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Rovine di Castiglione

Monumento

Rovine di Castiglione

Un intero borgo fortificato inghiottito dal bosco, tra doppie mura merlate, una cisterna romana e il ricordo di Cameria, la città sabina che i secoli hanno cancellato.

A poco più di un chilometro e mezzo in linea d'aria dal centro di Palombara, aggrappate all'ultima propaggine di Monte Gennaro, si nascondono tra la macchia le rovine di Castiglione. Non un rudere isolato, ma i resti di un intero castrum medievale — rocca, borgo e chiese — che per secoli visse di vita propria e poi, lentamente, si spense.

Chi sale fin qui, oggi dentro il Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, cammina in una città fantasma restituita alla natura: muri di pietra locale coronati da piccoli merli, il perimetro di una doppia cinta difensiva, e — cuore silenzioso del sito — una grande cisterna per l'acqua che gli studi fanno risalire addirittura all'età romana. È uno dei più affascinanti «castelli scomparsi» del territorio di Palombara, insieme a Stazzano Vecchio, Monteverde e il castrum di Montefalco.

Castiglione non fu distrutto da un assedio né cancellato da una catastrofe: si svuotò poco alla volta, mentre i suoi abitanti scendevano a cercare rifugio dentro le più sicure mura di Palombara. Restano le pietre, e con esse una domanda che appassiona ancora gli studiosi: sotto questo colle si nascondeva forse Cameria, una delle più antiche città della Sabina?

Cosa vedere

Il fascino di Castiglione sta nel poterne ancora leggere la pianta. Il castrum era un insediamento «strutturalmente organico», con rocca, borgo e chiesa racchiusi entro un ampio perimetro di mura munite di torri [Pompili, Medioevo]. A differenza del castrum di Palombara — che nell'XI secolo occupava appena un ettaro scarso — Castiglione era più esteso e più evoluto, con case a due piani addossate alle mura a formare una corte e un borgo affacciato verso la chiesa e la porta urbana [Pompili, Il Castello di Palombara Sabina].

Ancora oggi si riconoscono le mura, spesse alla base appena una sessantina di centimetri (contro il metro e mezzo del palazzo di Palombara) e coronate da piccoli merli che Pompili accosta a un possibile opus saracenum [Pompili, Il Castello]. La corroborazione sul terreno descrive una doppia cinta difensiva concentrica: una esterna a protezione del borgo e una interna a racchiudere la rocca, ultimo baluardo in caso d'assedio [Parco Lucretili; Wikipedia].

Il pezzo più notevole è la grande cisterna con piattaforma per la raccolta dell'acqua piovana. Datata dal Venanzi al II secolo d.C., conserva un intonaco in opus signinum e una volta con motivo a intreccio identici a quelli della cisterna che si trova sotto il Palatium del castello di Palombara: un filo diretto, scritto nella pietra, fra i due colli [Pompili, Il Castello]. Insieme a lei, alcuni tratti delle mura orientali della rocca e la base scarpata di una torre sono ritenuti anch'essi di epoca romana [Pompili, Medioevo].

Poco oltre, verso l'ultimo lembo di Monte Gennaro, sopravvivono le tracce della cella di San Michele Arcangelo, chiesetta a croce latina lunga appena diciassette metri, che i monaci usavano per assistere i coloni sparsi e gli abitanti di Castiglione [Pompili, Medioevo; Luttazi].

Esperienza di visita

Visitare Castiglione è a metà tra l'escursione e il viaggio nel tempo. Si sale dentro il Parco dei Monti Lucretili, tra lecci, roverelle e affacci improvvisi sulla valle, per arrivare a un luogo dove il silenzio è parte dello spettacolo: nessuna biglietteria, nessun percorso segnato dentro le rovine, solo pietra e bosco. È proprio questa autenticità «grezza» a renderlo speciale — e a imporre rispetto.

