Fontana
Fonte Vecchia
La sorgente storica ai piedi del colle dei Savelli, cuore idrico del borgo per secoli: qui l'acquaiolo attingeva l'acqua a dorso di mulo e la comunità si ritrovava al tramonto, fino all'acquedotto del 1881.
Prima dei rubinetti e dell'acquedotto, la vita di Palombara Sabina dipendeva da pochi punti d'acqua, e il più importante di tutti aveva un nome antico: Fonte Vecchia. È la sorgente ai piedi del colle su cui si arrampica il borgo, sotto il Castello Savelli — il luogo a cui, per generazioni, i palombaresi affidarono la loro sete.
Non è un monumento monumentale: è una fonte, un punto d'acqua ai margini del centro storico. Ma è forse il luogo che più di ogni altro racconta come si viveva, giorno per giorno, in un paese arroccato su un colle calcareo dove le sorgenti perenni scarseggiano. Attorno a Fonte Vecchia ruotavano l'acquaiolo, gli animali, gli incontri della sera: una piccola geografia quotidiana che le cronache hanno conservato.
Va detto con onestà: gran parte di ciò che sappiamo su Fonte Vecchia è già raccontato, in forma di percorso, nella scheda dedicata ai Giardini degli Abbeveratoi, il sistema storico dell'acqua del borgo. Questa pagina la mette a fuoco come singolo monumento, riportando ciò che è documentato e segnalando con chiarezza, in fondo, tutto ciò che resta da verificare sul suo stato attuale.
Cosa sapere
Fonte Vecchia si trova ai piedi del colle su cui sale il centro storico, sotto il castello, lungo l'antica strada d'accesso al borgo — nella stessa fascia in cui, verso valle, si distendono le vasche e gli abbeveratoi dei cosiddetti Giardini degli Abbeveratoi. Non è una fontana monumentale né una struttura architettonica elaborata: è una fonte sorgiva, il punto in cui l'acqua affiora ai piedi dell'abitato.
Che la sorgente non sia solo un ricordo lo attesta lo stesso Pompili, che segnala come ai piedi del castello sopravviva ancora una fonte sorgiva: svuotata di 17–18 conche da 20–25 litri, si riempie nuovamente in circa un'ora; risultava di proprietà Luttazi Filippi e forse in comunicazione, a vasi comunicanti, con un «pozzo di acqua eccellente» annotato da Luttazi [Pompili, Medioevo, p. 119, nota 29]. È verosimile — ma da confermare sul posto — che si tratti proprio della Fonte Vecchia delle cronache (vedi Dati da verificare).
Il contesto normativo aiuta a capire quanto l'acqua fosse un bene comune da difendere: lo Statuto del borgo puniva con quaranta soldi chi lasciava che i porci guastassero la fontana — «eccetto i Mammoli da 10 anni in giù», cioè i bambini piccoli — e imponeva di tenere i pozzi coperti «con tavole in croce» per tutta l'estate [Luttazi, pp. 224–225]. Le fonti non precisano se la «fontana» dello Statuto sia Fonte Vecchia o un'altra presa d'acqua del borgo: il dato va quindi letto come cornice generale, non come riferimento certo alla fonte.
Esperienza di visita
Fonte Vecchia non si «visita» come un museo: è un dettaglio della memoria da cercare lungo la passeggiata per il borgo. Il modo migliore di viverla è integrarla nella salita al centro storico — scendere dai vicoli verso i piedi del colle, individuare la fonte, immaginare l'andirivieni degli acquaioli sulla china e la comunità che si ritrovava al tramonto, come la descrisse Gell.
È una sosta breve e intima, che dà il meglio abbinata alla visita del borgo e al percorso dell'acqua dei Giardini degli Abbeveratoi, di cui Fonte Vecchia è il punto più carico di storia. Un invito a leggere Palombara non solo dall'alto — dal castello e dai panorami — ma anche dal basso, da dove sgorga l'acqua che ne ha reso possibile la vita.
Informazioni pratiche
- Come arrivare: la fonte si trova ai piedi del centro storico di Palombara Sabina (circa 35 km da Roma, via Nomentana/Palombarese). Ci si arriva a piedi dal borgo, scendendo verso i piedi del colle. (Ubicazione esatta e accesso: da verificare con la segnaletica comunale sul posto.)
- Parcheggio: conviene lasciare l'auto nelle aree di sosta ai margini del borgo e proseguire a piedi; il centro storico è in gran parte non carrabile.
