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Visit Palombara Sabina

Tradizione

I Templari a Palombara: l'ultimo atto del processo (1310)

Il 27 luglio 1310, "in Palatio castri Palumbariae", fu ascoltato l'ultimo imputato del processo italiano ai Templari: la vicenda europea dell'Ordine del Tempio ebbe il suo epilogo peninsulare in una sala del castello di Palombara.

Ci sono luoghi in cui la grande storia europea si chiude quasi in silenzio, lontano dai riflettori. Il castello di Palombara Sabina è uno di questi. Qui, nell'estate del 1310, si concluse in Italia il processo ai Cavalieri Templari, la vicenda giudiziaria che tra il 1307 e il 1312 travolse uno degli ordini religioso-militari più potenti e leggendari del Medioevo. L'ultimo imputato del procedimento italiano fu ascoltato non a Roma né in una grande città, ma "in Palatio castri Palumbariae", nella sala del palazzo del castello Savelli.

È un fatto interamente documentato dagli atti del processo, con le loro citazioni latine e i signa tabellionis dei notai. E si intreccia con un altro elemento del territorio: i frati guglielmiti dell'abbazia di San Giovanni in Argentella, presenti a quel processo, e la suggestione — dichiarata tale — di un legame tra l'Ordine del Tempio, i guglielmiti e la leggenda del Graal. Per il grande pubblico appassionato di Templari, misteri ed esoterismo, Palombara custodisce così una pagina autentica, da raccontare distinguendo con rigore ciò che è storia da ciò che è pura suggestione.

Cosa sapere

La deposizione di Gualtiero di Napoli è preziosa perché restituisce, con voce diretta, il rituale d'iniziazione dei Templari così come veniva contestato dagli inquisitori. Il frate raccontò la cerimonia d'ingresso nell'Ordine — il mantello bianco con la croce rossa, il bacio sulla bocca — e il gesto più insidioso che gli era stato imposto: il rifiuto e l'oltraggio alla croce. Obbligato a sputare sulla croce, Gualtiero dichiarò di aver soltanto "fatto finta", sputando di lato [Pompili, Medioevo, pp. 41-43]. È il tipo di ambiguità che percorre tutti gli atti del processo europeo, tra confessioni estorte e resistenze, e che rende ogni deposizione una fonte da leggere con cautela.

Il processo non fu un affare di soli forestieri: tra il personale che vi prese parte compaiono diversi palombaresi, i nunzi Andreas, Gerardus e Fabianus e un Consulus de Palummaria [Pompili, Medioevo, pp. 42-43]. La comunità locale fu dunque parte attiva dell'ultimo atto di una vicenda continentale.

La sala che ospitò l'interrogatorio non era una stanza qualunque. Era la camera palatii, l'ambiente del Palatium detto nel Medioevo "del trono" o "di giustizia", teatro di una concentrazione di eventi storici davvero rara: la restituzione dei beni all'abbazia dell'Argentella usurpati dal conte Ottaviano (1111), la corte dell'antipapa Lando Frangipane (1179-1180), il testamento di papa Onorio IV (1285) e, appunto, la chiusura del processo ai Templari (1310) [Pompili, Medioevo, p. 43]. Quattro grandi vicende in un'unica sala.

Esperienza di visita

Per il visitatore, il fatto storico si traduce in un'esperienza concreta all'interno del Castello Savelli. La sala del Palatium può essere raccontata come la "stanza dei quattro eventi": un unico ambiente in cui, nell'arco di due secoli, si sono decise sorti di abbazie, antipapi, pontefici e ordini cavallereschi. È un aggancio ideale per una visita guidata a tema, capace di parlare tanto all'appassionato di storia medievale quanto a chi arriva incuriosito dal fascino dei Templari.

L'itinerario si completa naturalmente con l'abbazia di San Giovanni in Argentella, casa di quei frati guglielmiti che al processo furono presenti, dove si conserva l'unico ciclo pittorico dell'ordine guglielmita in Italia: due luoghi, il castello e l'abbazia, uniti da un filo che passa proprio per il 1310.

Curiosità

  1. Il calice sul gonfalone: un'eco del Graal? Sul gonfalone della "Felix Societas Balestrariorum Palumbariae" — l'unico superstite, oggi conservato nel castello Odescalchi di Bracciano — campeggia un calice d'argento dal disegno bizantineggiante. Lo stesso Pompili avanza, come pura suggestione dichiarata, l'ipotesi di un legame tra questo calice, i guglielmiti dell'Argentella, gli scomparsi Templari e la leggenda celtica del santo Graal [Pompili, Medioevo, pp. 56-57]. Da presentare esclusivamente come suggestione, mai come fatto.
  2. Un accusatore d'eccezione, poche settimane dopo. Nell'agosto 1310, a ridosso del processo templare, l'abate Giacomo di Palombara accusò il defunto Bonifacio VIII di sodomia nel clamoroso processo postumo al pontefice; poi di lui non si seppe più nulla [Pompili, Medioevo, pp. 43-44].
  3. La più antica citazione "cerasicola" è di quegli stessi anni. Nel 1326 Jacopo Savelli, cacciato dal Campidoglio, minacciò di vendicarsi "con doi denari dei cerase": una delle prime testimonianze del legame tra Palombara e le sue ciliegie affiora proprio nel secolo del processo templare [Pompili, Medioevo, p. 44].
  4. Due giorni, due formule. Gli atti distinguono con precisione i luoghi: l'interrogatorio del 27 luglio "in Palatio castri Palumbariae", la firma del 28 luglio "in Palatio Rocche castri Palumbariae" — la sala del palazzo e quella della rocca [Pompili, Medioevo, pp. 41-43].

History

La persecuzione dei Templari cominciò in Francia nel 1307 per volere del re Filippo il Bello, che puntava a impadronirsi dei beni dell'Ordine. Nei territori dello Stato della Chiesa si aprì un procedimento specifico, il processo italiano, che si svolse tra il 1309 e il 1310 in forma itinerante, spostandosi di sede in sede per raccogliere le deposizioni degli ultimi cavalieri e serventi rimasti. Fu, nel quadro europeo, uno dei processi minori, e i suoi esiti non incisero direttamente sul Concilio di Vienne che nel 1312 decretò la soppressione definitiva dell'Ordine.

Proprio questo processo itinerante ebbe il suo epilogo a Palombara. Il 27 luglio 1310, "in Palatio castri Palumbariae", fu ascoltato l'ultimo testimone e imputato del procedimento italiano: Gualtiero di Napoli, serviens (frate servente) dell'Ordine, entrato tra i Templari nel 1300, all'epoca di papa Bonifacio VIII. L'interrogatorio si svolse alla presenza del vescovo di Sutri, di Pandolfo Savelli — signore di Palombara — e dei frati guglielmiti dell'Argentella. Il giorno seguente, il 28 luglio 1310, "in Palatio Rocche castri Palumbariae", quattro notai firmarono gli atti: con quella firma, il processo itinerante ai Templari si chiudeva in Italia, nel castello di Palombara [Pompili, Medioevo, pp. 41-43].

La ricerca web di corroborazione conferma il quadro: il 27 luglio 1310, nelle sale del castello Savelli, si tenne l'ultimo processo ai Templari della penisola; imputato Gualtiero Giovanni di Napoli, servente dell'Ordine dal 1300; il tribunale inquisitorio vedeva la presenza di Pandolfo Savelli e del notaio Pietro Tebaldi di Tivoli [Oltre il Ponte; Società Tiburtina di Storia e d'Arte].