Chiesa
Chiesa di Santa Maria dell’Immagine
La chiesolina campestre ai piedi di Monte Gennaro dove si venera la Madonna delle Grazie, portata qui nel 1759 da una rupe di tufo.
Fuori dall'abitato di Palombara Sabina, là dove il pianoro un tempo raccoglieva l'acqua piovana che scendeva da Monte Gennaro, sorge una piccola chiesa di campagna che i palombaresi hanno sempre chiamato semplicemente "la Imagine" o "le Immagini". È il santuario rurale del paese: un luogo di devozione popolare cresciuto lontano dalle mura, all'incrocio delle antiche strade di campagna, e legato per secoli al mondo dei contadini e dei mandriani.
Il nome ufficiale con cui la chiesa compare oggi — Chiesa delle Immagini, o Santa Maria dell'Immagine — convive con quelli che la devozione le ha via via cucito addosso: Madonna della Misericordia, la titolazione più antica, e poi Madonna delle Grazie, l'immagine miracolosa che dal Settecento ne è diventata il cuore, popolarmente detta "la Madonna dei bovari".
È una chiesa che vale una sosta non per la grandiosità architettonica — è piccola e schietta — ma per la densità di storie che custodisce: un'immagine trasferita da una rupe, una festa dei mandriani, una leggenda di bestemmie e di demoni. Il santuario della Palombara contadina.
Architettura
Non è una chiesa monumentale, ma una chiesolina campestre a impianto semplice, con un solo altare intorno al quale si è concentrata per secoli la devozione. Le fonti storiche non ne descrivono in dettaglio la struttura architettonica: ciò che le dà carattere non è l'apparato costruttivo, ma le immagini sacre che vi si custodivano.
L'elemento d'arte più antico era la Madonna della Misericordia dipinta a tempera, giudicata opera "di mano non ispregevole", poi coperta e ridotta a un quadro più piccolo. Il fulcro visivo divenne invece, dal 1759, l'immagine della Madonna delle Grazie ritagliata dal tufo di Valle Cupa: una pittura antica, ritoccata e in parte guastata dal tempo, che alcune fonti ottocentesche descrivevano come di stile arcaico, "prima della rinascenza". Completava l'arredo la piccola campana fusa nel 1634.
Data la sua natura di santuario rurale, l'edificio va letto più come contenitore devozionale che come opera architettonica: il suo pregio sta nel radicamento nel paesaggio agricolo ai piedi di Monte Gennaro e nella continuità di un culto plurisecolare.
Cosa vedere
Ciò che rende unica questa chiesa non è un capolavoro d'autore, ma la stratificazione di due devozioni mariane in un unico piccolo spazio: la Madonna della Misericordia, memoria del culto più antico, e la Madonna delle Grazie, l'immagine "traslata" dalla rupe di tufo nel 1759 e diventata il volto del santuario. Vedere questa chiesa significa leggere, in controluce, come la fede popolare abbia rifondato più volte lo stesso luogo attorno a un'immagine.
Da cogliere è anche il contesto: la posizione ai piedi di Monte Gennaro, nel piano delle Sentine, all'incrocio delle antiche strade di campagna, spiega perché proprio qui si sia formato il santuario dei contadini e dei mandriani di Palombara.
Curiosità
- La Madonna "dei bovari". La Madonna delle Grazie era chiamata popolarmente "dei bovari" perché erano proprio i mandriani — una categoria contadina forte e prestigiosa — a celebrarne ogni anno la festa. La ricorrenza, campestre e molto sentita, si teneva a settembre "con pompa straordinaria"; oggi cade la prima domenica del mese, in onore di Maria Santissima delle Grazie, con la processione dell'immagine per le strade del quartiere.
- La leggenda del vetturale e del demonio. Le fonti riferiscono, segnalandola come leggenda, la storia di un vetturale che una notte bestemmiò davanti all'immagine di Valle Cupa e fu colto da convulsioni fatali. Si aggiungeva che di notte, in quel luogo, apparisse il demonio: e proprio questo, paradossalmente, accrebbe la devozione popolare verso l'immagine, poi messa in salvo nella chiesa delle Sentine.
