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Visit Palombara Sabina

Monumento

I castra scomparsi del territorio di Palombara

Tra X e XIII secolo la campagna intorno a Palombara si riempì di piccoli castelli fortificati. Molti non superarono il Medioevo: Caminata, Fistula, il Castellum de Pizo e altri *castra* di cui oggi restano quasi soltanto i nomi, sepolti nelle pergamene di Farfa e dell'Argentella.

Quando si pensa ai castelli di Palombara si pensa alla rocca dei Savelli, che ancora domina il borgo. Ma per capire davvero il Medioevo di questo territorio bisogna immaginare un paesaggio molto più affollato: fra il X e il XIII secolo le colline tra Monte Gennaro, i Cornicolani e il Tevere erano costellate di piccoli castelli, i castra, nati da un unico grande movimento — l'incastellamento. Alcuni di questi abitati fortificati crebbero e diventarono i paesi di oggi; altri, più fragili, si spensero in pochi decenni e sparirono quasi senza lasciare traccia.

Questa scheda racconta proprio i castelli perduti: Caminata, Fistula, il Castellum de Pizo, Maccla, Petra Demone, Camerata Vecchia. Non sono siti da visitare con un biglietto — di quasi tutti non resta nulla di visibile e persino l'ubicazione precisa è, in vari casi, ancora dibattuta. Sono piuttosto nomi che affiorano dai documenti medievali, tessere di una geografia scomparsa. I castra maggiori del territorio — Castiglione, Monteverde, Stazzano, Montefalco, Cameria — hanno ciascuno una scheda propria e qui vengono solo richiamati; il racconto si concentra sui castra minori, quelli davvero dissolti.

Cosa sapere

Caminata è il castello scomparso di cui sappiamo di più. Sorgeva nella zona di Quirani, in una località oggi detta Madonna della Spiga, presso il rio Moscio e la vecchia strada "reatina" che da Mentana saliva verso Montelibretti [Pompili, Medioevo, pp. 20-21]. Il medievalista Jean Coste lo ha collocato in territorio di Montelibretti; la sua prima menzione risale all'11 luglio 1011, quando compare un testimone chiamato "Odo de Caminatis" [Pompili, Medioevo, pp. 30-31]. Fu conteso e occupato dai conti di Palombara: nel 1082 Ottaviano I lo prese con la forza [Pompili, Medioevo, pp. 19-20], e il 16 marzo 1093 lo stesso conte donò a Farfa metà del castello di Caminata, riservandone la torre al figlio Oddone e lasciandone la giurisdizione a San Giovanni in Argentella [Pompili, Medioevo, p. 20; Enking, p. 19; Silvi, p. 29]. Ancora nel 1204 papa Innocenzo III investiva Giovanni di Oddone dei castelli di Montorio e Caminata [Pompili, Medioevo, pp. 27-28]: segno che il luogo, come possesso, sopravvisse a lungo anche dopo la sua parabola di villaggio.

Fistula era un castello legato all'Argentella: figura tra i possedimenti dell'abbazia già nel X secolo, insieme alla Colombara, Stazzano, la Sponga, Caminata e altre località [Pompili, Medioevo, p. 13]. È documentata dal 1011 e nel 1026 possedeva una propria chiesa dedicata a san Biagio — lo stesso patrono di Palombara; le fonti la collocano tra Petra Demone e il rio Corese e ne segnalano l'abbandono nel 1064 [Pompili, Medioevo, p. 31]. Il suo nome ricompare nell'atto di concordia del 14 gennaio 1111, quando il conte Ottaviano restituì all'Argentella "la Columbaria, Fistula, Spongia, Statianum e Caminata" [Pompili, Medioevo, p. 21].

Il Castellum de Pizo è forse il più sfuggente: compare soltanto nell'elenco dei castra abbandonati, senza ubicazione né vicenda note [Pompili, Medioevo, p. 9]. È importante non confonderlo con il Pizzo (o monte dei Zappi), una delle tre prominenze di Monte Gennaro: nessuna fonte verificata lega il castello scomparso a quella cima [Luttazi, p. 276].

