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Monumento

Il quadro della Madonna della Neve

Una tavola attribuita ad Antonio da Viterbo, nata dalla devozione dei mercanti di neve: il Bambino regge un mondo diviso in tre parti — Europa, Asia e Africa — perché l'America non era ancora stata scoperta.

Tra tutte le opere d'arte del territorio di Palombara, poche raccontano una storia così densa in così poco spazio come la tavola della Madonna della Neve. È un dipinto del pieno Quattrocento, di forte impronta tardogotica, custodito oggi sull'altare maggiore della Collegiata di San Biagio. A prima vista è una Madonna in trono col Bambino; ma basta soffermarsi su un dettaglio per capire perché merita una scheda tutta sua.

Il globo che il Bambino sostiene nella mano è diviso in tre sole parti: Europa, Asia e Africa. Manca l'America — perché quando la tavola fu dipinta il continente non era ancora stato scoperto. È un piccolo, involontario documento della cultura del suo tempo, dipinto da un artista che non poteva immaginare quanto il mondo stesse per allargarsi. Attorno a quest'immagine ruotano una devozione popolarissima, un antico mestiere scomparso — quello dei mercanti di neve — e persino una contesa giudiziaria tra il Comune e i frati.

L'opera e l'attribuzione

La tavola, dipinta a tempera, raffigura la Vergine in trono con il Bambino e, in alto, Dio Padre benedicente; nella descrizione catalografica compaiono anche il trono e il libro [catalogo ICCD]. Sul retro sarebbe inciso l'anno «1474» [Silvi, p. 12], coerente con la datazione oggi proposta per l'opera.

L'attribuzione tradizionale, ripresa dalla scheda ufficiale del catalogo dei beni culturali, è ad Antonio da Viterbo (attivo tra la metà del Quattrocento e i primi del Cinquecento) [Silvi, p. 12; catalogo ICCD]. È importante non confondere questa Madonna della Neve con l'altro grande dipinto quattrocentesco del territorio: l'Annunciazione attribuita ad Antoniazzo Romano, che si trova nella chiesa di Santa Maria del Gonfalone (Annunziata) e ha già una propria scheda. Si tratta di due opere, due chiese e due artisti diversi: qui l'attribuzione documentata è ad Antonio da Viterbo.

Il globo diviso in tre. Il dettaglio che rende celebre l'opera è teologico e insieme storico: il Bambino sostiene con la sinistra il mondo diviso in tre parti — Europa, Asia e Africa — «perché ancora il gran Colombo non avea scoperta l'America», come annotava Luttazi descrivendo l'icona [Luttazi, pp. 273-274; Silvi, p. 12]. È un elemento iconografico che parla da solo del mondo conosciuto alla metà del Quattrocento.

La festa e le tradizioni

La Madonna della Neve si festeggia il 5 agosto. Un tempo la venerata effigie partiva in processione dalla sede di San Francesco il 4 agosto, restava in mezzo al popolo il giorno della festa e vi rimaneva fino all'Assunzione (15 agosto); la processione dell'Assunta, in cui ancora oggi si porta l'immagine, ne conserva la memoria [Silvi, p. 44, nota 37]. Tanto era radicata la festa che lo Statuto stabiliva che nel giorno di Santa Maria della Neve il Vicario non potesse costringere nessuno per cause civili [Luttazi, p. 222].

Alla festa era legata anche un'antica fiera campestre presso il convento (usanza anteriore al 1459), con frascate e capanne per la refezione, e una curiosità memorabile: il troncone cavo di un grande ulivo che serviva da osteria durante la fiera, misurato dal Nibby nel 1823 in 42 piedi di circonferenza [Luttazi, p. 272].

Curiosità

  1. Un mondo senza America. Il globo tripartito della tavola è, di fatto, una fotografia del mondo conosciuto prima del 1492: un dettaglio che i visitatori adorano cercare [Silvi, p. 12; Luttazi, pp. 273-274].
  2. La Madonna contesa in tribunale. Alla partenza dei Francescani nel 1894 il quadro fu oggetto di una vera vertenza legale tra frati e Comune, vinta dalla comunità palombarese [Silvi, p. 12].
  3. Nata dalla neve venduta. L'opera affonda le radici nella devozione dei mercanti di neve, che rifornivano Roma di neve dei monti durante l'estate [catalogo ICCD; Silvi, p. 12].
  4. Rubata e ritrovata. Secondo la scheda catalografica ufficiale, nel 1997 la tavola subì un furto, con successivo ritrovamento [catalogo ICCD]. (Episodio da approfondire con fonti locali.)
  5. Pellegrina nei Giubilei. La stessa scheda ricorda che l'immagine fu portata in processione a Roma nei giubilei del 1650 e del 1675 [catalogo ICCD]. (Da verificare.)

History

La devozione alla Madonna della Neve a Palombara è molto antica: le fonti locali la fanno risalire almeno all'XI secolo [Silvi, p. 12]. Il suo culto è legato a una categoria di lavoratori oggi dimenticata: i «mercanti di neve», che d'inverno raccoglievano la neve sui monti, la conservavano e la rivendevano a Roma d'estate. Furono loro a erigere, presso l'attuale convento, una piccola edicola consacrata alla Madonna della Neve; le fonti la datano intorno al 1314 [catalogo ICCD; Silvi, p. 12].

Quando nel 1459 Padre Filippo da Massa fondò, con breve di Pio II e sotto il patronato dei Savelli, il convento di San Francesco, l'edificio fu costruito incorporando proprio quell'edicola dei mercanti di neve [Silvi, p. 12]. La venerata tavola — databile intorno alla metà del Quattrocento — sostituì un'immagine più antica.

Il momento più curioso della sua vicenda è di età contemporanea. Nel 1894 i Padri Francescani abbandonarono il convento, e ne nacque una vertenza tra il Comune e i frati per il possesso del quadro, chiusa con il riconoscimento che l'opera apparteneva alla Comunità di Palombara [Silvi, p. 12]. Da allora — dal 1895 — la tavola è collocata sull'altare maggiore della Collegiata di San Biagio [Silvi, pp. 8, 12]. Nel 1956 fu restaurata a cura della Soprintendenza di Roma ed esposta alla Mostra delle Opere d'Arte in Sabina a Rieti [Silvi, pp. 8, 12].