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Visit Palombara Sabina

Personaggio storico

Il marchese Massimiliano Palombara e la Porta Magica di Roma

A Piazza Vittorio, a Roma, sopravvive la misteriosa «Porta Magica», voluta nel Seicento dal marchese Massimiliano Palombara. La sua famiglia porta il nome del nostro borgo — ma quanto è davvero «palombarese» l'alchimista? Le fonti locali non concordano, e vale la pena raccontarlo con onestà.

Nel cuore di Roma, tra le aiuole dei giardini di Piazza Vittorio Emanuele II, si erge un monumento tanto piccolo quanto enigmatico: la Porta Magica (o Porta Alchemica), l'unica «porta alchemica» conservatasi in Italia, coperta di simboli ermetici e formule per fabbricare l'oro. A volerla, nel Seicento, fu un gentiluomo dal nome che a Palombara suona familiare: il marchese Massimiliano Palombara (Roma, 1614 – 1685), letterato, cortigiano di Cristina di Svezia e appassionato di alchimia [Pompili, Medioevo, pp. 124–126; web: Wikipedia «Porta Alchemica» — corroborazione].

L'omonimia è irresistibile, e non a caso lo storico locale Franco Pompili l'ha proposta come un «aggancio straordinario tra Palombara e Roma» [Pompili, Medioevo, p. 161 degli appunti]. Ma proprio perché il richiamo è forte, questa scheda va letta con cautela: il legame tra il marchese e il borgo di Palombara Sabina è reale sul piano familiare e araldico, ma discusso su quello genealogico e privo di attestazioni dirette. Lo raccontiamo, dunque, come una questione aperta.

Cosa sapere

Il nodo della questione: quanto è «palombarese» il marchese? Qui le fonti locali divergono, e la scheda è debole proprio per questo.

  • A favore del legame (Pompili). Per il maggiore storico moderno del paese, la casata di Massimiliano è la stessa che «diede il nome al paese»: i Palombara sono gli Ottaviani, antichi conti di Palombara Sabina [Pompili, Medioevo, p. 161 degli appunti; pp. 117, 121]. A confermarlo c'è un dato ancora oggi visibile: la colomba bianca dello stemma comunale di Palombara è stata ripresa proprio «dalla famiglia Palombara (già Ottaviani) e dai Savelli», ed è simbolo esclusivo dei Palombara [Pompili, Medioevo, p. 117; nota 43]. Non è quindi una semplice omonimia: c'è una continuità araldica e (secondo Pompili) genealogica con il territorio.
  • Contro, o a favore della cautela (Luttazi). Lo storico Raffaele Luttazi (1924) considera invece la famiglia Palombara distinta dai Savelli, discesa da Moricone e senza legame certo con i Savelli di Palombara; avverte anzi che il loro castello diruto detto «la Palombara» in Sabina è un omonimo da non confondere con il borgo [Luttazi, p. 214]. Anche Pompili registra una località «la Palombara» presso Moricone, diversa dal paese [Pompili, Medioevo, p. 123].
  • La confusione dei cognomi. Già le fonti seicentesche mescolavano i due nomi: il diarista Capecelatro scriveva «Massimiliano marchese di Palombara in casa Savelli» o «Romano Savelli», una confusione che ha tratto in errore anche studiosi moderni [Pompili, Medioevo, p. 135, nota 16].
  • Nessun legame personale documentato col borgo. Massimiliano fu romano di nascita e di vita: la sua villa e il suo palazzo erano a Roma, la Porta Magica è a Roma, e la carica di conservatore lo legava al Campidoglio. Nelle fonti non risulta una sua presenza o attività nel borgo di Palombara Sabina; ai suoi tempi il feudo apparteneva ormai da secoli ai Savelli e poi ai Borghese (acquisto del 1637). Il suo titolo di marchese «di Pietraforte» rimanda inoltre a un castello di Farfa, non al nostro paese [Pompili, Medioevo, p. 123].

In sintesi: il legame famiglia–territorio è documentato (Pompili) ma non unanime (Luttazi); il legame persona–borgo è, allo stato delle fonti, indiretto e da verificare. Da qui l'etichetta di scheda debole.

Dove vederla: la Porta Magica a Roma

La Porta Magica si trova oggi nei giardini di Piazza Vittorio Emanuele II, a Roma (rione Esquilino), addossata ai resti del ninfeo della scomparsa Villa Palombara; è visibile all'interno dell'area recintata del parco [Pompili, Medioevo, pp. 123, 125–126; web: Wikipedia — corroborazione]. È l'unico brano superstite della villa del marchese: il Palazzo Palombara di via dell'Impresa fu demolito nel 1911, e nell'area della villa fu ritrovato nel 1781 il celebre Discobolo Lancellotti [Pompili, Medioevo, pp. 123, 135–136].

A Palombara Sabina, invece, del marchese non resta alcun monumento: l'unico «filo» tangibile con la Porta è simbolico — la colomba bianca che campeggia sia sullo stemma del paese sia, come immagine ricorrente, nell'ermetismo del marchese. Non a caso una delle iscrizioni della Porta recita: «quando nella tua casa nerissimi corvi partoriranno candide colombe, allora soltanto ti chiamerai sapiente» [Pompili, Medioevo, p. 125]. Una suggestione, da offrire come tale.

