Personaggio storico
Camilla Virginia Savelli Farnese
Nata nella rocca dei Savelli nel 1602, sposa del duca di Latera, rinunciò alla vita di corte per fondare sul Gianicolo il monastero delle Oblate di Santa Maria dei Sette Dolori — e da fondatrice si vestì con l'abito delle contadine di Palombara.
Nel maggio del 1602, in una stanza al secondo piano della rocca di Palombara, nacque una bambina destinata a diventare uno dei ponti più suggestivi fra il piccolo borgo sabino e la grande Roma barocca. Si chiamava Camilla Virginia Savelli, figlia dell'ultimo duca del «piccolo regno» dei Savelli. Da adulta lasciò il fasto della nobiltà romana per una vita di carità, fondando a Roma un monastero che affidò al più visionario degli architetti del Seicento, Francesco Borromini [Pompili, Medioevo; fonti-web: Wikipedia].
La sua storia è quella di una donna forte, colta e ostinata, che scelse i poveri e gli infermi al posto degli agi — e che, per non dimenticare le proprie radici, volle che l'abito delle sue monache fosse foggiato sul costume delle contadine di Palombara [Silvi; Pompili, Medioevo]. È forse la figura femminile più affascinante del territorio, e insieme quella meno raccontata.
Cenni biografici
Camilla Virginia nacque nel castello di Palombara il 29 maggio 1602, figlia del duca Giovanni Savelli — «l'ultimo regulus», Maresciallo di Santa Romana Chiesa e Custode del Conclave — e di Livia Orsini, dama abilissima nel maneggio delle armi e dei cavalli, soprannominata «l'amazzone» [Pompili, Medioevo]. Fu battezzata nella Collegiata di San Biagio, dove si conserva ancora l'antico battistero [Silvi]. Cresciuta nella rocca, mostrò presto un'indole caritatevole: la tradizione tramandata da Pompili racconta che da bambina lavò con le proprie mani la testa di un povero «tignoso» capitato al castello [Pompili, Medioevo].
Il 27 agosto 1621, a diciannove anni, andò sposa a Pier Francesco Farnese, figlio del primo duca di Latera, portando una dote di 30.000 scudi; il matrimonio rimase senza figli [Pompili, Medioevo; fonti-web: Wikipedia]. Pochi giorni dopo, il 16 ottobre 1621, tornò per l'ultima volta nel castello di famiglia: in una sala della torre trasformata in veranda — «in mansione dicta la Galleria» — firmò l'atto con cui rinunciava alla propria parte di eredità del ducato in favore degli zii Paolo e Federico, secondo il vincolo (la fidecommissio) che papa Onorio IV aveva imposto ai discendenti Savelli tre secoli prima [Pompili, Castello, p. 60; Pompili, Medioevo].
Attratta dalla vita religiosa, aveva fatto voto di fondare un monastero a Latera; ma, dopo molte difficoltà e per consiglio della cugina Giacinta Marescotti (poi proclamata santa), scelse Roma [fonti-web: Wikipedia]. Ai piedi del Gianicolo, presso San Pietro in Montorio, sorse così il monastero di Santa Maria dei Sette Dolori, la cui fabbrica fu affidata a Francesco Borromini [Pompili, Medioevo; fonti-web: Wikipedia]. La comunità, le Oblate Agostiniane, accoglieva giovani di famiglia nobile ma di salute delicata, secondo una regola mitigata approvata da papa Alessandro VII il 16 giugno 1663 [fonti-web: Wikipedia].
Camilla Virginia morì a Roma il 15 novembre 1668, dopo aver donato i suoi beni ai poveri e dedicato gli ultimi anni alla cura degli infermi di Trastevere [fonti-web: Wikipedia]. Alla riesumazione del 1935, secondo il racconto riportato da Pompili, la sua salma apparve quasi incorrotta: «le unghie di tutte le dita si conservano bianche ed integre» [Pompili, Medioevo].
Cosa sapere
Un legame che parte dalla rocca. Camilla Virginia non è una palombarese «di adozione»: nacque materialmente dentro il castello, e ai suoi documenti d'archivio — l'atto di rinuncia del 1621, le lettere alla famiglia palombarese dei Lancimani (1630-1637) — è legata la memoria degli ultimi anni della signoria savella sul borgo [Pompili, Medioevo]. La sua vicenda intreccia dunque due storie: quella della fine del «piccolo regno» Savelli (che si spegnerà con la vendita ai Borghese del 1637) e quella dei grandi cantieri della Roma barocca.
Il monastero del Borromini. L'edificio di Santa Maria dei Sette Dolori è oggi considerato una delle opere più raffinate e meno note di Francesco Borromini, con la sua facciata mai completata e il candido interno «a onda». Il fatto che a volerlo sia stata una donna nata a Palombara è un elemento identitario di prim'ordine: pochissimi borghi del Lazio possono vantare un legame diretto e documentato con un capolavoro borrominiano.
L'abito delle contadine. Il dettaglio più poetico riguarda la scelta di Camilla, da fondatrice, di vestire «secondo il costume delle contadine di Palombara»: una larga gonna di saio marrone e un bustino attillato coi lacci [Pompili, Medioevo; Silvi]. Fu proprio questo gesto a fissare per iscritto la descrizione dell'antico abito femminile palombarese, altrimenti perduto: la nobildonna che diventa custode, a Roma, della cultura materiale del suo paese d'origine.
Curiosità
- Il costume di Palombara diventato abito monastico. L'abito delle Oblate Agostiniane fu modellato sul vestito tradizionale delle contadine palombaresi. È probabilmente l'unico caso in cui il costume popolare di Palombara sia stato «promosso» a divisa di un ordine religioso romano [Silvi; Pompili, Medioevo].
- La cugina santa. Fu santa Giacinta Marescotti, sua parente, a consigliarle di fondare il monastero a Roma anziché a Latera [fonti-web: Wikipedia].
- Un rifugio nella Storia. Secoli dopo, durante l'occupazione nazista di Roma (1943-44), il monastero fondato da Camilla Virginia divenne uno dei principali luoghi di asilo per gli ebrei romani: le monache vi nascosero oltre cento persone [fonti-web: Wikipedia]. Un'eredità di carità che parte, idealmente, dalla bambina che lavava la testa ai poveri nel castello.
- La salma «incorrotta». Il racconto della riesumazione del 1935 va riferito come testimonianza tramandata dalle fonti, non come dato scientificamente accertato [Pompili, Medioevo].