Tradizione
la festa del patrono (3 febbraio)
Il giorno del patrono, davanti alla statua del santo in abiti pontificali, il sacerdote incrocia due candele accese sotto il mento dei fedeli e invoca San Biagio contro i mali di gola: un rito antico che a febbraio raccoglie il paese nella sua Collegiata.
Ogni anno, il 3 febbraio, Palombara Sabina festeggia il suo patrono, San Biagio. Al centro della giornata c'è un gesto semplice e antichissimo: la benedizione della gola. Uno dopo l'altro i fedeli si avvicinano al sacerdote, che accosta al collo di ciascuno due candele accese incrociate e pronuncia la formula latina del Rituale Romano che invoca il santo contro i mali della gola [Silvi, p. 8]. San Biagio, vescovo e martire, è infatti venerato in tutta la cristianità come «avvocato» della gola, e a Palombara questo culto ha radici profonde, legate alla storia stessa del borgo.
Non si tratta di una rievocazione costruita per i visitatori, ma di una devozione popolare ancora viva, che si celebra nella Collegiata di San Biagio, la chiesa madre del paese. La sera precedente, il 2 febbraio, la Candelora ha già riempito le mani dei fedeli di candele benedette; il giorno dopo quelle stesse fiammelle tornano protagoniste nel gesto della benedizione. Chi arriva a Palombara nei primi giorni di febbraio trova un paese che, attorno al proprio santo, rinnova un rito trasmesso di generazione in generazione.
Cosa sapere
Nel giorno della festa la statua lignea di San Biagio viene collocata sull'altare maggiore della Collegiata, rivestita degli abiti pontificali: il santo è raffigurato come vescovo, con mitria e paramenti [Silvi, p. 7]. È un simulacro tenuto in grande considerazione: la sua testa servì da modello al pittore Raffaele Casnedi per il volto del santo nell'Apoteosi di San Biagio affrescata nell'abside [Silvi, p. 7].
Il momento centrale è la benedizione della gola. Il sacerdote segna la gola dei fedeli con olio benedetto oppure accostando al collo due candele accese incrociate, mentre pronuncia la formula del Rituale Romano: «Per intercessionem Sancti Blasii, episcopi et martyris, liberet te Deus a malo gutturis…» («Per intercessione di San Biagio, vescovo e martire, ti liberi Dio dai mali della gola») [Silvi, p. 8]. Il legame di San Biagio con la gola nasce dall'episodio agiografico più celebre della sua vita: il santo avrebbe salvato un bambino che stava soffocando per una lisca di pesce conficcata in gola — da qui l'invocazione contro i mali di gola [Silvi, p. 8]. La tradizione lo ricorda vescovo di Sebaste in Armenia, martirizzato sotto il preside Agricolao (la condanna è datata 316 nell'affresco absidale della Collegiata) [Silvi, pp. 7–8].
La festa si inserisce in una fitta sequenza di ricorrenze invernali. La precede la Candelora (2 febbraio), quando durante la Messa si distribuiscono le candele benedette [Silvi, pp. 59–60]; la anticipa, il 17 gennaio, la festa di Sant'Antonio Abate. Al 3 febbraio è legata anche la tradizione delle Mazzette: nel giorno di San Biagio, come in quello di Sant'Antonio, alcune statuine dei due santi vengono estratte a sorte tra i capifamiglia, che diventano «festaroli» incaricati di organizzare la festa dell'anno seguente [Silvi, p. 50]. Nel dialetto locale il patrono è affettuosamente chiamato «San Miasciu» [Silvi, pp. 58, 60].
Esperienza di visita
Assistere alla festa di San Biagio significa vedere Palombara nella sua dimensione più raccolta e comunitaria. La celebrazione si svolge nella Collegiata di San Biagio, in fondo al borgo storico, dove la statua del patrono in abiti pontificali domina l'altare maggiore e i fedeli si mettono in fila per ricevere la benedizione della gola. È un'occasione per intrecciare la scoperta del centro medievale con una devozione ancora sentita: la chiesa, il rito, l'atmosfera di paese.
Il periodo di riferimento è l'inizio di febbraio, con culmine il 3 febbraio. Chi visita in questi giorni può cogliere anche la sequenza di feste che apre l'anno palombarese — Sant'Antonio Abate il 17 gennaio con la benedizione degli animali, la Candelora il 2 febbraio, San Biagio il 3 — e il filo delle Mazzette che le collega. Trattandosi di una celebrazione religiosa e comunitaria, si raccomanda un atteggiamento rispettoso e discreto.
