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Monumento

Forno venale del Palazzo

Il forno del Palazzo, per secoli monopolio dei signori di Palombara: unico forno della terra, dato in affitto per 200 scudi l'anno nel 1637 e ricordato come 'forno venale' intorno al 1750.

Il forno come privativa signorile

A Palombara cuocere il pane fu, per secoli, un privilegio dei signori. Già nel XIII secolo il pane si cuoceva nel forno signorile, uno dei diritti feudali della corte. Sotto il duca Giovanni Savelli (1592-1628) il forno per la cottura del pane era "privativa assoluta della camera ducale": l'inventario del 1599 e l'affitto del 1592 registrano il "forno di Palombara" reso in privativa, con un canone di 60 scudi (90 scudi per la metà spettante al Vescovo di Gubbio).

L'unico forno della terra (1637)

L'atto di vendita del 1637 è esplicito: il forno di Palombara era l'unico forno "entro la terra", affittato per 200 scudi l'anno; "da tempo immemorabile" non se ne era mai aperto un altro, ed era vietato a chiunque vendere pane. Il monopolio del pane, insieme a quello del forno, restava saldamente nelle mani della famiglia dominante.

Il "forno venale" del Palazzo

L'espressione che dà il nome alla scheda compare intorno al 1750, nella relazione dell'archivista Borghese Matteo Gioia: tra gli ambienti del palazzo-castello si elencano "carceri, alloggi del Bargello e dei birri, forno venale, granari, tinelli e stalle". Più tardi, nel 1885, alcuni locali sotto il torrione annesso al Palazzo Baronale furono affittati per un dodicennio a Tobia Pompili "per ridurli ad uso di forno".

La posizione sulla mappa è indicativa.