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Monumento

La trappola perfetta

Pozzi-trabocchetto, botole nascoste, passerelle che sparivano nel vuoto e pece ardente dall'alto: il Castello di Palombara non era solo un muro da scalare, ma una macchina d'inganni pensata per intrappolare chi osava entrare.

Immagina di essere un soldato nemico. Hai superato le mura, hai sfondato una porta, e finalmente sei dentro il Castello di Palombara. Ti senti al sicuro. È esattamente lì che comincia il vero pericolo. Dietro ogni scala buia, sotto ogni pavimento di tavole, sopra ogni feritoia, il castello ti sta aspettando. Nello studio di F. Pompili sul Castello di Palombara Sabina la rocca appare come un congegno a incastro, dove ogni ambiente è pensato per rallentare, disorientare e infine colpire l'intruso [Pompili, Castello, p. 54]. Non a caso Palombara fu considerata a lungo imprendibile: fino al 1556 nessun esercito riuscì a espugnarla — falliti Pierleoni, Vitelleschi, persino Federico da Montefeltro e gli Orsini — e solo il Duca d'Alba la ridusse in cenere, ma quando non era difesa da alcun esercito [Pompili, Castello, p. 9].

Un castello pensato per ingannare

La difesa cominciava già alle porte. Il secondo ingresso della rocca era sormontato da una piombatoia, cioè un'apertura nel soffitto della porta da cui i difensori potevano lasciar cadere pietre, dardi e liquidi bollenti su chi tentava di passare, ed era sorvegliato da una feritoia che comunicava con l'antico corpo di guardia [Pompili, Castello, p. 13]. Chi guardava dal basso vedeva solo un arco di pietra con i merli; non immaginava quante mani lo stessero già osservando dall'alto [Pompili, Castello, p. 39-40]. Ma il capolavoro dell'ingegno difensivo si nascondeva più in profondità, lungo un passaggio segreto che collegava il cuore del castello alle mura del borgo.

Il Muro del Soccorso: la galleria segreta

È il Muro del Soccorso, così chiamato già in un documento del 1476: un camminamento fortificato lungo 76 metri che, superando un dislivello di 25 metri, collegava la rocca alle mura estreme del borgo medievale [Pompili, Castello, p. 53]. Al suo interno correva una galleria stretta appena un metro, lunga 61 metri e alta 3,50, illuminata da 27 feritoie per archibugio: da qui i balestrieri potevano correre in aiuto senza mai essere visti dal nemico [Pompili, Castello, p. 53]. Pompili lo paragona al celebre «corridore di Borgo» di Castel Sant'Angelo, quello attraverso cui papa Clemente VII si mise in salvo durante il Sacco di Roma [Pompili, Castello, p. 48]. E c'è una sorpresa: a metà percorso, nel pavimento, si apre una botola affacciata sul colmo dell'arco detto di Sant'Antonio. Serviva come osservatorio e come bocca di lancio — e, nei casi estremi, come trabocchetto [Pompili, Castello, p. 53].

Il pozzo-trabocchetto

Il torrione che chiude il Muro del Soccorso, alto 15 metri e con una curiosa pianta a «ferro di gondola», custodisce l'espediente più ingegnoso di tutti. Al suo interno si trova un pozzo semicircolare con i gradini murati «a sbalzo» lungo la parete, così stretti da lasciar passare una persona per volta [Pompili, Castello, p. 53]. È illuminato da feritoie e da una botola posta sulla piattaforma in alto: un occhio che sorveglia e, all'occorrenza, una bocca da cui colpire chi si trovasse sul fondo [Pompili, Castello, p. 53]. L'unico accesso al torrione, riservato ai Savelli e alle milizie, era un alto ingresso ad arco protetto da un ponte levatoio gettato oltre il dirupo, con un corpo di guardia nell'androne [Pompili, Castello, p. 53-54]. Ancora un secolo e mezzo fa la vecchia strada delle «colonnette» si arrestava proprio davanti a quella grande porta [Pompili, Castello, p. 13].

L'ultima difesa: il percorso a incastro

Ed ecco come funzionava la trappola, secondo la ricostruzione di Pompili. Il nemico che fosse penetrato nell'androne si trovava davanti ripide scale. Se, attraverso una mina, fosse precipitato nel pozzo, veniva bersagliato dal tiro piombante che scendeva dalla botola. Se avesse imboccato la galleria o il corridoio scoperto, doveva affrontare la salita contro spadaccini e alabardieri appostati. E chi fosse arrivato in fondo? Lo attendeva l'ultimo inganno: un trabocchetto — un vuoto profondo oltre tre metri, coperto da semplici tavole di legno pronte a cedere — seguito da una posterla con una passerella retrattile che si poteva ritirare all'improvviso, e da un cunicolo battuto dal tiro di sassi, frecce e pece ardente che pioveva dalla piombatoia della torre ghibellina [Pompili, Castello, p. 54]. Un percorso studiato perché ogni passo in avanti fosse una condanna.

La leggenda delle lame nel pozzo

Attorno a quel pozzo la fantasia popolare ha ricamato una storia cupa: si racconta che sul fondo fossero infilate lame taglienti, sulle quali i condannati venivano fatti precipitare dalle scale o dalla botola. Pompili la riporta, ma mette subito i puntini sulle i: nessun episodio del genere è mai stato tramandato, lo Statuto di Palombara non prevedeva la pena di morte e i Savelli non risultano essere stati tiranni [Pompili, Castello, p. 55]. Come tutte le leggende, ammette l'autore, potrebbe però nascondere un fondo di verità: un simile trattamento, semmai, sarà stato riservato ai nemici in armi [Pompili, Castello, p. 55].

Curiosità

  1. Una porta che ti guarda dall'alto. La piombatoia sopra il secondo ingresso era decorata con i merli ghibellini «a coda di rondine»: bella da vedere, ma studiata per far piovere addosso di tutto a chi tentava di entrare [Pompili, Castello, p. 13].
  2. Gradini per una persona sola. I gradini a sbalzo del pozzo erano tanto stretti da far passare un uomo per volta: un modo semplice e geniale per impedire a un gruppo di assalire in massa [Pompili, Castello, p. 53].
  3. La stessa idea di un papa in fuga. Il Muro del Soccorso funzionava come il corridoio segreto che salvò papa Clemente VII a Castel Sant'Angelo: una via nascosta per portare aiuto o mettersi in salvo senza farsi vedere [Pompili, Castello, p. 48].
  4. Il pavimento che spariva. La passerella retrattile e le tavole sopra il trabocchetto erano vere e proprie trappole a scomparsa: bastava un attimo perché il terreno sotto i piedi del nemico non ci fosse più [Pompili, Castello, p. 54].
  5. Anche la torre più antica nascondeva una botola. Al piano terra della torre ghibellina, nella grande volta a botte, si vedono ancora le tracce di una botola poi richiusa [Pompili, Castello, p. 42].

Informazioni e collegamenti

Questa scheda racconta soltanto il sistema difensivo. Per la storia completa della fortezza, delle sue torri e delle famiglie che la abitarono, vedi la scheda del Castello Savelli. Le difese della rocca furono messe alla prova dal signore che due volte la salvò dagli Orsini: la sua vicenda è raccontata nella scheda Troilo Savelli, l'eroe di Palombara. Del reticolo di cisterne e cunicoli che si nasconde sotto il colle parla invece la scheda Palombara sotterranea.

(Fonti: F. Pompili, Il Castello di Palombara Sabina.)