
Chiesa
Chiesa di San Biagio
La chiesa madre di Palombara, nata nel 1101 sull'antica cella della Colombara, custodisce il cuore religioso e civile del borgo e la festa del patrono, il 3 febbraio.
Sulla sommità del centro storico, dove il borgo murato dei Savelli si stringe intorno alle sue vie più antiche, sorge la Chiesa di San Biagio, la Collegiata che i palombaresi chiamano semplicemente "la chiesa madre". È l'edificio sacro più importante del paese e, insieme, il più antico: la sua storia comincia prima ancora che Palombara avesse un nome, dalla piccola cella monastica della Colombara attorno alla quale, secolo dopo secolo, si formò l'abitato.
Dedicata a san Biagio, patrono della città festeggiato il 3 febbraio con la benedizione della gola, la Collegiata non fu soltanto luogo di culto. Per secoli qui si radunarono i Consigli della comunità, si "alzò tribunale" per dirimere le liti, si diedero sepoltura i signori del feudo. Chi entra oggi, tra le tre navate rifatte nell'Ottocento e le opere d'arte che vi si sono stratificate, cammina di fatto sopra le arcate interrate di una chiesa dell'anno Mille.
I numerosi rimaneggiamenti — dal romanico delle origini ai riassetti seicenteschi, fino alla grande trasformazione di metà Ottocento — hanno cancellato in superficie l'aspetto medievale, tanto che, come annota la stessa parrocchia, la sua antichità "non traspare a prima vista".
Architettura
Facciata. La facciata, rivestita in travertino, si presenta solenne e tripartita, a riflettere le tre navate interne. Il portale centrale è sovrastato da un frontone triangolare e da un arco a tutto sesto; due coppie di lesene a pilastri con capitelli scandiscono il fronte, ai cui lati si aprono due porte minori con finestrelle a lunetta. Sul portale corre l'iscrizione "BLASIO P(atro)NO A(nno) JUB(ilaei) MCML", che lega il rivestimento al Giubileo del 1950. Vi si accede da una scalinata, sulla quale è collocata una statua bronzea su piedistallo.
Interno. L'impianto è a tre navate con cappelle laterali; la navata centrale termina in un'abside rialzata, cui si accede per una scalinata che conduce all'altare maggiore. Le volte affrescate e il cornicione appartengono alla ridefinizione ottocentesca.
Cappelle e altari. Tra le cappelle, quella del SS. Salvatore custodisce una tempera su tavola trecentesca con il Redentore; la cappella di San Biagio reca sulla volta un angelo con gigli e la scena dell'Annunciazione. L'antica chiesa contava numerosi altari — dal maggiore in marmi al transito di san Giuseppe di scuola di Agostino Masucci, alla cappella già del SS. Sacramento con i quattro Dottori della Chiesa — di cui la parrocchia conserva memoria e, in parte, le opere.
Opere d'arte. Sull'altare maggiore si venera la tavola della Madonna della Neve ("la Vergine con il Bambino"), attribuita ad Antonio da Viterbo, pittore attivo nella seconda metà del Quattrocento. Nell'abside domina la Gloria (o Apoteosi) di San Biagio del milanese Raffaele Casnedi, direttore dell'Accademia di Brera; alla decorazione delle volte della navata centrale è legato il nome di Francesco Leopardi. Completano il patrimonio una Via Crucis dipinta, la statua del Sacro Cuore di Gesù, un organo a canne e l'affresco della Madonna del Soccorso, custodito entro un'edicola di marmo e ritenuto dalla tradizione proveniente dalla chiesa primitiva.
Campanile. L'assetto antico prevedeva un campanile con le campane; una delle campane storiche di San Biagio fu ottenuta rifondendo i frammenti dell'antica campana dell'abbazia di San Giovanni in Argentella, tolta da lì e collocata qui.
Cosa vedere
Ciò che rende San Biagio unica è la sua doppia natura di chiesa e di documento: sotto il pavimento attuale giacciono ancora le arcate della cella dell'anno Mille, riportate parzialmente alla luce dagli scavi ottocenteschi e novecenteschi. L'iscrizione marmorea del 1101, con i nomi del conte Ottaviano e dell'arciprete Giovanni, è il pezzo più prezioso: raro esempio di epigrafe medievale datata, murata a testimonianza della fondazione.
Da non perdere la tavola della Madonna della Neve di Antonio da Viterbo sull'altare maggiore e la trecentesca tavola del Redentore, entrambe legate alle antiche processioni giubilari verso Roma. Nell'abside, la Gloria di San Biagio del Casnedi corona lo spazio più solenne della chiesa. Chi visita nei giorni del patrono vede la statua lignea di san Biagio rivestita degli abiti pontificali, esposta sull'altare maggiore per la festa del 3 febbraio.
Curiosità
- La testa che divenne modello. La statua lignea di san Biagio, esposta il 3 febbraio con gli abiti pontificali, ha una tradizione singolare: secondo le fonti locali la sua testa servì da modello al pittore Casnedi per il volto del santo nell'affresco absidale.
- La chiesa-tribunale. San Biagio non fu solo luogo di preghiera. Tra le sue navate si radunavano i Consigli della comunità e, il 21 febbraio 1469, i quattro assessori di Palombara vi "alzarono tribunale" emettendo una sentenza arbitrale sulla successione dei Savelli. Lo Statuto del paese stabiliva inoltre che nelle feste del patrono le pene per i reati raddoppiassero, come a Natale e a Pasqua.