Informazioni pratiche

  • Dove: Porta Magica, giardini di Piazza Vittorio Emanuele II, Roma (Esquilino). Il monumento è a Roma, non a Palombara Sabina: da presentare sul portale come «curiosità legata al territorio», non come attrazione locale.
  • Visita: osservabile dall'area verde di Piazza Vittorio. (Orari e accessibilità dei giardini: da verificare presso il Comune di Roma / Sovraintendenza Capitolina.)
  • Collegamento con il borgo: utile abbinarla, nel racconto, allo stemma comunale (la colomba) e alla storia della famiglia Ottaviani-Palombara.

Curiosità

  1. Il marchese e il brigante. Nel 1647-48, durante la rivolta antispagnola di Masaniello, Massimiliano capitanò un contingente di 3.000 uomini; assediato dal bandito Giulio Pezzola, fu catturato e riscattato per 1.500 scudi (pagati da Bernardino Savelli), ma riuscì poi a evadere calandosi da una fortezza [Pompili, Medioevo, pp. 124, 135].
  2. Un figlio a Castel Sant'Angelo. Il figlio Zenobio Savelli Palombara fu vice castellano di Castel Sant'Angelo dal 1730 al 1752: vi portò l'acqua costruendo una fontana e ne curò gli appartamenti — un altro «palombarese» (di nome) legato a un monumento-simbolo di Roma [Pompili, Medioevo, pp. 126–127].
  3. La colomba che unisce Roma e il borgo. L'immagine della colomba bianca è al tempo stesso lo stemma di Palombara Sabina e un motivo caro all'alchimia del marchese: un dettaglio poetico che rende la Porta Magica «quasi» palombarese, pur restando romana [Pompili, Medioevo, pp. 117, 125].
  4. Un alchimista da riscoprire. La critica recente (Mino Gabriele, Franco Cardini) ha rivalutato Massimiliano come figura scientifica e mistica, forse vicino ai Rosacroce, più che come mago da leggenda [Pompili, Medioevo, pp. 125–126].

History

Chi era il marchese. Massimiliano Palombara — nelle fonti anche «Massimiliano Savelli Palombara», marchese di Pietraforte — nacque a Roma il 14 dicembre 1614, figlio di Oddo V di Camillo e di Laura Celli. Fu gentiluomo di corte di Cristina di Svezia fin dal suo arrivo a Roma (1656), con la quale condivideva la passione per astrologia e alchimia; ricoprì la carica di conservatore in Campidoglio e fu iscritto nel «Libro d'Oro del Campidoglio». Ebbe due mogli e tredici figli, e morì a 71 anni il 16 luglio 1685 [Pompili, Medioevo, p. 124]. Fu anche autore di scritti ermetici, tra cui il poemetto La bugia, cioè il candeliere e le Rime ermetiche [Pompili, Medioevo, pp. 124–125].

La Porta Magica. Secondo lo storico dell'arte Maurizio Calvesi, la Porta fu costruita fra il 1677 e il 1680 come secondo ingresso della villa del marchese sull'Esquilino. Nella cornice, sormontata da una stella di David e affiancata da due mostri, corrono frasi ermetiche, simboli e caratteri ebraici dettati dallo stesso Massimiliano [Pompili, Medioevo, pp. 125–126; web: Wikipedia — corroborazione]. Alla porta è legata la celebre leggenda dell'oro: un misterioso «oltramontano» (identificato da alcuni con l'alchimista Francesco Borri) avrebbe lasciato nel laboratorio del marchese un crogiolo colante d'oro e una carta con la formula per produrlo, che Massimiliano avrebbe fatto incidere sulla pietra — così la racconta l'abate Cancellieri, e come leggenda va presentata [Pompili, Medioevo, p. 125].

La famiglia Palombara. Il cognome del marchese è quello di un'antica casata romana. Secondo Pompili la famiglia Palombara discende dagli Ottaviani, i conti che dall'XI secolo dominarono il castrum Palumbariae — cioè Palombara Sabina — prima che il feudo passasse ai Savelli: «due grandi famiglie (Ottaviani/Palombara e Savelli), probabilmente originate dallo stesso ceppo dei Crescenzi, governarono in simbiosi per oltre sei secoli» [Pompili, Medioevo, pp. 117, 121]. Dopo il passaggio del feudo di Palombara ai Savelli (metà XIII secolo), gli Ottaviani-Palombara restarono signori di Castiglione, Moricone e altri possessi in Sabina [Pompili, Medioevo, p. 121]. È a questa casata che Pompili collega Massimiliano II e, con lui, la Porta Magica [Pompili, Medioevo, pp. 121–128].

(Fonti: R. Luttazi, Dell'Isola Sabina e della Badia di S. Giovanni in Argentella (1924); F. Pompili, Palombara Sabina nel Medioevo (1990); E. Silvi, Toponomastica sacra di Palombara Sabina (1963). approfondimenti web: Wikipedia.)