- Tempo di visita: pochi minuti per la sola fonte; da mezz'ora a un'ora abbinandola al percorso dell'acqua e al centro storico.
- Accessibilità: percorso in pendenza su strade e sentieri ai margini del borgo, con possibili tratti sconnessi; scarpe comode consigliate. (Grado di accessibilità del punto d'acqua: da confermare con il Comune.)
- Limitazioni: la fonte è un manufatto storico; alcuni punti d'acqua possono trovarsi su proprietà private o in stato non attrezzato. (Stato di manutenzione e proprietà attuale: da verificare con l'Amministrazione comunale.)
Curiosità
- Un borgo che comprava l'acqua a dorso di mulo. Fino all'acquedotto del 1881, a Palombara l'acqua da bere si attingeva a Fonte Vecchia, ai piedi del colle, e la si portava su per la china con orci di pelle su asini e muli. L'acquaiolo era una figura quotidiana, che «andava e veniva tutto il giorno» [Pompili, Medioevo, pp. 38–39, 116].
- La fonte del tramonto. All'inizio dell'Ottocento William Gell annotò che gli abitanti si ritrovavano alla fonte «ai piedi della collina» al calar del sole, con cavalli e animali [Pompili, Medioevo, pp. 114–115]: Fonte Vecchia era anche un luogo di socialità, non solo di lavoro.
- Una sorgente ancora viva. Secondo Pompili, ai piedi del castello la fonte sorgiva esisteva ancora: svuotata di una ventina di conche, tornava a riempirsi in circa un'ora [Pompili, Medioevo, p. 119, nota 29] — segno di una vena d'acqua tenace, la stessa che per secoli dissetò il borgo.
Storia
La ragione di Fonte Vecchia sta nella natura del luogo. Palombara sorge sulle prime propaggini di Monte Gennaro, su un substrato calcareo permeabile in cui l'acqua tende a inabissarsi: va cercata, captata e conservata. Nel Duecento gli abitanti del castrum avevano a disposizione essenzialmente due risorse — la cisterna sotto la torre e la fonte ai piedi del colle [Pompili, Medioevo, p. 15].
Quella fonte è Fonte Vecchia. Da qui, racconta lo storico Franco Pompili sulla scorta dei documenti medievali, l'acquaiolo «portava l'acqua nelle otri a dorso di mulo o di asino da Fonte Vecchia, arrancando sulla china» [Pompili, Medioevo, pp. 38–39]; e ancora, guardando alla vita nel castello, «l'acqua da bere si attinge a Fonte Vecchia ai piedi del colle, con orci di pelle su asini e muli» [Pompili, Castello, p. 43]. La fonte era anche un punto di riferimento urbano: compare fra le tappe del percorso del corteo del 28 ottobre 1460, lungo la ripida strada d'accesso al borgo, insieme a Porta Nuova (o Porta San Biagio) e al Casarino [Pompili, Medioevo, pp. 48, 64–65].
La situazione idrica cambiò pochissimo nei secoli. Intorno al 1750 Palombara disponeva ancora soltanto di una piccola polla sorgiva sulla sommità dell'abitato, della sorgente ai piedi della collina «dove l'acquaiolo va e viene tutto il giorno» e delle grandi cisterne dentro il castello [Pompili, Medioevo, p. 116]. All'inizio dell'Ottocento il viaggiatore inglese William Gell descriveva «la fontana fuori città ai piedi della collina, dove gli abitanti si incontrano al tramonto coi cavalli e altri animali» [Pompili, Medioevo, pp. 114–115]: l'immagine, in fondo, di un grande abbeveratoio comunitario e di un luogo di socialità serale.
La svolta arrivò solo con l'acquedotto. Il 28 luglio 1881 il sindaco ingegner Giuseppe Tosi, insieme ai sindaci di Moricone, Montorio e Nerola, firmò il contratto per la conduttura d'acqua dalle montagne di Montorio, a costo di un debito di 343.379 lire; prima, nelle stagioni secche, i palombaresi pativano la sete «come gli ebrei in mezzo al deserto» [Luttazi, pp. 265–266]. Con l'acqua in paese, Fonte Vecchia perse la funzione vitale che aveva avuto per secoli e sopravvisse come testimonianza di un mondo scomparso.
(Fonti: R. Luttazi, Dell'Isola Sabina e della Badia di S. Giovanni in Argentella (1924); F. Pompili, Palombara Sabina nel Medioevo (1990); F. Pompili, Il Castello di Palombara Sabina.)
