Personaggio storico
Papa Onorio IV (Giacomo Savelli)
Giacomo Savelli, signore del castello di Palombara, salì al soglio pontificio nel 1285: tormentato dalla gotta, «mutava cielo» tra Tivoli e la sua rocca sabina, dove nell'estate del 1285 dettò il proprio testamento «nella camera del palazzo».
C'è un giorno d'estate del 1285 in cui la grande storia della Chiesa passò dentro le mura di Palombara. In una sala della rocca — la stessa «camera palatii» dove due secoli prima un conte pentito aveva restituito i beni all'abbazia, e dove più tardi si sarebbe chiuso il processo ai Templari — un papa gravemente malato di gotta dettò a un notaio il proprio testamento. Quel papa era Giacomo Savelli, Onorio IV, e Palombara non era per lui un luogo qualunque: ne era il signore, avendo comprato il castello da cardinale pochi anni prima.
È il legame più prestigioso che il borgo abbia con la storia del papato. «È pure una bella gloria per Palombara lo avere alloggiato il Romano Pontefice», scriveva l'erudito locale Raffaele Luttazi [Luttazi]. E a questo papa la tradizione lega perfino l'origine di uno dei gesti-simbolo del territorio: le prime ciliegie offerte al pontefice il giorno di San Marco.
Cosa sapere
Il papa che «mutava cielo». Luttazi racconta che Onorio IV, tormentato dagli accessi gottosi, aveva l'abitudine di cambiare aria quando la malattia minacciava, «ora in Tivoli, ora in Palombara» [Luttazi]. Il suo castello sabino, arroccato e ventilato, era per lui una vera residenza di cura: secondo Pompili i soggiorni palombaresi «giovavano alla salute del pontefice» [Pompili, Medioevo].
Il testamento nella rocca (luglio 1285). L'episodio più documentato è la conferma e l'ampliamento del testamento, avvenuti nel luglio 1285 — a pochi mesi dall'elezione — nella sala del palazzo della rocca. L'atto notarile recita: «in Castro Palumbariae in Camera Palatii Arcis eiusdem Castri, anno D. 1285 ind. 12 mensis Iulii intrante, Pontificatus anno primo», rogato dallo stesso notaio Bardonier «intorno allo stesso grande tavolo di quercia» [Luttazi; Pompili, Castello]. Erano testimoni l'arcivescovo di Monreale e il vescovo di Foligno [Luttazi]. Nel testamento nominava eredi in parti uguali il fratello Pandolfo e il nipote Luca, escludeva le femmine dai beni immobili e vietava in modo assoluto la vendita del patrimonio — che comprendeva «il castello di Palombara e Monteverde in diocesi sabina» — sotto pena di decadenza [Luttazi; Pompili, Medioevo]. Fu questo vincolo (la fidecommissio di Onorio IV) a tenere Palombara nelle mani dei Savelli per oltre tre secoli.
Un papa di famiglia baronale. Onorio IV faceva parte di quella dinastia Savelli che, proprio negli stessi anni, aveva ottenuto la carica ereditaria di Maresciallo di Santa Romana Chiesa e Custode del Conclave — nata, secondo la tradizione, dalla sorveglianza affidata a Luca Savelli sul conclave di Viterbo del 1271 [Pompili, Medioevo]. Il fratello del papa, Pandolfo Savelli, fu più volte Senatore di Roma, «così giusto e severo» che i Romani non ne chiedevano altri [Luttazi].
Curiosità
- Le cerase offerte al papa il giorno di San Marco. La tradizione vuole che ogni anno si offrissero al pontefice le prime ciliegie nel giorno di San Marco (25 aprile). Lo studioso Pompili ha suggerito — presentandolo però come possibile leggenda — che questa consuetudine possa conservare il ricordo dei soggiorni palombaresi di Onorio IV, «l'immagine della presenza di un papa solennemente seduto nella grande camera palatii del castello» [Pompili, Medioevo]. Da raccontare come suggestione, non come fatto storico.
- La stanza dei quattro eventi. La sala in cui Onorio IV dettò il testamento — la camera palatii del castello — è la stessa che vide altri tre momenti di storia europea: la restituzione dei beni all'Argentella (1111), la corte dell'antipapa Lando (1179-80) e la chiusura del processo ai Templari (1310) [Pompili, Medioevo].
- Il congegno per l'elevazione. La gotta di Onorio IV era così grave che, durante la messa, un meccanismo gli sollevava le mani al momento dell'elevazione dell'ostia [fonti-web]. Luttazi, con altre parole, parla di «stromenti a quest'effetto comodamente fatti» [Luttazi].
- I leoni dei Savelli. Nella canzone «Spirto gentil» del Petrarca le grandi famiglie romane compaiono come animali araldici: i leoni sono i Savelli, i signori di Palombara [Pompili, Medioevo].
History
Giacomo Savelli apparteneva a una delle grandi casate baronali romane, di solida fede guelfa, che aveva già dato alla Chiesa senatori e cardinali [Luttazi]. Prima di diventare papa era cardinale diacono di Santa Maria in Cosmedin, e proprio da cardinale legò il proprio nome a Palombara: il 17 giugno 1278, con istromento rogato in Rocca Savella dal notaio Bernardo Bardonier di Carcassonne, acquistò dal fratello Pandolfo e dal nipote Giovanni «tutto il castello di Palombara con rocca, torre, vassalli e diritti» e l'intero castello di Monte Verde, per la somma di 14.000 bolognini [Luttazi]. Il 24 febbraio 1279, già afflitto dalla gotta, fece un primo testamento con speciale facoltà pontificia di disporre dei beni; il documento elencava tra i suoi possessi «Palombara, Castelleone e Monteverde in Sabina» [Luttazi; fonti-web: Treccani].
Da cardinale tornava spesso in Sabina: le fonti registrano suoi soggiorni palombaresi nel 1276, 1284 e 1285 [Pompili, Medioevo]. Il 10 maggio 1284 proprio da Palombara — con atto datato «in arce Palumbariae in camera nostra» — assegnò l'abbazia di San Giovanni in Argentella ai frati guglielmiti, riservando ai Savelli il patronato sul monastero [Pompili, Medioevo].
Alla morte di Martino IV, i cardinali riuniti a Perugia lo elessero papa il 2 aprile 1285, con una delle elezioni più rapide della storia del papato; prese il nome di Onorio IV e fu incoronato in San Pietro il 20 maggio [fonti-web: Wikipedia/Cathopedia]. Era già anziano e così malato di gotta da non potersi reggere in piedi né camminare: per celebrare la messa doveva sedere, e al momento dell'elevazione le sue mani venivano sollevate con l'aiuto di un congegno meccanico [fonti-web; cfr. Luttazi, «alcuni stromenti a quest'effetto comodamente fatti»]. I romani, che lo sentivano concittadino e fratello del senatore Pandolfo, lo accolsero con favore e lo invitarono a risiedere stabilmente in città: abitò sull'Aventino presso Santa Sabina [Luttazi; fonti-web]. Morì a Roma il 3 aprile 1287, dopo un pontificato di appena due anni [fonti-web: Treccani].