Chiesa
Chiesa di San Giovanni Battista
La parrocchiale di Stazzano Nuovo, che custodisce il ciclo affrescato di Santa Caterina d'Alessandria salvato dal borgo abbandonato di Stazzano Vecchio.
San Giovanni Battista è la chiesa parrocchiale di Stazzano Nuovo, la frazione di Palombara Sabina sorta all'inizio del Novecento quando gli abitanti abbandonarono il vecchio borgo di Stazzano. È una chiesa relativamente recente nelle sue strutture, ma custodisce un tesoro molto più antico: un ciclo di nove affreschi con le Storie di Santa Caterina d'Alessandria, staccato nel 1964 dall'antica chiesa rurale presso Stazzano Vecchio e qui ricollocato per salvarlo dall'abbandono.
La sua storia è perciò indissolubile da quella del borgo scomparso. Stazzano Vecchio era un piccolo abitato di origine medievale, cresciuto attorno a un castrum dei Savelli. All'inizio del XX secolo un violento terremoto spinse i suoi circa 150 abitanti a trasferirsi poco più in basso, dove sorse Stazzano Nuovo: con loro, negli anni, si mise in salvo anche la memoria artistica del vecchio insediamento.
Va detto con chiarezza che gli studi storici del paese, dedicati soprattutto al capoluogo, conservano poche notizie specifiche sull'edificio parrocchiale di Stazzano Nuovo in quanto tale. La ricchezza di questa chiesa sta soprattutto in ciò che accoglie: il ciclo affrescato, che le fonti di storia dell'arte hanno studiato in dettaglio.
Architettura
L'edificio parrocchiale di Stazzano Nuovo è una costruzione novecentesca, funzionale alla comunità della frazione. Le fonti storiche locali non ne descrivono in dettaglio la facciata, l'impianto o il campanile: in assenza di dati verificati, si preferisce non attribuire alla chiesa elementi architettonici non documentati.
Il cuore artistico della chiesa è invece il ciclo affrescato di Santa Caterina d'Alessandria, proveniente dall'antica chiesa rurale presso Stazzano Vecchio. Il ciclo si articola in nove scene disposte su due fasce — quattro nella fascia superiore e cinque in quella inferiore — che raccontano la vita e il martirio della santa: dall'incontro con l'imperatore alla disputa con i dotti, dalla prigionia al supplizio della ruota spezzata da un angelo, fino alla decapitazione e alla traslazione del corpo sul Monte Sinai a opera degli angeli.
Le fonti di storia dell'arte datano il ciclo intorno alla metà del XV secolo e ne sottolineano un tratto singolare: le "sembianze orientali" conferite ad alcune figure per evocare Alessandria d'Egitto, e una qualità pittorica non uniforme che fa pensare all'intervento di più mani, cioè di una bottega. Il ciclo è considerato dagli studiosi "un unicum in Sabina".
All'antica chiesa rurale apparteneva anche un portale d'ingresso affiancato da due leoni stilofori, con un'iscrizione che ricorda un maestro attivo a Stazzano — "Magister Laure(n)tius Perti Maria fecit hoc opus". Parte della critica identifica questo nome con Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta (1412-1480), pittore e scultore senese, cui verrebbero attribuiti i leoni e il portale; è un'ipotesi attributiva da accogliere con la dovuta prudenza (si veda "Dati da verificare").
Cosa vedere
Ciò che rende speciale questa chiesa è il ciclo di Santa Caterina d'Alessandria: un racconto per immagini del Quattrocento, salvato dall'abbandono e ricomposto qui. Merita attenzione la sequenza narrativa delle nove scene, la vivacità con cui è resa la leggenda della santa — la ruota che si spezza, il latte che sgorga al posto del sangue nella decapitazione — e quel gusto per l'"esotico" con cui il pittore volle richiamare l'Oriente della vicenda. È, per la Sabina, una testimonianza rara di pittura murale quattrocentesca di committenza signorile.
