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Visit Palombara Sabina

Tradizione

Le Confraternite di Palombara Sabina

SS. Sacramento, Gonfalone, Rosario, San Giuseppe e la Buona Morte «dei Neri»: i sodalizi che per secoli hanno tenuto insieme la vita religiosa e civile del borgo, tra abiti colorati, croci da molti quintali e il primo aiuto ai poveri.

Prima che esistessero le associazioni, i sindacati e le opere assistenziali dello Stato, a tenere insieme un paese ci pensavano le confraternite. A Palombara Sabina questi sodalizi di laici — riuniti attorno a un santo, a un'immagine o a un mistero della fede — hanno strutturato per secoli la vita religiosa e civile del borgo: organizzavano le processioni, assistevano i moribondi, aiutavano i poveri con il grano, custodivano altari e cappelle. Ognuna aveva la propria divisa, i propri statuti, le proprie feste; e nelle grandi solennità sfilavano tutte insieme, riconoscibili dai colori e dalle insegne.

Conoscere le confraternite di Palombara significa leggere il paese sotto un'altra luce: non solo il castello e le mura, ma la trama minuta di devozioni, patti sociali e opere di carità che ha animato le sue chiese tra il Cinquecento e l'Ottocento. Molte di quelle tradizioni sono ancora vive nelle processioni della Settimana Santa e del Corpus Domini.

Cosa sapere

Il momento in cui le confraternite si mostravano al paese era la processione. Il calendario delle uscite comprendeva le feste di San Giuseppe, dell'Annunciazione, il Venerdì Santo, il Corpus Domini, l'Assunzione e San Rocco [Silvi, 1963]. In corteo, gli uomini in divisa sfilavano separati per compagnia, ciascuna preceduta dai Priori con il bastone del comando sormontato dallo stemma del sodalizio, tra arazzi, stendardi e insegne [Silvi, 1963].

L'elemento più spettacolare erano le pesanti croci processionali, «di molti quintali», chiamate in dialetto «tronchi», attorno alle quali si intrecciavano pampini e grappoli d'uva [Silvi, 1963]. Accanto alle confraternite maschili operavano altri sodalizi devozionali: le Figlie di Maria, che riunivano le ragazze, e le Sorelle dell'Addolorata, formate dalle donne anziane [Silvi, 1963].

Le confraternite non erano solo devozione, ma anche istituzione civile: nel 1751 l'archivio comunale di Palombara era conservato in una casa della Confraternita del Gonfalone, in piazza [Luttazi, 1924]. E la loro eredità è ancora visibile: le cronache locali attuali descrivono la partecipazione, nelle processioni del Venerdì Santo e del Corpus Domini, della Confraternita dei Bianchi (in camice bianco a viso scoperto) e di quella della Buona Morte, «i Neri», in camice nero e incappucciati [fonti web locali: Tibursuperbum].

Esperienza di visita

Le confraternite non si «visitano» come un monumento: si incontrano nelle processioni. Chi arriva a Palombara nei giorni della Settimana Santa o del Corpus Domini può vederle sfilare per i vicoli del centro storico, con le divise, le insegne e le grandi croci. È il modo migliore per cogliere, dal vivo, una tradizione che dura da secoli.

La geografia confraternale del borgo si legge anche nelle sue chiese: la Collegiata di San Biagio, cuore delle devozioni cittadine; la chiesa di Santa Maria del Gonfalone ai piedi del colle, legata all'omonima confraternita e all'antico ospedale; la chiesa di Sant'Egidio, sede della confraternita dei Sette Dolori. Un itinerario tra questi luoghi permette di ricostruire la rete devozionale che ha tenuto insieme la comunità.