Va affrontato con la cautela che si deve a un sito in stato di rudere: murature instabili, dislivelli, vegetazione fitta. Scarpe da trekking, prudenza e senso di responsabilità sono d'obbligo, sia per la propria sicurezza sia per non danneggiare un patrimonio fragile. È un'esperienza che dà il meglio con luce piena, evitando le ore serali, e che si può abbinare alla scoperta degli altri «castelli scomparsi» della Sabina e ai sentieri di Monte Gennaro.

Informazioni pratiche

  • Ingresso: libero e gratuito; sito all'aperto immerso nel Parco dei Monti Lucretili.
  • Come arrivare: ci si arriva a piedi. Un itinerario segnalato parte dal Convento di San Nicola, presso Palombara Sabina, e raggiunge il castrum in circa un'ora seguendo i sentieri del Parco (segnavia rosso-bianco-rosso) con una breve deviazione verso nord-est [Parco Lucretili]. (Tracciato, segnavia e tempi esatti: da verificare con la cartografia ufficiale del Parco e in loco.)
  • Parcheggio: possibile lasciare l'auto ai margini dell'abitato o nei pressi dell'imbocco del sentiero. (Aree di sosta specifiche da verificare sul posto.)
  • Tempo di visita: circa 3 ore per l'anello completo andata/ritorno con la sosta alle rovine; da mezza giornata se abbinato ad altre mete della montagna.
  • Accessibilità: percorso su terreno naturale, sterrato e in salita, con murature pericolanti: non adatto a passeggini, a persone con difficoltà motorie o a bambini piccoli lasciati incustoditi.
  • Limitazioni: trattandosi di ruderi, l'accesso ad alcune strutture può essere pericoloso; non arrampicarsi sui muri e non asportare materiali. (Eventuali divieti da confermare con il Comune e con l'Ente Parco.)

Curiosità

  1. Cameria, la città perduta. Le ricognizioni condotte dall'archeologo Rodolfo Lanciani nel 1907 collocarono proprio sul colle di Castiglione l'antica Cameria, che secondo Varrone fu la più potente città della Sabina, i cui abitanti minacciarono Roma fino al 520 a.C. [Pompili, Il Castello]. L'identificazione è però discussa: lo storico Luttazi collocava Cameria altrove, ad Aspra [Luttazi]. Da presentare come suggestiva ipotesi di studio, non come certezza.
  1. Non chiamatela «Palombara Vecchia». Una tradizione orale battezzava Castiglione «Palombara Vecchia», confondendola con la città antica scomparsa. Lo storico Silvi la smentisce con nettezza: era un castello autonomo, con consuetudini proprie, non la «vecchia» Palombara [Silvi].
  1. Un castello con un municipio. Contro il pregiudizio che lo voleva semplice avamposto militare di Palombara, Luttazi dimostrò che Castiglione (come Monteverde) fu un vero castello con popolazione, territorio, autonomia e municipio propri [Luttazi].
  1. Il «monte della verdura». Spentosi il borgo, il suo tenimento restò prezioso ai palombaresi per pascolo e legna. Nei bandi di fine Cinquecento Castiglione è chiamato «monte della verdura», con divieti di tagliar fascina e cuocere calce sotto pena di multe salate [Luttazi].

Storia

La vicenda di Castiglione è ricostruita da fonti che non concordano fra loro, e vale la pena riferirle tutte. Secondo lo studioso Fernando Pompili il castello è già citato nel X secolo nei documenti dell'abbazia di Farfa, e faceva parte di quel «piccolo regno» che i conti Crescenzi-Ottaviani misero insieme mettendo le mani prima sul castrum di Palombara, poi su Castiglione e infine su Monteverde [Pompili, Palombara nel Medioevo]. Altre ricostruzioni, seguite dalle schede del Parco dei Monti Lucretili, lo dicono invece più recente: fondato probabilmente nella seconda metà del XIII secolo da Rinaldo di Palombara, di cui è attestato come proprietà nel 1276 [Parco Lucretili; fonti web verificate]. Lo storico ottocentesco Luttazi, dal canto suo, riteneva che già nel 1276 Castiglione fosse «paese abitato ma già distrutto» [Luttazi].

