Monumento
Palombara sotterranea
Sotto i vicoli e il colle del castello si nasconde un'altra Palombara: fosse per il grano scavate a imbuto rovesciato in mezzo alle strade, pozzi e cisterne, giare murate e cunicoli aperti nella roccia.
C'è una Palombara che non si vede camminando: sta sotto i piedi di chi percorre i vicoli del centro storico. Dove oggi passa la strada, un tempo si aprivano bocche di pietra larghe poco più di mezzo metro: erano gli imbocchi dei silos, le fosse in cui si nascondeva il grano al sicuro dai razziatori. Sotto le case correvano i "ziri" interrati e i pozzi per l'acqua piovana; sotto il colle del castello, cisterne profonde, cunicoli scavati nella roccia e sotterranei dove si lavoravano e si conservavano i prodotti della terra.
Questa "città sotto la città" non è una rete di gallerie spettacolari da percorrere con la torcia — non lo è mai stata — ma un insieme di ambienti nati da un bisogno concreto: mettere in salvo il cibo, raccogliere l'acqua, difendersi. Raccontarla significa capire come si viveva, si mangiava e si sopravviveva in un borgo di confine che per secoli ha conosciuto assedi, incendi e carestie. È un tema per chi ama guardare oltre la superficie delle cose, e immaginare ciò che la pietra custodisce ancora.
Cosa sapere
- I silos granari del centro storico. Il gruppo più significativo si concentra tra via Piave e via del Plebiscito, dove sorgeva la grande fossa a imbuto rovesciato (3 m di profondità, 4 di larghezza, bocca di 60 cm). Altri silos minori sono documentati sotto casa Ferrari e al n. 31 di via Piave [Pompili, Medioevo, p. 98].
- Gli ziri e i pozzi domestici. Nelle case tardo-quattrocentesche, cisterne interrate per il grano ("ziri") e pozzi per l'acqua piovana nei cortili [Pompili, Medioevo, pp. 75, 86-87].
- I sotterranei del castello. Sotto il Palatium si trovavano impianti per la lavorazione dei prodotti agricoli, stanzoni a volta un tempo cisterne, un mattatoio e un locale per l'olio; nel 1947 vi si conservavano ancora numerose giare murate per vino, grano e legumi (oggi in un ambiente se ne contano 14 distrutte e 8 integre, disposte a ferro di cavallo) [Pompili, Castello, p. 15].
- Da non confondere. Il Muro del Soccorso contiene una galleria fortificata (76 m di camminamento, di cui 61 m di galleria coperta, con 27 feritoie) [Pompili, Castello, p. 53]: è un camminamento militare d'accesso al castello, cosa del tutto diversa dai silos granari. Anche le grotte dei salnitrari di monte Castello (dove nel 1778-1786 si estraeva il salnitro) [Luttazi, p. 242] sono un tema a sé, trattato in altra scheda: qui ci limitiamo a segnalarle.
Esperienza di visita
La Palombara sotterranea è soprattutto un invito a cambiare sguardo mentre si passeggia nel centro storico. Fermandosi nel largo dove si incrociano via Piave e via del Plebiscito, si può immaginare la bocca del grande silo aperta al centro della strada, e le famiglie che vi calavano il grano prima di un assedio. È un racconto che si presta a essere fatto camminando, tappa dopo tappa, tra i vicoli che salgono ad avvolgere il colle.
Va detto con chiarezza che questi ambienti non costituiscono un percorso visitabile: i silos sono in gran parte sotto il piano stradale o all'interno di proprietà private, e i sotterranei con le cisterne e le giare fanno parte del castello. Chi voglia vederne una parte deve rivolgersi alla visita guidata al Castello Savelli, che consente di accedere ad alcuni ambienti ipogei del complesso. Per il resto, la "città sotto la città" resta un patrimonio da leggere con l'immaginazione e con l'aiuto delle fonti storiche.
Informazioni pratiche
- Cosa si può vedere: una parte dei sotterranei e delle cisterne è compresa nel percorso del Castello Savelli, accessibile solo con visita guidata negli orari stabiliti (da confermare stagionalmente con il gestore del castello / Comune).
- Silos e ziri del borgo: non sono aperti al pubblico; si trovano sotto il manto stradale o in proprietà private. Non esiste un ingresso attrezzato.
- Come orientarsi: il punto più "raccontabile" è l'incrocio tra via Piave e via del Plebiscito, nel cuore del centro storico.
- Accessibilità: il centro storico è fatto di vicoli in salita, acciottolato e scalinate; scarpe comode consigliate.
Curiosità
- Un pozzo per il grano in mezzo alla strada. Il più grande silo documentato — profondo 3 metri, largo 4, a imbuto rovesciato con una bocca di appena 60 centimetri — si apriva al centro del largo tra via Piave e via del Plebiscito, forse collegato ad altri ambienti e alle mura [Pompili, Medioevo, p. 98].
- Le giare murate del castello. Nei sotterranei del Palatium, un ambiente conserva ancora una fila di grandi giare disposte a ferro di cavallo: nel 1947 erano numerose, oggi se ne contano 14 distrutte e 8 integre [Pompili, Castello, p. 15].
- Un mosaico romano dorme sotto l'asfalto. Verso il 1957, a circa 20 cm sotto il manto stradale presso l'edicola dell'Immacolata, fu scoperto un pavimento romano a mosaico geometrico: non fu mai asportato e giace ancora lì, sotto la strada [Pompili, Medioevo, p. 13].