Curiosità

  1. Croci da molti quintali. Le grandi croci processionali, dette «tronchi», pesavano parecchi quintali ed erano ornate di pampini e grappoli d'uva: portarle in processione era una prova di forza e di devozione insieme [Silvi, 1963].
  2. Il turchino di San Giuseppe. L'unica confraternita a non essere aggregata a un sodalizio romano, quella di San Giuseppe, si distingueva per la mozzetta turchina con fettuccia gialla, scelta per richiamare i colori con cui la tradizione dipinge il santo [Silvi, 1963].
  3. Il grano dei poveri. Nel 1624 la confraternita di Sant'Antonio Abate creò un Monte frumentario, una sorta di banca del grano per i bisognosi: da 27 rubbia iniziali arrivò a 150 rubbia nel 1781 [Luttazi, 1924].
  4. L'archivio in casa della confraternita. Nel 1751 gli atti del Comune erano custoditi in una casa della Confraternita del Gonfalone: i sodalizi erano parte integrante anche della macchina amministrativa del paese [Luttazi, 1924].

History

Le fonti locali documentano un panorama ricco. Il maestro Enzo Silvi descrive quattro confraternite «nel centro» di Palombara, con le rispettive divise; lo storico Raffaele Luttazi ne elenca cinque «canonicamente erette», con date e patronati [E. Silvi, Esempio di toponomastica sacra nel territorio di Palombara Sabina, 1963; R. Luttazi, Dell'Isola Sabina e della Badia di S. Giovanni in Argentella, 1924].

La più antica è la Confraternita del SS. Sacramento: nel 1575 il cardinale Scipione Rebibba, vescovo di Sabina, la aggregò alla Venerabile Arciconfraternita della Minerva di Roma; i suoi statuti sono conservati in un registro del 1774 approvato dal cardinale Rezzonico [Silvi, 1963; Luttazi, 1924]. La sua divisa era un camice bianco con mozzetta bianca bordata di rosso e cordone bianco ai fianchi [Silvi, 1963].

La Confraternita di S. Maria del Gonfalone ebbe il regolamento approvato l'8 maggio 1616 dal cardinale Benedetto Giustiniani e fu aggregata all'omonima Arciconfraternita romana; aveva già restaurato la chiesa di Santa Maria del Gonfalone nel 1570 [Silvi, 1963]. La sua divisa era un sacco di tela bianca con cappuccio e cordone bianco, senza mozzetta [Silvi, 1963]. A questa compagnia era legato anche l'Ospedale accanto alla chiesa del Gonfalone, ai piedi del colle [Silvi, 1963; Luttazi, 1924].

La Confraternita di S. Giuseppe fu creata il 23 marzo 1767 per volontà del cardinale Giovanni Francesco Albani; ottenne le indulgenze con un Breve di Clemente XIII del 19 gennaio 1768 e — a differenza delle altre — non fu aggregata ad alcuna arciconfraternita romana [Silvi, 1963]. La sua divisa era la più caratteristica: sacco bianco con cappuccio, collarone bianco, cordone e mozzetta turchina con fettuccia gialla, a richiamo dell'abito giallo e turchino con cui si dipinge San Giuseppe [Silvi, 1963]. Due confratelli giravano il paese a chiedere l'elemosina per gli infermi [Luttazi, 1924].

A queste si aggiungono, secondo Luttazi, la Confraternita del Rosario (eretta nel 1745 in San Biagio) e quella di Sant'Antonio Abate, cui si deve un'opera di solidarietà rimasta celebre: nel 1624 fondò un Monte frumentario per i poveri, con un fondo iniziale di 27 rubbia di grano cresciuto a 150 rubbia nel 1781 [Luttazi, 1924]. Silvi descrive invece, come quarto sodalizio, la Confraternita della Buona Morte o «dei Neri», dalle vesti nere con cappuccio, che accompagnava i defunti e apriva la processione notturna del Venerdì Santo [Silvi, 1963]. Un'ulteriore confraternita dei Sette Dolori è documentata dal 1752 all'altare dell'Addolorata in Sant'Egidio, ancora in fiore nel 1889 [Luttazi, 1924].