Informazioni pratiche
- Quando: il 3 febbraio, festa del patrono (data fissa). La benedizione della gola viene impartita durante le celebrazioni in chiesa.
- Dove: Collegiata di San Biagio, nel centro storico di Palombara Sabina.
- Programma e orari: il calendario preciso delle Messe e della benedizione va confermato ogni anno presso la Parrocchia di San Biagio e Sant'Egidio (vedi «Dati da verificare»).
- Rispetto dei luoghi: è una funzione religiosa; per fotografie e riprese attenersi alle indicazioni della parrocchia.
Curiosità
- Due candele a forma di croce. Il gesto più riconoscibile della festa è l'incrocio di due candele accese accostate al collo del fedele mentre si pronuncia l'invocazione a San Biagio: un simbolo che unisce la luce della Candelora del giorno prima alla protezione contro i mali di gola [Silvi, p. 8].
- «San Miasciu è 'n gran Santu». Un detto dialettale palombarese gioca sul doppio senso: ufficialmente allude alla benedizione della gola, ma il suo «reale significato» popolare — annota Silvi — è che «ungere la ruota è il modo più sicuro per ottenere favori» [Silvi, p. 60].
- Il santo nella filastrocca. Il ciclo delle feste invernali è fissato in una cantilena dialettale che nomina il patrono: «E po' vè San Miascittu e ne porta un atru sacchittu» (dopo l'Epifania e Sant'Antonio arriva San Biagio, il 3 febbraio) [Silvi, p. 58].
- Il voto del signore del castello. La devozione locale a San Biagio fu rafforzata dal voto di Battista Savelli, guarito da un mal di gola: donò alla chiesa pluviale, pianeta e pallio serici con le insegne dei Savelli, e di quel voto esisteva ancora un quadretto di metallo con l'iscrizione latina [Luttazi, p. 180].
- Il patrono nello Statuto. Tanto era sentita la festa che lo Statuto medievale di Palombara raddoppiava le pene per i reati commessi nel giorno di San Biagio, al pari di Natale e Pasqua [Luttazi, p. 220].
Storia
Il culto di San Biagio a Palombara è antico quanto il borgo. Le origini dell'attuale Collegiata risalgono a un'antica cella monastica dipendente dall'abbazia di San Giovanni in Argentella, dedicata a San Biagio già prima del X secolo [Silvi, p. 7]; sull'antica cella, nel 1101, fu costruita la chiesa più grande, e nel 1854 papa Pio IX le conferì il titolo di Collegiata con dodici Canonici [Silvi, p. 7]. La dedicazione al santo diede persino il nome a una delle porte del borgo, detta «porta di San Biagio» [Luttazi, p. 135].
La devozione a San Biagio non era solo palombarese: secondo lo studioso Pompili il santo era venerato principalmente a Palombara, Tivoli e Sant'Angelo Romano, tra le popolazioni vissute sotto la minaccia saracena — e la leggenda vuole che apparisse di notte nel sonno per avvertire del pericolo [Pompili, Medioevo, p. 7]. A Palombara il legame con il santo fu rinsaldato anche dai signori del castello: Battista Savelli, ammalatosi in paese di «ancina» (mal di gola), fece voto a San Biagio «protettore del mal di gola» e, guarito, donò alla chiesa preziosi paramenti con le insegne dei Savelli, scegliendola come luogo di sepoltura nel testamento del 1445 [Luttazi, pp. 180–181].
Della festa come festa patronale parla anche lo Statuto di Palombara: nel codice cinquecentesco la pena per i delitti raddoppiava nelle solennità di Natale, Pasqua e San Biagio, «il patrono» [Luttazi, p. 220], e nel giorno del santo era obbligatoria la pulizia davanti alle case, come nelle altre feste comandate [Luttazi, p. 224]. Il rito del 3 febbraio nella sua forma odierna — la statua esposta e la benedizione della gola — è documentato dal maestro Enzo Silvi, che nel 1963 lo registrò tra le tradizioni sacre del paese [Silvi, pp. 7–8].
(Fonti: R. Luttazi, Dell'Isola Sabina e della Badia di S. Giovanni in Argentella (1924); F. Pompili, Palombara Sabina nel Medioevo (1990); E. Silvi, Toponomastica sacra di Palombara Sabina (1963).)