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Tradizione

Il cunicolo segreto e il monastero estivo

Una galleria sotterranea mai ritrovata che collegherebbe l'abbazia di S. Giovanni in Argentella all'eremo di S. Nicola, e la tradizione dei monaci che d'estate salivano sul Monte Gennaro: tra storia documentata e credenza popolare.

Ai piedi del Monte Gennaro, in fondo alla Valle Lunga, l'abbazia di S. Giovanni in Argentella custodisce più di una storia. La studiosa Ragna Enking, nel suo studio storico sull'abbazia, raccoglie anche le voci che i secoli hanno depositato attorno a queste pietre: fra tutte, due meritano una scheda a parte perché parlano al passo lento di chi cammina in montagna. La prima è la leggenda di un passaggio sotterraneo segreto che collegherebbe l'abbazia all'eremo di S. Nicola, più in alto sul monte. La seconda è la tradizione del "monastero estivo", il ritiro dove i monaci sarebbero saliti a rifugiarsi nella bella stagione. Nessuna delle due è provata; entrambe sono deliziose, e proprio Enking ci aiuta a distinguere ciò che è documento da ciò che è racconto.

La leggenda del passaggio sotterraneo

La geografia dei luoghi è di per sé suggestiva. L'abbazia di S. Giovanni in Argentella sorge ai piedi del Monte Gennaro, sulle fondamenta di un'antica costruzione romana in comunicazione con la sorgente sul fondo della Valle Lunga [Enking, pp. 4, 18]. A mezza costa del monte, quasi sopra l'abbazia, si trovano i resti dell'eremo di S. Nicola di Bari [Enking, p. 46]. È qui che nasce la leggenda: secondo la tradizione S. Giovanni "dovrebbe essere collegata a S. Nicola mediante un passaggio segreto sotterraneo, fino ad oggi mai rinvenuto" [Enking, p. 47].

Un cunicolo che sale nel ventre della montagna, mai trovato da nessuno: è il materiale di cui sono fatte le leggende più durature. Enking la registra per quello che è — una voce mai comprovata — senza avallarla. Curiosamente, però, un vero sotterraneo ad Argentella esiste davvero: sotto l'altare maggiore si apre la cripta, un "subterraneus locus" a volta bagnato da una sorgente, la cui acqua i devoti bevevano "per una antichissima popolare devozione" [Enking, pp. 49-50]. Forse fu proprio quel buio reale, sotto la chiesa, ad accendere la fantasia di una galleria che continuava, invisibile, fin dentro il monte.

Il monastero estivo sul Monte Gennaro

La seconda tradizione riguarda l'uso dell'eremo di S. Nicola. La credenza popolare — riportata anche nella visita del cardinale Corsini del 1781 — vuole che i monaci di S. Giovanni salissero a S. Nicola per farne la loro residenza estiva, ritirandovisi "per sfuggire l'aria infetta" della valle nei mesi caldi [Enking, pp. 46-47].

Qui Enking è netta: giudica la tradizione "non attendibile, ma piuttosto frutto di una credenza popolare". Le sue ragioni sono da storica: il documento del notaio Ferrari parla soltanto di "un Monastero di Monaci Benedettini", senza alcun cenno a un uso stagionale; e soprattutto S. Giovanni, con la sua sorgente, costituisce già di per sé in estate "un soggiorno gradevolissimo" nella Valle Lunga — perché mai i monaci avrebbero dovuto fuggirla? [Enking, p. 47]. Resta il fascino del racconto, e resta il luogo: un piccolo eremo aggrappato al fianco del Monte Gennaro, affacciato sull'abbazia.

Un cammino sulle tracce della leggenda

Le leggende hanno il pregio di disegnare percorsi. Se il cunicolo segreto univa idealmente l'abbazia all'eremo, oggi si può ripercorrere quel legame camminando: partire dall'abbazia di S. Giovanni in Argentella, in fondo alla Valle Lunga, e salire verso i resti di S. Nicola, che stanno "a mezza costa del Monte Gennaro, quasi sopra S. Giovanni" [Enking, p. 46], per poi proseguire verso il monte. È un collegamento che la geografia stessa suggerisce, e che il racconto del passaggio sotterraneo rende ancora più evocativo: si cammina sopra il cunicolo che nessuno ha mai visto.

Va detto con onestà: le fonti storiche non descrivono un sentiero, né forniscono tempi o difficoltà. Chi vuole compiere questo cammino deve affidarsi alla segnaletica escursionistica del Parco dei Monti Lucretili e verificare il percorso in loco.

Curiosità

  1. Un eremita venuto da Vienna. Nel 1781 il romitorio di S. Nicola era abitato da Fr. Christianus Nainer, terziario francescano viennese, che si firmava "Fr. Christian Neyner Eremita de Sanct Nicolo de Ballumboro" (cioè di Palombara) [Enking, p. 46].
  2. Un romitorio in miniatura. Nonostante il nome di abbazia, all'epoca dei documenti S. Nicola era un piccolo romitorio di cinque o sei ambienti, due dei quali adibiti a cucina, con una chiesetta, un frutteto e circa 80 rubbia di terra [Enking, p. 46].
  3. Due abbazie, due destini. Benché la leggenda le voglia unite sottoterra, S. Giovanni e S. Nicola erano abbazie distinte e indipendenti: S. Nicola era addirittura unita e annessa al Seminario di Magliano in Sabina [Enking, p. 46].
  4. Un sotterraneo c'è davvero, ma è la cripta. L'unico spazio sotterraneo documentato ad Argentella non è il cunicolo, bensì la cripta con la sorgente sotto l'altare maggiore, meta di un'antica devozione popolare [Enking, pp. 49-50].
  5. La parola della storica. Enking non nasconde il suo scetticismo verso il "monastero estivo": per lei è una tradizione "non attendibile", nata dalla fantasia popolare più che dai documenti [Enking, pp. 46-47].

Informazioni e collegamenti

Il racconto lega tre luoghi del territorio di Palombara Sabina: l'Abbazia di San Giovanni in Argentella, punto di partenza in fondo alla Valle Lunga; il Convento di San Nicola, l'eremo in rovina a mezza costa; e il Monte Gennaro, la montagna che secondo la leggenda nascondeva il passaggio segreto. Un percorso ideale che unisce storia documentata, suggestione e cammino.

(Fonti: R. Enking, L'abbazia di S. Giovanni in Argentella (1974).)