Monumento
Rotavello e Quirani, la Palombara romana
Ruderi, marmi, acquedotti e una necropoli affiorati nelle campagne verso il Tevere: le tracce, in gran parte invisibili, del territorio romano da cui nacque Palombara.
Molto prima del castello e del borgo a spirale, il territorio di Palombara era già abitato, coltivato e monumentale. Nelle campagne che dal colle scendono verso la valle del Tevere, in due contrade dai nomi antichi — Rotavello e Quirani — la terra ha restituito per secoli ruderi, marmi, monete, tratti di acquedotto e tombe: gli avanzi di ville e necropoli di età romana che documentano la radice più profonda del paese.
Non è un sito che si visiti come un parco archeologico. È piuttosto un paesaggio da leggere: campi, oliveti e curve di livello sotto i quali dormono i resti di una Palombara romana quasi del tutto invisibile, di cui però restano prove concrete — a partire da un ritratto marmoreo oggi conservato in uno dei più importanti musei archeologici di Roma. Proprio questa dimensione "sommersa" e poco raccontata rende Rotavello e Quirani una delle pagine più affascinanti e meno note del territorio.
Cosa vedere e cosa sapere
Il ritratto della "donna anziana" al Museo Nazionale Romano. È il reperto più prezioso e sicuramente documentato. Dagli scavi del territorio di Palombara proviene una testa marmorea di donna anziana di prima età imperiale, con pettinatura del tipo di quella di Ottavia sorella di Augusto, conservata nelle collezioni del Museo Nazionale Romano (negli appunti di Silvi indicata alle Terme di Diocleziano, Sala VI, n. 308) [Silvi, p. 5]. Le schede museali odierne descrivono un ritratto di anziana da Palombara Sabina, alto circa 32 cm, databile alla fine del I secolo a.C., esposto nella sede di Palazzo Massimo tra i ritratti che evocano la «galleria degli antenati» tipica delle dimore e dei monumenti funerari romani [Museo Nazionale Romano].
Le tracce ai piedi del colle e in campagna. Oltre a Rotavello e Quirani, la presenza romana è attestata anche più vicino al borgo: ai piedi del colle di Palombara sono segnalati reperti romani (la cosiddetta villa Conti) e una strada romana «alle Pilozze e sotto la curva nord del campo sportivo» [Pompili, Il Castello, p. 23]. A circa un chilometro a ovest del convento di San Nicola, inoltre, nell'agosto del 1986 fu scoperta una villa romana del II secolo, con due statue di marmo greco (copie da Cefisodoto) [Pompili, Medioevo, p. 105]. Un mosaico romano, infine, giace ancora sotto la strada presso l'edicola dell'Immacolata (scheda dedicata).
Un paesaggio, non un sito recintato. Ciò che oggi si può "vedere" sono soprattutto i nomi dei luoghi e la forma del territorio: le contrade Rotavello e Quirani figurano tra le sezioni catastali storiche del comune e tra i «quattro Quarti» in cui era diviso il territorio agrario (Marzolano, Campanile, Quirani, Colle Pietro Schiavo) [Luttazi, pp. 229-230, 266-267]. È bene non confondere gli acquedotti romani di villa citati a Rotavello con l'acquedotto comunale ottocentesco: sono opere di epoche del tutto diverse.
Esperienza di visita
Rotavello e Quirani si esplorano con lo spirito del cercatore di tracce, non del turista da biglietteria. Sono contrade agricole aperte, senza recinzioni né segnaletica archeologica, in cui i resti antichi affiorano occasionalmente tra i campi e gli oliveti. La visita "vera" è duplice: da un lato una passeggiata nel paesaggio della Sabina che digrada verso il Tevere, immaginando le ville e le tombe che vi sorgevano; dall'altro una tappa a Roma, a Palazzo Massimo, per incontrare faccia a faccia il volto di marmo di una donna che duemila anni fa viveva proprio in questo territorio. È un itinerario che unisce la campagna palombarese e il grande museo capitolino in un unico racconto.
Informazioni pratiche
- Dove: le contrade di Rotavello e Quirani si trovano nel territorio comunale di Palombara Sabina, verso la pianura e la valle del Tevere. (Localizzazione puntuale dei ritrovamenti: da verificare con la Soprintendenza e con la cartografia catastale storica.)
- Cosa aspettarsi: nessun sito musealizzato, nessun biglietto, nessun servizio; area agricola in gran parte privata. Rispettare proprietà e colture.
- Il reperto da vedere: la testa marmorea da Palombara è al Museo Nazionale Romano (sede di Palazzo Massimo, Roma) — verificare sala e orari sul sito ufficiale del museo prima della visita.
- Consiglio: per orientarsi tra le fasi (romana, medievale) e non scambiare ruderi recenti per antichi, affidarsi a una guida o a un'associazione archeologica locale.
Curiosità
- Una Cerere in salotto. La statua che nel 1889 fu mostrata a Luttazi in paese, «una Cerere di buon disegno», racconta come nell'Ottocento i marmi antichi affiorati dai campi finissero spesso nelle case dei proprietari terrieri [Luttazi, p. 47].
- Il volto che è finito al museo. Mentre quasi tutto ciò che è emerso da Rotavello e Quirani è andato disperso o è rimasto sottoterra, un ritratto femminile ha avuto sorte diversa: è oggi esposto in uno dei musei archeologici più importanti d'Italia [Silvi, p. 5; Museo Nazionale Romano].
- Acquedotti romani, non ottocenteschi. Gli «acquedotti» di Rotavello di cui parlano le fonti sono le condutture delle ville romane, da non confondere con l'acquedotto civico portato a Palombara alla fine dell'Ottocento [Luttazi, p. 47].
- Una "città" ancora da provare. L'idea che a Quirani sorgesse una vera città romana è una suggestiva ipotesi ottocentesco-novecentesca degli eruditi locali, mai confermata da scavi sistematici [Silvi, p. 5, nota 10].
History
La zona era attraversata fin dall'antichità da un diverticolo che collegava la via Tiburtina alla Salaria: partiva dal ponte dell'Acquoria, saliva la Marcellina, passava per «Colombara, oggi Palombara», poi Stazzano, e sotto Monte Libretti si immetteva nella Salaria; ai tempi di Luttazi il tracciato era ancora riconoscibile a due miglia dal borgo [Luttazi, p. 43]. Una viabilità di questo tipo spiega la presenza, lungo il percorso, di ville rustiche e di piccoli insediamenti agricoli romani.
Nella contrada Rotavello, presso Palombara, esistevano una necropoli e una grande villa romana: «ne dan fede i ruderi, i marmi, gli acquedotti che ancora vi si discuoprono» [Luttazi, p. 47]. Poco lontano, sul versante di Monte Pietro Schiavo verso la pianura, sorgeva più di una villa romana: nel 1889 fu mostrata a Luttazi, in Palombara, una statua che gli parve «una Cerere di buon disegno», proveniente da quei terreni [Luttazi, p. 47].
La zona di Quirani, verso il Tevere, è indicata da Silvi come una supposta città romana e come «primo nucleo abitativo del territorio»: vi si rinvennero ruderi, oggetti in pietra e in bronzo, frammenti di statue, avanzi di acquedotti, monete e una necropoli [Silvi, p. 5, nota 10]. L'ipotesi della «città romana» è di Silvi e va presa come congettura erudita, non come dato accertato da scavo; è però il segno di una frequentazione antica intensa e prolungata di quest'angolo di Sabina, dove il territorio si affaccia sulla grande via fluviale del Tevere.