- Il carcere per legge doveva stare sottoterra. Il primo carcere di Palombara era sotterraneo, in ossequio a un'antica legge longobarda di Liutprando che imponeva a ogni città un carcere sotto terra [Luttazi, p. 221].
- La "Cisternola" di Monte Gennaro. Sulle pendici del monte, una punta inferiore era chiamata la Cisternola da un'antica cisterna scavata "per comodo dei bifolchi": il sottosuolo d'acqua dava il nome persino ai luoghi [Luttazi, p. 280].
History
Mettere in salvo il grano: i silos scavati nelle strade
Il cuore della "Palombara sotterranea" sono i silos granari aperti direttamente nel sottosuolo del borgo. Franco Pompili li descrive come pozzi scavati "in mezzo alle strade", a volte adiacenti alle case, costruiti per mettere al sicuro il grano e gli alimenti non deteriorabili — e, all'occorrenza, "sé stessi" — dalle scorrerie [Pompili, Medioevo, p. 98]. Uno di questi, il più grande documentato, era profondo circa 3 metri e largo 4, a forma di imbuto rovesciato, con un'apertura superiore di appena 60 centimetri: si trovava al centro del largo dove convergono via Piave e via del Plebiscito, forse in comunicazione con altri ambienti e a contatto con le mura del borgo. Altri silos più piccoli sono segnalati sotto casa Ferrari e presso il numero 31 di via Piave [Pompili, Medioevo, p. 98].
La logica era quella di ogni borgo fortificato: un grano nascosto sottoterra non poteva essere né rubato né incendiato con facilità. In un abitato che nel 1556 fu saccheggiato e dato alle fiamme, e le cui case erano in buona parte "di sughero e strame composte" — tanto che il fuoco si propagava con spaventosa rapidità [Luttazi, p. 202] —, il sottosuolo era il forziere più sicuro della comunità.
Le case con gli "ziri" e i pozzi (fine Quattrocento)
Alla fine del XV secolo l'edilizia del borgo raggiunge una certa agiatezza: case a due piani in pietra ben lavorata, con scale esterne e ballatoi lignei sporgenti. In questi cortili compaiono due elementi tipici della vita domestica sotterranea: il pozzo per l'acqua piovana e le piccole cisterne interrate per il grano, che le fonti chiamano "ziri" [Pompili, Medioevo, pp. 75, 86-87]. Il termine — che altrove indica il grande orcio di terracotta — designa qui la fossa domestica in cui ogni famiglia teneva la propria riserva; case "con ziri e ballatoi" sono tra i tratti caratteristici del borgo tardo-quattrocentesco [Pompili, Medioevo, pp. 75, 86-87]. Anche lo Statuto si occupa di questi manufatti d'acqua: imponeva che i pozzi restassero coperti "con tavole in croce" per tutta l'estate, pena cinque soldi [Luttazi, p. 225].
L'acqua e la roccia: le cisterne e i cunicoli del colle
Salendo verso il castello, il sottosuolo si fa più antico e più imponente. Fin dall'epoca del castrum gli abitanti attingevano l'acqua alla cisterna sotto la torre o alla fonte ai piedi del colle, e al piano terra del Palatium si apriva una galleria d'accesso scavata nella roccia verso la corte nord [Pompili, Medioevo, p. 15]. Sotto il palazzo si conserva ancora una grande cisterna-piattaforma di circa 24 per 11 metri, alta 6, che convogliava l'acqua piovana in una vasca di 12 per 4,50 metri: una struttura con volta a crociera in calcestruzzo, gemella di quella del vicino castrum di Castiglione e forse di origine tardo-romana, riutilizzata dai Longobardi durante il lungo presidio del colle [Pompili, Castello, pp. 23-24].
Nel complesso del castello Pompili conta quattro cisterne, numerosi sotterranei e cunicoli [Pompili, Castello, p. 13]. Tra questi, un cunicolo a pianta a T aperto nella roccia, comunicante con i seminterrati del palazzo di Troilo [Pompili, Castello, pp. 50-51], e sotto una delle corti un sistema di cunicoli sovrapposti fra due botole, probabilmente per il drenaggio delle acque [Pompili, Castello, p. 16]. Una grossa cisterna sotterranea, alimentata da un pozzo, serviva sia il palazzo sia il borgo sottostante [Pompili, Castello, p. 15]. Questi ambienti fanno parte a pieno titolo del Castello Savelli e sono descritti nel dettaglio nella scheda dedicata: qui interessano come volto "sotterraneo" del colle.
Il carcere sotto terra
Un'ultima traccia dell'antica Palombara ipogea è il carcere. Secondo Luttazi, il primo carcere del paese era sotterraneo, in ossequio a una legge di Liutprando che imponeva a ogni città un carcere sotto terra [Luttazi, p. 221] — un dettaglio che lega il mondo sotterraneo del borgo alle sue radici di diritto longobardo, e che trova spazio anche nella scheda sullo Statuto di Palombara.
(Fonti: R. Luttazi, Dell'Isola Sabina e della Badia di S. Giovanni in Argentella (1924); F. Pompili, Palombara Sabina nel Medioevo (1990); F. Pompili, Il Castello di Palombara Sabina.)