Un punto è certo e documentato: il 30 settembre 1276 i figli di Rainaldo — Federico, Ottaviano, Rainaldo, Pietro, Egidio e Bertoldo — vendono a Deodato di Cretone sei corpi di terra «di pertinenza del castello di Castiglione» [Pompili, Medioevo; Luttazi]. Alla fine del Duecento il feudo entra nell'orbita dei Savelli, con il cardinale Giacomo Savelli, il futuro papa Onorio IV [fonti web verificate; Pompili, Medioevo].

Ma proprio mentre cambia padrone, Castiglione muore. Già al tempo di Ottaviano II, nella seconda metà del XII secolo, «non vive più di vita autonoma e qualche abitante è già emigrato entro le mura di Palombara» [Pompili, Medioevo]. Nel 1290 il rettore della chiesa del castrum ottiene dal papa di diventare anche arciprete di San Biagio a Palombara: segno che il centro di gravità si era ormai spostato a valle. Nel 1343 un registro diocesano lo definisce senza mezzi termini dirutum, in rovina [Pompili, Medioevo]. L'abbandono, spiega Pompili, fu dovuto soprattutto alla scomodità delle vie di comunicazione, allo scarso spazio coltivabile e al dinamismo dei signori di Palombara — solo in parte, e non come causa unica, a un terremoto duecentesco [Pompili, Medioevo].

Castiglione e Montefalco: due castelli distinti. Vale la pena chiarire un equivoco ricorrente. Castiglione e il Castrum di Montefalco (o Monte Falco) sono due siti diversi, non lo stesso luogo. Lo dice esplicitamente lo stesso Pompili, che nel raccontare la fine di Castiglione osserva che esso «è l'ultimo villaggio abbandonato in questa parte della Sabina — il prossimo, Montefalco, cadrà per eventi bellici» [Pompili, Medioevo]: due destini opposti, l'uno spentosi per spopolamento, l'altro caduto in guerra. Le due fortezze ebbero anche proprietari diversi: Castiglione appartenne ai conti di Palombara (Ottaviani) e poi ai Savelli, mentre Montefalco figura nel testamento di Andrea Palombara del 1446 come possesso della famiglia «Palombara», un casato disceso dai signori di Moricone e distinto dai Savelli [Luttazi]. Va inoltre respinta l'identificazione di Montefalco con un presunto «Monteflavio vecchio»: le fonti verificate non la confermano [dossier `territorio-natura`].

Crediti e approfondimenti

Il sito è indicato negli studi storici come Castrum di Castiglione (o Castrum Castillionis); sul portale abbiamo scelto il titolo Rovine di Castiglione, la denominazione più diffusa e immediata per il visitatore. Le fotografie dei ruderi provengono da Wikimedia Commons con licenza libera CC BY-SA 4.0 (foto di Gabriele Maccaroni e altri autori), con attribuzione indicata nella galleria; le immagini dell'articolo di approfondimento non sono state riutilizzate, in assenza di una licenza esplicita.

(Fonti: R. Luttazi, Dell'Isola Sabina e della Badia di S. Giovanni in Argentella (1924); F. Pompili, Palombara Sabina nel Medioevo (1990); F. Pompili, Il Castello di Palombara Sabina; E. Silvi, Toponomastica sacra di Palombara Sabina (1963). approfondimenti web: Wikipedia, Tibursuperbum.)

Linea del tempo

  1. 1276

    Castiglione è attestato come proprietà di Rinaldo di Palombara.

  2. 1343

    Un registro diocesano lo definisce ormai 'dirutum', in rovina.

  3. 1907

    Le ricognizioni di Rodolfo Lanciani vi collocano l'antica città sabina di Cameria.

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