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Storia

Benvenuto Cellini in fuga: due giorni nascosto nel castello di Palombara (1532)

4 July 2026 — Author: Super Admin

Benvenuto Cellini in fuga: due giorni nascosto nel castello di Palombara (1532)

Convinto di aver ucciso un uomo, il grande orafo fiorentino cercò rifugio nella rocca sabina. Lo racconta lui stesso nella sua celebre autobiografia.

Un orafo in fuga da Roma

Benvenuto Cellini è uno dei nomi più celebri del Rinascimento italiano: orafo, scultore, incisore, autore di una delle autobiografie più vivaci mai scritte, la sua *Vita scritta da sé medesimo*. Ed è proprio in quelle pagine che Palombara Sabina entra, per un episodio breve ma vivissimo, nella biografia di un genio.

Siamo nel 1532. Cellini fugge da Roma perché crede di aver ucciso un uomo, un certo Benedetto, in una rissa. Convinto di essere ricercato per omicidio, l'artista lascia in fretta la città cercando un luogo sicuro dove attendere che la tempesta si plachi. Quel luogo sarà il castello di Palombara.

Il passaggio di ponte Sisto

Il racconto che Cellini fa della fuga ha il ritmo di un'avventura. Nell'attraversare Roma, a ponte Sisto, si imbatte nella guardia del Bargello — la polizia cittadina — schierata a cavallo e a piedi. Un incontro che avrebbe dovuto significare la cattura. E invece l'orafo passa indisturbato: "merzè di Dio", scrive, furono loro "oscurati gli occhi", quasi che una forza superiore avesse impedito agli sbirri di riconoscerlo.

Superato il pericolo, Cellini punta verso la Sabina e raggiunge Palombara, dove sa di poter contare su un amico fidato.

L'ospitalità di Giovan Battista Savelli

Ad accoglierlo nella rocca è Giovan Battista Savelli, figlio di Giacomo e di Camilla Farnese, e in seguito viceré d'Abruzzo per designazione di Carlo V. Cellini lo aveva conosciuto negli anni drammatici del sacco di Roma del 1527 e dell'assedio di Firenze: un'amicizia forgiata in tempi difficili, che ora si traduce in protezione.

L'orafo viene sistemato nelle stanze della rocca destinate agli ospiti — l'appartamento ricavato a fine Quattrocento nel piano alto dell'antica fortezza — e vi rimane per due giornate, "carezzato" dal Savelli, come scrive con evidente gratitudine. Con una precauzione che rivela la prudenza del padrone di casa: Cellini rimanda il proprio cavallo al messer Giovanni che glielo aveva prestato, ma senza far sapere dove si trovasse rifugiato, per non lasciare tracce.

La diplomazia di un signore

Il congedo di Cellini da Palombara racconta bene la delicatezza della situazione. Trascorsi i due giorni, il Savelli mette l'ospite "in sulla strada di Napoli", indirizzandolo lontano dai guai romani. Non era un gesto scontato: i rapporti tra papa Clemente VII e la casata dei Savelli erano allora buoni, e ospitare troppo a lungo un fuggitivo ricercato avrebbe potuto guastarli. Meglio, dunque, un soccorso rapido e generoso, seguito da un discreto allontanamento.

È un episodio minimo nella sterminata vicenda di Cellini, ma prezioso per Palombara: significa che tra le mura del suo castello passò, sia pure per due giorni e da fuggiasco, uno dei massimi artisti del Cinquecento. E significa che quelle stanze degli ospiti, ancora oggi parte del complesso, hanno visto realmente il volto di Benvenuto Cellini. Non una leggenda: un ricordo affidato alle sue stesse parole.

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