Maccla (o Maccla Faltosa) è ricordata nelle donazioni a Farfa: nel 1011 e nel 1013 il conte Oddone vi donò beni "verso Correse", e nel marzo 1093 confermò all'abate Berardo II il "castrum quod vocatur Maccla" con tutte le pertinenze [Pompili, Medioevo, pp. 14, 16; Luttazi, pp. 162, 166]. Petra Demone, anch'essa verso la valle del Corese, fu ceduta a Farfa nel 1082 insieme a Scandriglia e altre terre [Pompili, Medioevo, pp. 19-20], e ancora nel 1406 i Savelli furono obbligati a restituirla all'abbazia [Pompili, Medioevo, p. 59]. Camerata Vecchia chiude l'elenco: va però segnalato che si tratta con ogni probabilità dell'antico sito di Camerata, presso il confine tra Lazio e Abruzzo nell'area sublacense — a una trentina di chilometri da Palombara — con cui Luttazi, Enking e Silvi confondevano proprio Caminata [Pompili, Medioevo, pp. 20-21, 23-24].

A margine si può ricordare anche Spongia (o Monte della Spugna), località a est della cima di Monte Gennaro, oggi nel comune di San Polo: parte del patrimonio dell'Argentella, il suo castello è ancora citato in un documento di vendita del 1558 [Pompili, Medioevo, p. 31; Enking, p. 21]. Gli altri castra che si vedevano dalla rocca di Palombara all'epoca dei conti — Monteverde, Castiglione, Stazzano, Moricone, Montecelio, Cretone e Marcellina [Pompili, Medioevo, p. 25] — o esistono ancora come paesi, o hanno una scheda dedicata a cui si rimanda: Castiglione, Monteverde, Stazzano Vecchio, Castrum Montefalco e la città sabina di Cameria.

Esperienza di visita

I castra scomparsi non si "visitano": si cercano. È un itinerario per chi ama leggere il paesaggio più che fotografare monumenti. La tappa più concreta è la zona di Quirani e la località Madonna della Spiga, verso il rio Moscio e il confine con Montelibretti, dove le fonti collocano Caminata: qui, tra campi e oliveti, si può immaginare il piccolo castello che i conti di Palombara si contesero con l'abbazia di Farfa. Per il resto, il "sito" da esplorare è soprattutto la cartografia storica e il reticolo dei nomi antichi — Fistula tra Petra Demone e il Corese, Maccla verso Correse — che raccontano una campagna un tempo molto più abitata di oggi.

È un racconto che si abbina bene alla visita dell'Abbazia di San Giovanni in Argentella, il vero perno di questa geografia perduta, e alla lettura del panorama dalla torre del castello, da cui in età medievale si scorgeva l'intera corona dei castra del "piccolo regno" palombarese.

Informazioni pratiche

  • Dove: i castra scomparsi si distribuivano nell'antico territorio feudale dei conti di Palombara e nel patrimonio dell'Argentella, un'area più ampia dell'attuale comune; diversi di essi (Caminata, Fistula, Maccla, Petra Demone) ricadono verso i confini con Montelibretti e la valle del Corese. (Ubicazioni puntuali: in gran parte incerte o dibattute — vedi sotto.)
  • Cosa aspettarsi: nessun sito musealizzato, nessun rudere segnalato, nessun servizio. Di questi castelli non resta, in genere, alcun elemento visibile identificato con certezza.
  • Consiglio: per orientarsi tra i nomi e non attribuire arbitrariamente ruderi a un castrum piuttosto che a un altro, affidarsi agli studi di riferimento (Pompili, Palombara nel Medioevo; i saggi di Jean Coste sui villaggi scomparsi del Tiburtino) e, per verifiche sul terreno, a una guida o associazione storico-archeologica locale.

