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Tradizione

Benvenuto Cellini rifugiato nel castello di Palombara (1532)

Nel 1532 il grande orafo e scultore fiorentino, in fuga da Roma su un cavallo turco, trovò rifugio per due giorni nella rocca dei Savelli — e lo raccontò lui stesso nella sua celebre autobiografia.

C'è un momento in cui la storia della grande arte del Rinascimento passa dalle mura di Palombara. È il 1532, e a bussare alla rocca dei Savelli è nientemeno che Benvenuto Cellini, l'orafo, medaglista e scultore fiorentino che di lì a pochi anni avrebbe firmato capolavori assoluti come il Perseo e la Saliera di Francesco I. In fuga da Roma, dove credeva di aver ucciso un uomo in rissa, Cellini si rifugiò per due giorni nel castello, ospite dell'amico Giovan Battista Savelli [Pompili, Castello; Pompili, Medioevo].

L'episodio non è una leggenda locale: lo racconta lo stesso Cellini nella sua Vita scritta da sé medesimo, uno dei testi più celebri e vivaci della letteratura italiana [Cellini, Vita]. Palombara entra così, con nome e cognome, nelle pagine di un'autobiografia letta in tutto il mondo — un dettaglio che dà al castello un respiro internazionale.

Cosa sapere

Un aneddoto d'autore, non una diceria. La forza di questa vicenda sta nella fonte: è Cellini in persona a citare Palombara nella sua autobiografia, uno dei documenti letterari più famosi del Cinquecento [Cellini, Vita]. Non serve «gonfiare» il racconto: basta la firma.

Il castello come crocevia di uomini illustri. Il rifugio di Cellini si aggiunge alla lunga lista di personaggi che la rocca di Palombara vide passare: dal papa Onorio IV (1285) all'antipapa Lando (1179-80), dagli ultimi imputati del processo ai Templari (1310) fino al Barbarossa. La stanza degli ospiti che accolse l'orafo fiorentino è parte integrante di questa memoria [castello.md].

Un ospite di riguardo, ma scomodo. Il comportamento di Giovan Battista Savelli — accogliente ma cauto — restituisce bene il ruolo dei signori di Palombara nella Roma del primo Cinquecento: potenti abbastanza da offrire asilo, ma attenti a non incrinare i loro rapporti con il papato [Pompili, Castello].

Esperienza di visita

L'episodio si presta a essere raccontato dentro il Castello Savelli, cuore del borgo: durante la visita guidata è naturale collegare le stanze superiori della rocca — l'antico appartamento degli ospiti — al racconto della Vita di Cellini. È uno di quei dettagli che trasformano una visita in un viaggio nel tempo, mettendo il visitatore letteralmente sulle tracce di un genio del Rinascimento. (La precisa collocazione della «stanza di Cellini» è un'ipotesi di studio: da presentare come tale.)

Curiosità

  1. Palombara nella letteratura italiana. Grazie alla Vita di Cellini, il nome di Palombara compare in un classico della prosa cinquecentesca, letto e tradotto in tutto il mondo [Cellini, Vita].
  2. Il cavallo turco più bello di Roma. Cellini fuggì in sella a un «cavai morello turco», che descrisse come il migliore della città; giunto a Palombara lo rimandò indietro per non lasciare tracce [Pompili, Medioevo]. Silvi ricorda anche un cavallo donato dai Savelli all'orafo [Silvi].
  3. Un ritratto agli Uffizi. L'amico che lo ospitò, Giovan Battista Savelli, sarebbe forse il «guerriero» ritratto da Sebastiano del Piombo in un dipinto oggi conservato agli Uffizi (attribuzione discussa) [Pompili, Medioevo].
  4. Diplomazia più che ospitalità. Il Savelli non trattenne a lungo Cellini: per non compromettere i buoni rapporti con Clemente VII, lo indirizzò verso Napoli con una scorta [Pompili, Castello].

History

Nel febbraio del 1532 Benvenuto Cellini fu coinvolto a Roma in una rissa nella quale ferì gravemente un avversario, un certo Benedetto, e credette di averlo ucciso [Pompili, Medioevo; fonti-web: Treccani]. Temendo la giustizia, decise di fuggire. Nella Vita descrive la fuga con la consueta spavalderia: montò «un cavai morello turco, il più bello e migliore di Roma», con «un archibuso a ruota dinanzi all'arcione», e si diresse fuori città [Pompili, Medioevo]. Al ponte Sisto trovò ad attenderlo la guardia del Bargello, a cavallo e a piedi; ma — scrive — passò indenne «merzè di Dio oscurati gli occhi loro» [Pompili, Castello].

La sua meta era Palombara, «luogo del signor Giovanbattista Savelli» [Cellini, Vita]. Giovan Battista Savelli (1505-1551), signore di Palombara, figlio di Giacomo Savelli e di Camilla Farnese, era un condottiero di fama: Cellini lo aveva conosciuto negli anni drammatici del Sacco di Roma (1527) — dove il Savelli si era distinto nella difesa di Castel Sant'Angelo — e durante l'assedio di Firenze (1529-30) [Pompili, Medioevo; castello.md]. In quegli stessi ambienti Cellini aveva incrociato anche il pittore Sebastiano del Piombo, a cui si attribuisce un «Ritratto di guerriero» — oggi agli Uffizi — che alcuni studiosi riconoscono proprio in Giovan Battista Savelli [Pompili, Medioevo].

Arrivato al castello, Cellini fu «carezzato» per due giornate e alloggiato nell'appartamento riservato agli ospiti della rocca, probabilmente in una stanza al secondo piano affacciata sul cosiddetto «muro del Soccorso» [Pompili, Castello; Pompili, Medioevo]. Per prudenza rimandò indietro il cavallo al suo proprietario romano, «messer Giovanni», senza far sapere dove si trovasse [Pompili, Castello]. Poi il Savelli, con abile diplomazia, lo rimise «in sulla strada di Napoli»: i rapporti fra papa Clemente VII e la casata Savelli erano buoni, «e non era il caso di guastarli» ospitando troppo a lungo un ricercato [Pompili, Castello].