmi l'altare maggiore di San Biagio (1778) e l'altare del Carmine (1780) [Luttazi].

Nell'Ottocento un altro Giovan Battista Tosi, letterato e filosofo, amministrò il patrimonio comunale (1808-1832), fece costruire di pianta il mulino ad olio «all'Orto» e, con il testamento dell'8 agosto 1854, lasciò i propri beni — dopo l'usufrutto della moglie Maddalena Fanelli, madre dello storico Luttazi — ai poveri di Palombara: un gesto ricordato come «primo esempio di beneficenza» del paese [Luttazi]. Infine l'ingegnere Giuseppe Tosi, sindaco nel 1881, firmò il contratto per l'acquedotto comunale (28 luglio 1881), ponendo fine a secoli in cui i palombaresi, nelle estati secche, «pativano la sete come gli ebrei nel deserto» [Luttazi].

Curiosità

  1. Due bandiere turche in chiesa. Alle esequie del capitano Gio Batta Tosi, in San Biagio, furono esposte le insegne turche riportate da Lepanto: un trofeo di guerra diventato memoria collettiva del paese [Pompili, Medioevo; Silvi].
  2. «Capitano Palombara». Tanto era identificato con il suo borgo che duchi e cardinali lo chiamavano semplicemente «Giovan Battista Palombara» [Pompili, Medioevo].
  3. La famiglia che dà il nome a una fazione. Nel Settecento le lotte paesane vedevano contrapporsi «Tosiani» e «Manciniani», dai cognomi delle due famiglie [Luttazi].
  4. Beneficenza fino all'ultimo. Con il lascito del 1854 i Tosi indicarono come eredi finali i poveri di Palombara, e nel convento di San Francesco si conservano ancora più loro memorie sepolcrali [Luttazi; chiese.md].

Storia

I Tosi non erano originari della Sabina. Secondo Luttazi la famiglia era oriunda milanese (una tradizione la vuole invece toscana) e si stabilì a Palombara intorno al Cinquecento, forse chiamata dagli stessi Savelli [Luttazi; Pompili, Medioevo]. Il cognome compare presto nell'elenco delle famiglie palombaresi formatesi tra la fine del Quattrocento e i primi del Cinquecento [Pompili, Medioevo].

Da subito i Tosi si legarono alle due sfere che avrebbero segnato la loro parabola: le armi e le cariche civili. La genealogia ricostruita da Pompili scandisce generazioni di uomini d'arme e di toga: Giovanni Battista (1520-1600); Mario († 1618), alfiere della Guardia del Conclave di Paolo V; Giuseppe (1652-1723), Guardia Lancia Spezzata di Clemente IX; Pietro Paolo (1721-1800), Collaterale di Campidoglio e Conte Palatino [Pompili, Medioevo].