- I voti delle ragazze nelle malattie disperate. Alla Madonna delle Immagini le giovani del paese si recavano a sciogliere voti nelle malattie ritenute senza speranza. Le fonti raccontano di drappelli di zitelle che salivano al santuario per implorare la grazia, segno di quanto profondamente questo luogo appartenesse alla religiosità femminile e popolare di Palombara.
Informazioni per la visita
Ubicazione: la chiesa sorge fuori dall'antico abitato di Palombara Sabina (Città metropolitana di Roma Capitale), nel piano un tempo detto "le Sentine", ai piedi di Monte Gennaro; l'area, urbanizzata dagli anni Sessanta, ha preso dalla chiesa il nome popolare di "L'Immagini". Per l'indirizzo civico e le coordinate si rimanda alla scheda tecnica del portale.
Accessibilità e orari: la chiesa fa capo alla Parrocchia di San Biagio di Palombara Sabina. Non si dispone di orari di apertura verificabili; il momento in cui il santuario è più vivo è la festa della Madonna delle Grazie, la prima domenica di settembre. Per le visite in altri periodi si consiglia di contattare la parrocchia.
Consiglio: la chiesa si apprezza soprattutto in occasione della festa di settembre, quando riprende vita l'antica devozione dei "bovari"; è inoltre un buon punto di partenza per una passeggiata nel paesaggio ai piedi di Monte Gennaro.
History
La chiesolina è molto antica. Sorgeva al piano detto "le Sentine" (o "Sertine") — un toponimo che deriva dall'acqua stagnante scesa dal monte — in posizione strategica, all'incrocio delle strade rurali, il che ne fece per secoli un punto di riferimento per i lavoratori della campagna. Gli studi locali ritengono probabile che a questa chiesa vada ricondotta la "cappella di Santa Maria" fuori porta già registrata nel censimento delle chiese del 1343, "più tardi incorporata nella chiesetta delle Immagini".
Al suo interno, su un unico altare, si venerava anticamente la Madonna della Misericordia, dipinta a tempera in epoca remota "da mano non ispregevole". L'immagine fu in seguito coperta e sostituita da un quadro più piccolo. La chiesa è ricordata nelle visite pastorali del cardinale Giustiniani (1615) e del cardinale Corsini (1781); la sua campanella fu fusa al tempo dei Savelli, nel 1634.
La svolta arrivò a metà Settecento. A mezza costa della discesa di Valle Cupa esisteva un'immagine della Madonna delle Grazie dipinta direttamente sul tufo e ritenuta miracolosa. Nel 1759 il cardinale Corsini fece tagliare il blocco di tufo e trasferire solennemente l'immagine, in processione, alla chiesolina delle Sentine, dove fu collocata su un altare apposito. Da quel momento la Madonna delle Grazie divenne la devozione dominante del santuario, affiancando e poi eclissando l'antica Madonna della Misericordia.
Nei secoli la chiesa fu retta, sul piano devozionale, da una confraternita della Misericordia, amministrata fino al 1731 da deputati laici e poi passata sotto un deputato ecclesiastico; dipendeva, come oggi, dall'arciprete di San Biagio. Dopo un periodo di minor fervore, negli ultimi decenni la festa e la devozione hanno ripreso vigore, complice anche l'urbanizzazione della zona delle Sentine a partire dagli anni Sessanta del Novecento, che ha portato l'abitato fin quasi alle porte del vecchio santuario di campagna.
(Fonti: R. Luttazi, Dell'Isola Sabina e della Badia di S. Giovanni in Argentella (1924); E. Silvi, Toponomastica sacra di Palombara Sabina (1963).)
Timeline
1343
Probabile prima traccia: la "cappella di Santa Maria" fuori porta del censimento, poi incorporata nella chiesa delle Immagini.
1615
La chiesa è citata nella visita pastorale del cardinale Giustiniani.
1634
Al tempo dei Savelli viene fusa la campanella della chiesa.
1759
Il cardinale Corsini fa traslare la Madonna delle Grazie dal tufo di Valle Cupa alla chiesolina.
1781
La chiesa è ricordata nella visita pastorale del cardinale Corsini.
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