- La benedizione della gola. Il 3 febbraio ai fedeli si impartisce la caratteristica benedizione della gola — con due candele incrociate o con l'olio benedetto, secondo la formula del Rituale Romano "Per intercessionem Sancti Blasii…" — in ricordo del santo che, secondo l'agiografia, salvò un bambino soffocato da una lisca di pesce. Non a caso Battista Savelli, ammalatosi di "ancina" (mal di gola) a Palombara, si votò a san Biagio e, guarito, donò alla chiesa preziosi paramenti con le insegne di famiglia.
- La chiesa violata e riconciliata. Il 5 agosto 1791 la chiesa fu profanata da un omicidio avvenuto al suo interno: un birro rifugiatosi in San Biagio fu ucciso da un suo nemico. Il Santissimo Sacramento fu allora trasferito temporaneamente nella vicina chiesa di San Pietro e l'edificio venne solennemente riconciliato.
Informazioni per la visita
- Ubicazione: centro storico di Palombara Sabina (RM), nel nucleo più antico del borgo murato. La chiesa dà il nome a una delle due porte storiche dell'abitato, la Porta di San Biagio.
- Coordinate indicative: 42,0659 N — 12,7649 E.
- Accessibilità: l'ingresso è preceduto da una scalinata; si consiglia di verificare percorsi alternativi per chi ha difficoltà motorie.
- Orari e visite: la chiesa è parrocchia attiva (Parrocchia di San Biagio). Per orari delle celebrazioni e aperture si rimanda ai contatti ufficiali della parrocchia; gli orari non sono qui indicati perché non verificabili in modo stabile.
- Consiglio: il momento migliore per cogliere l'anima della Collegiata è la festa del patrono, il 3 febbraio, con l'esposizione della statua e la benedizione della gola.
History
Il nucleo originario è la cella della "Colombara" (in latino Columbaria o Palumbaria, forse dal nome delle colombe dei boschi), una piccola chiesa a una sola navata con annesso monastero, dipendente dall'abbazia di San Giovanni in Argentella: proprio da questa cella, e dalle capanne che vi si aggregarono, nacque Palombara. Sul finire dell'XI secolo i monaci abbandonarono la Colombara e l'arciprete Giovanni intraprese la costruzione di una chiesa più ampia, a tre navate, riutilizzando l'antica cella come presbiterio rialzato. L'opera fu completata nel 1101 grazie alla generosità del conte Ottaviano I.
Di quell'evento resta una testimonianza eccezionale: un'iscrizione dedicatoria in marmo, tuttora murata nella chiesa, che ricorda il conte Ottaviano, il figlio Rainaldo e l'arciprete Giovanni "artefice" dell'opera ("Est domus haec Sancto Blasio sacrata Patrono / Quae milleno centeno primo completur in anno…"). È uno dei più antichi documenti datati della storia locale — l'unico, nei molti secoli del castello, in cui un signore abbia fissato nella pietra il proprio nome e una data precisa.
Nei secoli la chiesa restò al centro della vita del borgo. Nel 1445 il testamento di Battista Savelli disponeva la sepoltura in San Biagio e ricordava il sepolcro gentilizio della casata, poi convertito in sagrestia; nel 1469 gli arbitri della comunità vi "alzarono tribunale" per una sentenza sulla successione dei Savelli. Una tradizione registrata nella visita pastorale del 1615 attribuiva la costruzione della chiesa a papa Onorio III: gli studiosi la interpretano piuttosto come un possibile restauro, e sull'attribuzione non c'è pieno accordo (si veda "Dati da verificare").
Nel 1800 vi fu traslato solennemente dalle Catacombe di Roma il corpo di san Vittorio Martire, la cui urna riposa sotto un altare. A metà Ottocento l'edificio fu ridotto alla forma attuale — capovolgendo ingresso e abside, sollevando il presbiterio e abbassando il pavimento — e, con bolla di Pio IX (1853, esecuzione nel 1854), fu elevato alla dignità di Collegiata, con un proprio capitolo di canonici. Verso il 1888 l'arciprete monsignor Lorenzo Bernasconi abbassò ancora il pavimento di quasi un metro, facendo riaffiorare le arcate della cella interrata nel 1101 e ritrovando l'iscrizione dedicatoria; il rivestimento in travertino della facciata risale ai lavori per l'Anno Santo del 1950.
(Fonti: R. Luttazi, Dell'Isola Sabina e della Badia di S. Giovanni in Argentella (1924); F. Pompili, Palombara Sabina nel Medioevo (1990); E. Silvi, Toponomastica sacra di Palombara Sabina (1963).)
Timeline
1101
L'arciprete Giovanni, con la generosità del conte Ottaviano I, completa la nuova chiesa di San Biagio sopra l'antica cella della Colombara; resta l'iscrizione dedicatoria in marmo.
1216
Secondo una tradizione poi registrata nel 1615, papa Onorio III interviene sulla chiesa (per gli studiosi un restauro): attribuzione dibattuta.
1469
Nella chiesa, sede dei Consigli della comunità, gli arbitri di Palombara "alzano tribunale" per una sentenza.
1800
Il corpo di San Vittorio Martire, estratto dalle Catacombe di Roma, è traslato a Palombara: l'urna è posta sotto un altare in San Biagio.
1854
Papa Pio IX eleva San Biagio alla dignità di Collegiata (bolla del 1853, esecuzione nel 1854).
Photo gallery
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