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Storia

Mille anni di Palombara: verso il millenario del 2029

4 July 2026 — Author: Super Admin

Mille anni di Palombara: verso il millenario del 2029

Nel 1029 il nome di Palombara compare per la prima volta in un documento. Nel 2029 il borgo festeggerà i suoi primi mille anni di storia scritta. Un viaggio alle origini.

La prima volta che Palombara ebbe un nome scritto

Ci sono luoghi che esistono da secoli prima di essere nominati in un documento. Palombara è uno di questi. Il momento in cui il suo nome entra ufficialmente nella storia scritta ha una data precisa: il 12 giugno 1029. Quel giorno una bolla di papa Giovanni XIX, dedicata alla conferma dei confini della diocesi di Tivoli, cita per la prima volta il borgo con queste parole: "Deinde ad silice que est iuxta castrum qui palumbarum vocatur" — "poi fino alla strada selciata che è presso il castello chiamato Palombara".

È la prima comparsa documentata del nome. Da quel 1029 comincia il conteggio ufficiale della storia di Palombara. E poiché mille anni sono presto detti, nel 2029 il paese celebrerà il suo millenario: un anniversario che pochi centri possono vantare e che rappresenta un'occasione straordinaria per riscoprire le proprie radici.

Prima del nome: la fara longobarda

Ma cosa c'era su questo colle prima del 1029? La storia più antica affonda nel VI secolo. Verso la fine di quel secolo, dopo l'invasione longobarda della Sabina (578), sulla sommità del colle si stabilì una "fara", cioè uno stanziamento militare di frontiera. Nasceva così il "castrum longobardorum", un quadrilatero fortificato di circa 24 metri per lato, costruito sfruttando manufatti tardo-romani preesistenti.

Non era un luogo qualsiasi: per oltre un secolo l'Allia, i monti Cornicolani e i Lucretili segnarono il confine tra il ducato longobardo di Spoleto e il ducato romano. Palombara si trovava a una sola giornata di marcia da Roma, in una posizione strategica che ne avrebbe fatto per sempre una sentinella. Lo stesso Statuto del borgo, redatto in età più tarda, conserva ancora nelle sue norme l'impronta del diritto longobardo.

Gli Ottaviani e la nascita del "piccolo regno"

Verso la fine del X secolo entra in scena la famiglia che avrebbe dato al castello la sua fisionomia: gli Ottaviani, un ramo dei Crescenzi, di discendenza longobarda. "Per affidamento o per usurpazione" misero le mani prima sul castrum di Palombara, poi su Castiglione e infine su Monteverde, dando origine a quello che gli studiosi hanno chiamato un "piccolo regno" destinato a durare oltre sei secoli.

Nel 1064 il Regesto Sublacense chiama Oddone "regulus castri Palumbariae", il "piccolo re" del castello di Palombara: un titolo che dice bene l'orgoglio e l'autonomia di questi signori. Nel 1063 il fratello Ottaviano è chiamato per la prima volta "comes Palumbariae", primo conte di Palombara. Sotto gli Ottaviani il castello assunse via via le dimensioni dell'attuale centro storico e vide passare, tra le sue mura, imperatori e papi.

Dai conti ai Savelli

Nel corso del XIII secolo il feudo passò ai Savelli, una delle grandi famiglie baronali di Roma. Un momento chiave è il 1278, quando il cardinale Giacomo Savelli — futuro papa Onorio IV — acquistò il castello di Palombara insieme a quello di Monteverde per 14.000 bolognini. Da allora, e per quasi quattro secoli, i Savelli fecero di Palombara la loro "prima terra", quella amata più di ogni altra, prima di cederla nel 1637 ai principi Borghese.

Un compleanno lungo mille anni

Che il millenario cada nel 2029 non è una suggestione recente. Già nel 1989 lo storico locale che più ha studiato il castello datava la sua opera "Nel 960° anno di Palombara: 1029-1989", guardando fin da allora al traguardo dei mille anni. È come se il borgo aspettasse da tempo questo appuntamento.

Il 2029, del resto, non segnerà soltanto il millennio della prima menzione di Palombara: quella stessa bolla del 1029 di Giovanni XIX riguardava anche i confini diocesani sul Monte Gennaro, ai cui piedi sorge l'abbazia di San Giovanni in Argentella. Mille anni di storia documentata, tra un colle fortificato dai Longobardi, i "piccoli re" del Medioevo e i grandi casati romani: una ragione in più per salire fin quassù e camminare in un borgo che si prepara a spegnere mille candeline.

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