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Monumento

Forno San Biagio e Sant’Egidio

I forni pubblici del borgo, tra le parrocchie di San Biagio e Sant'Egidio: per secoli cuocere il pane fu una privativa dei signori, poi un diritto gestito in affitto dalla Comunità.

Il pane come privativa signorile

A Palombara cuocere il pane fu, per secoli, un privilegio riservato ai signori. Già nel Duecento il pane si cuoceva nel forno signorile, uno dei diritti feudali della corte, accanto ai canoni, alla quarta dei prodotti e alle altre privative. Sotto il duca Giovanni Savelli, tra la fine del Cinquecento e il primo Seicento, il forno per la cottura del pane era una "privativa assoluta della camera ducale": l'inventario del feudo registra il forno di Palombara affittato in esclusiva, con un canone che nel 1592 valeva 60 scudi.

L'unico forno della terra

L'atto di vendita del feudo del 1637 è esplicito: il forno di Palombara era l'unico forno "entro la terra", affittato per 200 scudi l'anno; "da tempo immemorabile" non se ne era mai aperto un altro, ed era vietato a chiunque vendere pane. Il monopolio del forno restava saldamente nelle mani della famiglia dominante, che lo cedette poi ai Borghese tra i diritti signorili del feudo.

Dai signori alla Comunità

Con il tempo la gestione dei forni pubblici passò alla Comunità di Palombara, che li dava in affitto al miglior offerente, destinandone i proventi alle casse comunali. Un forno del genere è documentato ancora alla fine dell'Ottocento: nel 1885 alcuni locali sotto il torrione annesso al Palazzo Baronale furono affittati per un dodicennio proprio "per ridurli ad uso di forno". La memoria di questi forni resta legata ai due poli parrocchiali del borgo, San Biagio e Sant'Egidio, attorno ai quali si organizzava la vita quotidiana del paese.

La posizione sulla mappa è indicativa.