Personaggio storico
L'antipapa Lando e «il castello che fu Laterano» (1179-1180)
Nel settembre 1179, nella rocca dei conti di Palombara, fu eletto l'ultimo antipapa dello scisma contro Alessandro III. Per quattro mesi il castello sabino fu una corte pontificia parallela — finché, una notte del gennaio 1180, i «chiavistelli ben oliati» di porta San Biagio si aprirono al nemico.
Per quattro mesi, tra l'autunno del 1179 e l'inverno del 1180, Palombara ebbe il suo papa. O meglio, il suo antipapa: perché l'uomo che sedeva sul trono improvvisato nella sala del castello, e che chiamava quella rocca il proprio «Laterano», era un pontefice illegittimo, l'ultimo di una lunga serie di rivali eletti contro il papa legittimo Alessandro III.
È un episodio di risonanza europea che si consumò interamente dentro le mura del borgo: un'elezione clandestina nella «camera palatii», una piccola corte scismatica, e infine una caduta da romanzo — una porta aperta di notte per denaro, una colonna di armati che risale i vicoli, un antipapa catturato nella fortezza «ritenuta inespugnabile». Lo storytelling perfetto per capire quanto peso politico avesse, nel XII secolo, questo castello sabino.
Come andò a finire
Alessandro III non poteva tollerare un simile focolaio. Snidare l'antipapa era però difficile: Lando era protetto dalle parentele con i Sant'Eustachio, i Frangipane, i conti di Galeria e del Tuscolo, e il castello era considerato imprendibile, «fornito di scorte, riserve d'acqua e uomini decisi» [Luttazi; Pompili, Castello]. I cardinali decisero allora una via meno gloriosa ma efficace: comprare la rocca. Il Muratori riferisce che Alessandro III «comperò dal fratello dell'antipapa, Ottaviano, Palombara dove dimorava Landone» [Luttazi; Pompili, Medioevo].
Il colpo di scena arrivò nel gennaio 1180. Una notte, i chiavistelli «ben oliati» di porta San Biagio si aprirono in silenzio — per denaro, grazie al tradimento di uno dei conti di Palombara, il cui nome è rimasto sconosciuto. Una colonna di armati del cardinale Ugo Pierleoni risalì i vicoli fino al castello «ritenuto inespugnabile», irruppe di sorpresa e travolse i difensori, catturando l'antipapa e i suoi complici [Pompili, Castello e Medioevo]. Le cronache riassumono così l'epilogo: «apud Palumbaria cum sociis captus est et apud Caveam cum complicibus suis in exilium deductus est» — a Palombara fu catturato coi suoi seguaci e a Cave fu condotto in esilio [Pompili, Medioevo].
Con la cattura di Lando si chiuse definitivamente lo scisma dei quattro antipapi (Ottaviano, Guidone da Crema, Giovanni da Struma e Landone) [Luttazi]. L'antipapa fu relegato in un monastero, dove morì in esilio l'anno seguente, nel 1181 [Pompili, Medioevo; fonti-web].
Cosa sapere
Perché proprio Palombara? Il castello non fu scelto a caso: era una fortezza tra le più solide della Sabina, in mano a una casata comitale imparentata con le grandi famiglie romane. La sua fama di roccaforte «imprendibile» — e le parentele dei conti — ne facevano il rifugio ideale per una corte braccata [Luttazi]. È la stessa forza che ne fece, nei secoli, un «piccolo regno» quasi autonomo alle porte di Roma.
Il «Laterano» sabino. Chiamare Palombara il proprio «Laterano» significava proclamarla capitale di una Chiesa alternativa: il Laterano era infatti la sede papale per eccellenza. Per quattro mesi il borgo ospitò dunque una vera e propria corte pontificia parallela, con la sua cancelleria e i suoi atti [Pompili, Castello].
Porta San Biagio, la porta del tradimento. L'episodio dei «chiavistelli ben oliati» lega per sempre la caduta dell'antipapa a una delle due porte storiche del borgo, porta San Biagio, quella che si apre su una strada ripida. È un dettaglio prezioso per leggere ancora oggi l'impianto difensivo del centro storico.
Curiosità
- La leggenda nera di Lando. La propaganda avversaria dipinse l'antipapa a tinte fosche. Di Lando — che si portava dietro la fama di «amatore insaziabile, dal fascino aggressivo e delicato» — i nemici raccontavano che alla mezzanotte di ogni primo venerdì del mese si incontrasse con Lucifero per riceverne gli ordini; che dalle sue mani uscissero fiammelle di fuoco capaci, se alzate, di accecare una persona; e che la terra su cui posava i piedi rimanesse sterile per sette generazioni [Pompili, Medioevo]. Sono dicerie diffamatorie da presentare come tali: pura propaganda dello scisma.
- La stanza dei quattro eventi. La camera palatii dove sedette l'antipapa è la sala più ricca di storia del castello: vi si svolsero la restituzione dei beni all'Argentella (1111), la corte di Lando (1179-80), il testamento di papa Onorio IV (1285) e la chiusura del processo ai Templari (1310) [Pompili, Medioevo].
- Un antipapa comprato, non conquistato. Il castello non fu espugnato con la forza ma con il denaro e il tradimento: un finale che dice molto sulla natura delle guerre feudali del tempo, fatte più di corruzione e alleanze che di grandi battaglie.
Storia
Nella seconda metà del XII secolo la Chiesa era lacerata da un lungo scisma: contro il papa legittimo Alessandro III, l'imperatore Federico Barbarossa aveva sostenuto una successione di antipapi. Ma nel 1177, con la pace di Venezia, il Barbarossa si era riconciliato con Alessandro III e aveva ritirato il proprio appoggio [fonti-web]. Quando dunque, nel 1179, una fazione irriducibile volle eleggere un nuovo antipapa, lo fece ormai senza più il sostegno imperiale — e cercò rifugio in un luogo sicuro: il castello dei conti di Palombara.
Il 12 (o 26) settembre 1179, «nel castello dei conti di Palombara», pochi vescovi e un cardinale elessero il quarto antipapa dello scisma: il monaco Lando da Sezze, della famiglia Frangipane, detto Sitino, che assunse il nome di Innocenzo III [Pompili, Medioevo]. Fu consacrato da un vescovo tedesco, forse in una chiesa della stessa Palombara o a Farfa [dossier `curiosita-leggende.md`]. Del castello fece il suo «Laterano»: la corte e la sede pontificia scismatica vi durarono quattro mesi [Pompili, Castello]. Secondo l'erudito Gaetano Moroni, a muovere le fila dell'operazione fu un «miles frater Octaviani», un nobile fratello di Ottaviano che deteneva ad interim la signoria del castello [Pompili, Medioevo].
L'antipapa sedeva «nella sala del trono», cioè nella camera palatii del castello — la stessa sala che aveva visto la restituzione dei beni all'abbazia dell'Argentella nel 1111 e che avrebbe ospitato, un secolo dopo, il testamento di papa Onorio IV e la chiusura del processo ai Templari [Pompili, Medioevo].