Storia
Quando Palombara ebbe la sua corte papale: l'antipapa Lando e il castello che divenne un "Laterano" (1179-1180)
4 July 2026 — Author: Super Admin

Per quattro mesi la rocca sabina ospitò la corte di un antipapa. Poi cadde in una notte, per il tradimento di un signore corrotto.
Uno scisma nel cuore della Chiesa
Nella seconda metà del XII secolo la Chiesa era lacerata da uno scisma: contro papa Alessandro III si susseguirono, sostenuti dall'imperatore Federico Barbarossa, una serie di antipapi. L'ultimo di quella catena fu un monaco, Lando da Sezze — noto anche come Lando Frangipane, detto "Sitino" — che assunse il nome di Innocenzo III (da non confondere con il grande papa omonimo di trent'anni dopo).
E fu proprio Palombara a offrire il palcoscenico a quell'ultimo atto. Il 12 (o secondo altre fonti il 26) settembre 1179, nel castello dei conti di Palombara, pochi vescovi e un cardinale elessero Lando quarto antipapa dello scisma. Da quel momento la rocca sabina divenne, per alcuni mesi, la sede di una corte pontificia.
Il castello che fece da "Laterano"
Le cronache lo dicono con un'immagine efficace: del castello di Palombara Lando fece il suo "Laterano", cioè la sua reggia papale, come i legittimi pontefici avevano al Laterano la loro sede romana. La corte scismatica vi durò quattro mesi. L'antipapa sedeva, secondo la ricostruzione degli studiosi, nella grande "camera palatii" del castello — la stessa sala del trono e di giustizia che aveva già visto altri momenti solenni della storia locale.
Dietro l'operazione, secondo il cronista Moroni, ci sarebbe stato un "miles frater Octaviani", un nobile fratello del conte Ottaviano che deteneva ad interim la signoria di Palombara. La rete di parentele di Lando — legato ai Frangipane, ai Sant'Eustachio, ai conti di Galeria e del Tuscolo — rendeva la posizione dell'antipapa tutt'altro che debole.
Una fortezza che si prende solo tradendola
Alessandro III non poteva tollerare quella corte rivale a un passo da Roma. Incaricò dunque il cardinale Ugo Pierleoni di stanare l'antipapa. Ma il castello di Palombara aveva fama di essere imprendibile: ben fornito di scorte, riserve d'acqua e uomini decisi, non si sarebbe piegato a un assalto frontale.
Cadde, invece, per tradimento. Le fonti raccontano che nel gennaio 1180, una notte, i chiavistelli "ben oliati" di porta San Biagio si aprirono in cambio di denaro. Fu il tradimento di uno dei conti di Palombara — un nome rimasto sconosciuto — a spalancare la via agli armati del cardinale Pierleoni, che risalirono i vicoli fino alla rocca "ritenuta inespugnabile". L'antipapa e i suoi complici furono catturati di sorpresa. Le cronache latine registrano la cattura: "apud Palumbaria cum sociis captus est", preso a Palombara con i suoi compagni.
La fine di Lando
Catturato, Lando fu relegato a Cave e vi morì in esilio l'anno seguente, nel 1181: con lui si chiuse lo scisma dei quattro antipapi. Lo storico Muratori aggiunge un dettaglio significativo: Alessandro III "comperò dal fratello dell'antipapa, Ottaviano, Palombara" — segno che la resa del castello passò anche per un accordo economico con la famiglia comitale.
Attorno alla figura di Lando fiorì poi la leggenda, alimentata dagli avversari. Si diceva che il monaco — che portava fama di "amatore insaziabile, dal fascino aggressivo e delicato" — si incontrasse col demonio a ogni primo venerdì del mese, che dalle sue mani uscissero fiammelle capaci di accecare, che la terra su cui posava i piedi restasse sterile per sette generazioni. Sono, appunto, dicerie della propaganda del tempo, da raccontare per quello che sono: leggende nate per screditare un nemico.
Ma il fatto storico resta, ed è di quelli che segnano un piccolo borgo: per quattro mesi, alla fine del XII secolo, Palombara fu la capitale di una Chiesa parallela, e la sua rocca il trono di un papa che la storia avrebbe poi chiamato antipapa.