Curiosità
- Un ciclo salvato due volte. Le Storie di Santa Caterina furono realizzate nel Quattrocento in una chiesa rurale che, dopo l'abbandono di Stazzano Vecchio, rischiava di andare perduta con l'edificio. Lo stacco del 1964 e il trasferimento nella nuova parrocchiale furono, di fatto, un'operazione di salvataggio: gli affreschi sopravvivono oggi lontani dal muro per cui erano nati.
- Il nome del maestro sul portale. L'iscrizione "Magister Laure(n)tius Perti Maria fecit hoc opus" sul portale con i leoni ha acceso il dibattito degli studiosi: dietro quel nome parte della critica riconosce il Vecchietta, uno dei grandi artisti senesi del Quattrocento. Che un maestro di quel livello abbia lavorato in un piccolo borgo della Sabina resta un dato affascinante e discusso.
- Una chiesa figlia di un borgo scomparso. Stazzano Nuovo nacque perché Stazzano Vecchio fu abbandonato dopo il terremoto di inizio Novecento. La parrocchiale di San Giovanni Battista è quindi, in un certo senso, l'erede di quel borgo perduto: ne raccoglie la comunità e ne custodisce l'eredità artistica.
- Attenzione all'omonimia. Nella zona di Stazzano le fonti citano più di un edificio legato al nome "San Giovanni". La storiografia locale attribuisce il portale con i leoni e il ciclo di Santa Caterina a una chiesa di San Giovanni Evangelista, mentre le fonti di storia dell'arte più recenti li riferiscono a un'antica San Giovanni Battista presso Stazzano Vecchio. È una discordanza documentata, non un dettaglio: se ne parla in "Dati da verificare".
Informazioni per la visita
La chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista si trova a Stazzano (Stazzano Nuovo), frazione di Palombara Sabina, in Piazza Aristide Cornoldi. Appartiene alla Diocesi di Sabina-Poggio Mirteto.
Trattandosi di una chiesa parrocchiale attiva, l'accesso è di norma legato agli orari delle celebrazioni; per visitare in modo mirato il ciclo affrescato conviene contattare preventivamente la parrocchia o la Diocesi. Gli orari delle messe non sono qui riportati perché non risultano pubblicati in forma verificabile sui canali diocesani consultati (si veda "Dati da verificare").
Consiglio pratico: chi è interessato alla storia del territorio può abbinare la visita alla scoperta del sito di Stazzano Vecchio, il borgo abbandonato da cui proviene il ciclo, raggiungibile poco distante.
History
Il borgo di Stazzano Vecchio è documentato dal Trecento: il primo documento che cita il "Castrum Statiani" risale al 1342. La sua vicenda si lega ai Savelli, signori del territorio, e conosce una svolta drammatica nel 1436, quando il castello fu distrutto dall'arcivescovo di Pisa Giuliano Ricci. Fu proprio in seguito a quella distruzione — secondo la lettura degli studiosi — che i Savelli aprirono un cantiere a Stazzano, impiegando maestranze qualificate anche nella chiesa rurale del borgo.
All'inizio del XX secolo un terremoto colpì l'area e determinò l'abbandono di Stazzano Vecchio: i circa 150 abitanti preferirono spostarsi non lontano, fondando Stazzano Nuovo. Qui fu istituita la parrocchia di San Giovanni Battista, che le fonti locali registrano come parrocchiale della nuova frazione. È a questa chiesa che, nel 1964, fu trasferito il ciclo affrescato di Santa Caterina, staccato dall'abside della vecchia chiesa rurale per sottrarlo alla rovina.
Sulla data del terremoto le fonti divergono: la storiografia locale (Silvi) parla del 1903, mentre i dati sismologici e le fonti recenti indicano il 24 aprile 1901; studi recenti ridimensionano inoltre l'idea di una "distruzione totale" del borgo (si veda "Dati da verificare").
(Fonti: R. Luttazi, Dell'Isola Sabina e della Badia di S. Giovanni in Argentella (1924); E. Silvi, Toponomastica sacra di Palombara Sabina (1963). approfondimenti web: Catalogo generale dei Beni Culturali (ICCD).)
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La frazione nata dalla rinascita: quando il terremoto del 1901 spopolò Stazzano Vecchio, la comunità scese a valle e ricostruì qui il proprio paese.
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