Curiosità

  1. Un castello scambiato per un altro. Per oltre un secolo Luttazi, Enking e Silvi identificarono Caminata con Camerata, il castello del Sublacense: solo il medievalista Jean Coste ha ricollocato Caminata nel suo vero contesto, in territorio di Montelibretti presso il rio Moscio [Pompili, Medioevo, pp. 20-21, 30-31].
  2. Fistula aveva il suo San Biagio. Già nel 1026 il piccolo castello di Fistula possedeva una chiesa dedicata a san Biagio, lo stesso patrono che ancora oggi protegge Palombara [Pompili, Medioevo, p. 31].
  3. Un nome e nient'altro. Del Castellum de Pizo sappiamo soltanto che esistette e che fu abbandonato: compare in un solo elenco, senza storia né luogo [Pompili, Medioevo, p. 9]. È un buon promemoria di quanto poco, a volte, il Medioevo abbia lasciato dietro di sé.
  4. Non li uccise la guerra, ma l'economia. Questi castra si spensero non per assedi, ma per lo squilibrio tra popolazione e terra coltivabile e per la distanza dalle strade: un abbandono lento e silenzioso [Pompili, Medioevo, p. 9].
  5. Cinquantasette castelli per una sola abbazia. Nel pieno dell'incastellamento ben 57 castra dipendevano dalla sola abbazia di Farfa: un'idea di quanto fitta fosse la rete di castelli che punteggiava la Sabina medievale [Pompili, Medioevo, p. 8].

Storia

Il fenomeno che riempì di castelli la Sabina ha una data d'inizio simbolica: il 916, quando l'esercito papale di Giovanni X sconfisse i Saraceni nella battaglia del Garigliano e la lunga "grande paura" delle incursioni finì. A scanso di nuovi assalti si costruirono torri di vedetta sui luoghi elevati, a vista l'una con l'altra e collegate da segnali di fuoco: è l'avvio dell'incastellamento [Pompili, Medioevo, p. 7].

Il X secolo fu segnato da un'accentuata euforia demografica e dall'impianto di numerosi abitati raccolti in castra. Prima, la popolazione sabina viveva sparsa intorno a domus cultae, cellae, curticellae, curtes e casalia, e i termini castrum, castellum, oppidum e podium erano del tutto assenti dalle carte farfensi; lo storico Pierre Toubert data l'inizio del fenomeno intorno al 920 [Pompili, Medioevo, pp. 7-8]. Il meccanismo era quasi sempre lo stesso: il signore ecclesiastico offriva la terra, il signore laico organizzava il castrum, e le famiglie vi si raccoglievano per sfuggire all'isolamento; lo spazio dentro le mura era ripartito secondo una vera e propria carta di popolamento, con particolare riguardo per i ferrarii, i fabbricanti d'armi, e i viri honesti [Pompili, Medioevo, p. 8]. Furono ben 57 i castra dipendenti dall'abbazia di Farfa [Pompili, Medioevo, p. 8]; su questo territorio la piccola abbazia benedettina di San Giovanni in Argentella funzionava da cuscinetto e possedeva a sua volta un patrimonio di località e castelli [Pompili, Medioevo, pp. 10-11, 13].

Non tutti questi abitati ressero. Molti castra sabini non superarono il XII secolo, abbandonati non per guerre ma per ragioni economiche: lo squilibrio tra l'abitato e le superfici coltivabili, la lontananza dalle vie di comunicazione. Pompili elenca proprio così i castelli venuti meno: Caminata, Fistula, Castellum de Pizo, Maccla, Petra Demone, Camerata Vecchia [Pompili, Medioevo, p. 9]. È l'elenco che dà il titolo a questa scheda.

(Fonti: R. Luttazi, Dell'Isola Sabina e della Badia di S. Giovanni in Argentella (1924); F. Pompili, Palombara Sabina nel Medioevo (1990); R. Enking, L'abbazia di S. Giovanni in Argentella (1974); E. Silvi, Toponomastica sacra di Palombara Sabina (1963).)