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Visit Palombara Sabina

Monumento

Le porte del borgo: Porta San Biagio e Porta Sant'Egidio

Due sole porte aprivano il "revellino" murato che avvolge il colle: una difesa da manuale, con torri, piombatoie e ponti levatoi, e teatro del tradimento che nel 1180 fece cadere un antipapa.

Un borgo fortificato si racconta dalle sue porte. A Palombara Sabina, l'intero centro storico si avvolge "ad avvolgimento attorno al castello" — uno dei pochissimi casi simili in Italia — e per secoli si è potuto entrare in questo labirinto di pietra soltanto da due varchi: Porta San Biagio e Porta Sant'Egidio. Prendevano il nome dalle due antiche parrocchie del paese e presidiavano i due lati opposti del colle, l'una a est presso la chiesa, l'altra a ovest sulla via che saliva verso Tivoli e la Sabina.

Non erano semplici aperture nel muro. Erano macchine difensive, con torri, arco a volta, piombatoie, corridoi-trappola e ponti levatoi, progettate perché il nemico non potesse mai entrare senza pagare un prezzo altissimo. Attorno a esse ruota una delle pagine più drammatiche della storia palombarese: la notte del tradimento del 1180, quando i "chiavistelli ben oliati" di Porta San Biagio si aprirono nel buio e fecero cadere un antipapa. Riscoprire le porte del borgo significa leggere il sistema murario di Palombara nel modo in cui i suoi costruttori lo pensarono.

Cosa vedere

Porta Sant'Egidio era la più fortificata delle due. Si apriva fra due torri, sulla via detta di Sala Sena ("Sallasena"), che sale ripida dall'antica strada bianca — con tratti di basolato romano ancora leggibili — proveniente dalla direzione di Tivoli e della Sabina. Poiché insisteva sulla parte meno scoscesa del colle, e quindi più vulnerabile, fu munita di un massiccio torrione proteso in avanti, di un'alta porta riservata agli uomini del castello e di un ponte levatoio [Pompili, Medioevo, p. 86]. La difesa era completata da una piombatoia e da un corridoio-trappola pensato per gli assalitori [Pompili, Medioevo, p. 20].

Porta San Biagio difendeva invece il versante opposto, su una strada molto ripida. Il suo arco a volta era difeso con cataste di sassi ed era protetto da una torre munita di revellino [Pompili, Medioevo, p. 86]. È la porta del tradimento del 1180: attraversarla oggi significa ripercorrere il varco da cui gli armati risalirono i vicoli fino alla rocca.

Le due porte vanno lette insieme al resto dell'apparato difensivo del borgo: le quindici torri sporgenti, il revellino perimetrale, le strade strette e mai rettilinee — costruite di proposito così anguste da lasciar passare "appena un cavallo, non sempre due appaiati", per costringere il nemico ad avanzare quasi in fila indiana [Pompili, Medioevo, p. 40]. Non a caso l'unica salita concepita per raggiungere a cavallo il castello conserva ancora oggi il nome di Via Monte Cavallo [Pompili, Medioevo, p. 40].

Esperienza di visita

Percorrere il borgo passando dalle sue porte è il modo migliore per capire come funzionava una città fortificata. Conviene entrare da un varco e uscire dall'altro, seguendo l'avvolgimento dei vicoli attorno al colle: si attraversano archi, passaggi coperti e scalinate, si intuiscono i punti dove sorgevano le torri e si legge, nella pietra, la logica di una difesa pensata metro per metro. Chi ama la storia troverà nelle due porte le "quinte" naturali per raccontare il tradimento del 1180 e la lunga fama del castello "imprendibile".

Informazioni pratiche

  • Dove: Porta San Biagio e Porta Sant'Egidio segnano gli accessi storici del centro storico di Palombara Sabina, sui due lati opposti del colle del castello. (Localizzazione puntuale e stato di conservazione attuale dei due varchi: da verificare in loco.)
  • Come visitarle: si raggiungono liberamente a piedi lungo i percorsi del borgo; si integrano naturalmente in una passeggiata nel centro storico e nella visita al Castello Savelli.
  • Accessibilità: vie in salita, acciottolato e scalinate rendono il percorso poco adatto a chi ha difficoltà motorie o a passeggini; scarpe comode consigliate.
  • Tempo di visita: le due porte si vedono nel corso di una passeggiata di 1-2 ore nel centro storico.

Curiosità

  1. Salire dalla finestra costava caro. Lo Statuto di Palombara puniva con 100 soldi, più il risarcimento delle mura, chi entrava arrampicandosi per le finestre del revellino invece di passare dalla porta [Luttazi, p. 220]: la legge stessa difendeva il principio delle "due sole porte".
  2. Porte con i nomi delle chiese. San Biagio e Sant'Egidio non erano solo santi: erano le due parrocchie del borgo, e le porte ne presero il nome, legando indissolubilmente urbanistica e devozione [Luttazi, pp. 135-136].
  3. Un castello vinto da una porta, non da un assedio. La rocca "inespugnabile" cadde nel 1180 non per un attacco frontale, ma perché i chiavistelli di Porta San Biagio furono "ben oliati" e aperti nel silenzio della notte [Pompili, Medioevo, p. 27].
  4. Strade fatte per i cavalli, non per i carri. I vicoli furono costruiti così stretti che nessun carro trainato poteva accedere al centro; l'unica via pensata per i cavalli conserva ancora il nome di Via Monte Cavallo [Pompili, Medioevo, p. 40].

History

Le origini delle porte coincidono con quelle delle mura del borgo. Fra XI e XIII secolo il conte Ottaviano I cinse l'abitato di mura e torri, dandogli l'impianto che ancora oggi definisce il centro storico: "agli inizi del XIII secolo Palombara può dirsi delineata nell'attuale centro storico" [Pompili, Medioevo, p. 20]. Le case sul monte furono così cerchiate da una muraglia che lasciava tutt'intorno un'intercapedine praticabile detta "revellino", sulla quale per legge nessuno poteva appoggiare costruzioni [Luttazi, p. 135]. Su questa cinta si aprivano "due sole porte: la porta di S. Biagio e la porta di S. Egidio, dai nomi delle parrocchie" [Luttazi, pp. 135-136; concorda Pompili, Medioevo, p. 20].

Le due porte non nacquero insieme. La porta di San Biagio, a est, presso la chiesa più antica del paese, appartiene alla fase più remota della cinta. Porta Sant'Egidio, a ovest, sorse probabilmente nel XIV secolo — compare per la prima volta nei documenti nel 1343 — e fu dotata di accorgimenti difensivi più moderni [Pompili, Medioevo, pp. 20, 47-48].

L'episodio più clamoroso legato a una porta di Palombara è il tradimento del gennaio 1180. Nel castello dei conti di Palombara era stato eletto, l'anno prima, l'antipapa Lando da Sezze, che vi aveva installato la propria corte scismatica facendone il suo "Laterano". Una notte del gennaio 1180 i "chiavistelli ben oliati" di Porta San Biagio si aprirono per denaro — il tradimento di uno dei conti di Palombara, il cui nome è rimasto sconosciuto — e una colonna di armati del cardinale Ugo Pierleoni entrò nei vicoli fino al castello, ritenuto inespugnabile, catturando l'antipapa [Pompili, Medioevo, p. 27]. Un capolavoro di fortificazione era stato vinto non dalla forza, ma dal tradimento di una porta.

Il sistema raggiunse il suo assetto definitivo nel tardo Quattrocento: entro le mura, con le due porte e quindici torri sporgenti, il castello era ormai "considerato imprendibile" [Pompili, Medioevo, pp. 75, 86].