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Monte Gennaro

Natura

Monte Gennaro

La montagna di Palombara: il massiccio dei Monti Lucretili con la sua vetta, Cima Zappi (1.271 m), tra terrazzamenti sabini, il Pratone e la memoria degli astronomi.

La montagna di Palombara

Monte Gennaro è la grande montagna che sovrasta Palombara Sabina, "l'ultimo termine del dosso appenninico" al margine orientale dei Monti Lucretili. Vista da Roma appare come un monte solo, articolato in tre prominenze: il monte della Guardia, il Pizzo (o monte dei Zappi) e la Morra. Il massiccio si aggira sui 1.200 metri, mentre la vetta vera e propria è la Cima Zappi, che raggiunge i 1.271 metri: da lassù, nelle giornate limpide, lo sguardo può spaziare dal Tirreno al Terminillo fino al Gran Sasso.

Il nome della montagna è oggetto di antiche discussioni. Sono tre le ipotesi tramandate: che derivi dal freddo del mese di gennaio (spiegazione popolare, però respinta dagli studiosi), dalla famiglia patrizia romana Ianuaria — sostenuta da alcune epigrafi ritrovate nel territorio — oppure da una chiesa di San Gennaro, documentata sul versante di Marcellina fin dal X secolo. Curiosamente, in un documento del 1111 il rilievo non è chiamato Monte Gennaro ma "Montagna della Sponga".

Il Pratone e i luoghi della vetta

Chi sale in quota trova, in mezzo alle cime "ritorte, dirupate, selvagge", una sorpresa: il Pratone, un ampio pianoro erboso descritto già in passato come una campagna "piana come un biliardo", dolce e amena, coperta di erbe e fiori. Attorno si dispongono i luoghi che scandivano le antiche escursioni: la Cisternola, così detta da una vecchia cisterna per i bifolchi; Campitelli, collina vestita di faggi alle cui radici sgorga una polla d'acqua fresca raccolta in un fontanile per gli animali al pascolo.

Alla vetta si saliva per vie diverse: da Palombara attraverso Valle Scoperta, la più vicina ma erta e difficile; da Castiglione "vetta vetta", adatta ai cavalieri; da San Polo, più agevole. Lungo le pendici sopravvive la memoria degli antichi luoghi di fede della montagna, come il romitorio di San Nicola — piccola chiesa con monastero affacciata direttamente su Roma — e la cella di San Michele Arcangelo, oltre Castiglione.

Terrazzamenti "ciclopici" e la montagna degli astronomi

Monte Gennaro custodisce due primati poco noti. A mezza costa si conservano le vestigia di imponenti terrazzamenti agricoli attribuiti alle primitive popolazioni sabine: gli avanzi delle mura terrazzano oltre quaranta ettari, con fasce larghe una ventina di metri che seguono le curve di livello e che in alcuni punti raggiungevano almeno sei metri di altezza. Sono opere così massicce da essere state chiamate "ciclopiche".

La montagna è anche, a buon diritto, "la montagna degli astronomi". Sulla sua sommità studiarono alcuni tra i più noti scienziati legati alla Roma dei secoli scorsi: il gesuita Ruggero Boscovich vi calcolò la distanza tra la vetta di Cima Zappi e la cupola di San Pietro e, insieme a De La Maire, vi lavorò alla misura dell'arco di meridiano di Roma; padre Angelo Secchi vi si recò più volte e fece innalzare sul Pizzo una piccola specola. Non a caso, da quel punto elevato si dominano panorami e allineamenti ideali per le osservazioni.

Una montagna da vivere oggi

Oggi Monte Gennaro è il cuore del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, istituito nel 1989, ed è una delle mete escursionistiche più amate del comprensorio. I suoi ambienti cambiano con la quota: boschi di querce e cerri più in basso, faggete e praterie d'altura sui versanti sommitali, in un mosaico che ospita una fauna ricca e tipica dell'Appennino laziale. Un patrimonio naturale che si intreccia, passo dopo passo, con la lunga memoria storica di questa montagna.

Storia

Da sempre punto di riferimento per pastori e viaggiatori, il monte è oggi il cuore del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, istituito nel 1989 per tutelarne la straordinaria biodiversità.

Linea del tempo

  1. 1989

    Istituzione del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili.

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