Storia
L'esecuzione di Troilo Savelli, il giovane signore di Palombara (1592)
22 luglio 2026 — Autore: Super Admin

A diciotto anni, barone di Palombara e capo di banditi, fu decapitato a Castel Sant'Angelo per volere del papa. La sua conversione la notte prima diventò un libro tradotto in tutta Europa.
Un barone di diciotto anni
Alla fine del Cinquecento il feudo di Palombara apparteneva ancora ai Savelli, la grande famiglia baronale romana che di quel borgo aveva fatto la sua «prima terra». Uno dei suoi ultimi signori fu poco più che un ragazzo: **Troilo Savelli il giovane**, barone di Palombara, Castel Chiodato, Poggio Moiano, Aspra e Cantalupo in Sabina.
Era figlio di Troilo Savelli senior — morto nel 1574 per una ferita riportata anni prima nella battaglia di Lepanto — e di **Flaminia Cesi**, figlia di Pietro Cesi, duca di Acquasparta. Un nome illustre, una casata potente, un patrimonio di terre e castelli: tutto sembrava disegnato per una vita di privilegi. Andò diversamente.
Il ragazzo ribelle e la madre che lo denunciò
Ancora adolescente, Troilo prese la strada della violenza. Le fonti gli attribuiscono soprusi sui suoi stessi vassalli, aggressioni e una vita da fuorilegge: dopo i sedici anni si sarebbe unito alla banda di **Cola (Niccolò) Caetani**, commettendo crimini nelle terre dei Caetani e in tutta la Sabina.
La sua stessa **madre, Flaminia Cesi**, ne fu vittima: minacciata e maltrattata dal figlio, si rivolse al papa appena eletto, **Clemente VIII**, perché intervenisse. Fu, in parte, la denuncia di una madre a mettere in moto la giustizia contro il proprio sangue — una scelta drammatica, in un'epoca in cui i baroni romani erano abituati a farsi giustizia da sé e a spadroneggiare sui feudi.
Il processo e il patibolo di Castel Sant'Angelo
Erano gli anni in cui Clemente VIII aveva deciso di piegare con la forza la turbolenta nobiltà romana e i suoi legami con il banditismo. Il processo a Troilo si chiuse il **29 marzo 1592**. La condanna fu la più dura: la decapitazione.
L'esecuzione avvenne il **18 aprile 1592**, nel cortile di **Castel Sant'Angelo**. Troilo aveva **diciotto anni**. Le cronache annotano una coincidenza che parve un segno: era, giorno per giorno, il diciottesimo anniversario della morte del padre, spentosi il 18 aprile 1574.
La conversione e il libro che ne nacque
Fu ciò che accadde la notte prima a fissare per sempre il suo nome. Padrino di cresima di Troilo era stato **san Filippo Neri**, che secondo il racconto intercedette per lui presso Clemente VIII e, dopo la sentenza, si disse certo della salvezza della sua anima.
Nelle ore che precedettero l'esecuzione il giovane barone si convertì e si pentì. Il gesuita **Angelo Biondi**, che lo assistette, ne scrisse un resoconto — la *«Relazione della prigionia e morte del signor Troilo Savelli barone romano»* — destinato a diventare un modello di *conforteria*, l'assistenza spirituale ai condannati a morte, e a diffondere l'esempio della sua conversione ai piedi del patibolo. Quel testo ebbe una fortuna europea: fu tradotto in francese e in inglese. È uno dei paradossi di questa storia: un giovane criminale di provincia divenne, da morto, protagonista di un piccolo classico della letteratura devota.
Dopo la morte: Palombara alla Camera Apostolica
Il corpo di Troilo fu esposto al Ponte e poi sepolto alla **Chiesa Nuova** di Roma, Santa Maria in Vallicella, la chiesa degli oratoriani di Filippo Neri. Con la sua condanna, la **Camera Apostolica** entrò in possesso di Palombara e delle altre sue terre: per la famiglia Savelli si chiudeva così un lungo capitolo di dominio sul borgo.
Una precisazione, perché la confusione è facile: questo Troilo «il giovane», giustiziato nel 1592, non va confuso con l'altro **Troilo Savelli**, il condottiero vissuto quasi un secolo prima, che difese due volte la rocca di Palombara dagli Orsini e lasciò il suo nome inciso nelle pietre del castello. Sono due persone diverse, separate da tre generazioni.
Le fonti
Questo articolo si basa sulla voce «Savelli, Troilo» del **Dizionario Biografico degli Italiani** (Treccani), sull'articolo del blog *Oltre il Ponte* (oltreilpontemontecelio.it) segnalato da un lettore, e sulla voce della **famiglia Savelli** su Wikipedia. Le fonti presentano alcune piccole discordanze — sull'anno (1592, secondo la Treccani, contro il 1593 di altre schede), sul giorno esatto dell'esecuzione (18 o 28 aprile) e sulla forma del nome del gesuita (Angelo Biondi, altrove Filippo Bondi): qui si è seguito il Dizionario Biografico, la fonte più autorevole.
