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Chiesa di Santa Maria

Chiesa

Chiesa di Santa Maria

Ai piedi del borgo, la chiesa rinascimentale che custodisce l'Annunciazione attribuita alla cerchia di Antoniazzo Romano.

Alle radici del colle su cui si arrampica il centro storico di Palombara Sabina, appena fuori dall'antica porta del castello, sorge la Chiesa di Santa Maria del Gonfalone, che i palombaresi conoscono soprattutto con il nome più intimo di Chiesa dell'Annunziata. È un edificio dalla lunga memoria, la cui storia intreccia la devozione mariana, la potenza della famiglia Savelli e la vita di una delle confraternite più radicate del paese.

Il suo doppio nome racconta due anime. "Santa Maria del Gonfalone" rimanda alla confraternita che per secoli la governò e la restaurò; "dell'Annunziata" rimanda invece all'immagine che ne è il cuore, una tavola dell'Annunciazione ricondotta dagli studiosi all'ambiente di Antoniazzo Romano, tra le opere d'arte più preziose del territorio.

Non è, dunque, una semplice chiesa di periferia: è un piccolo scrigno rinascimentale, sfuggito per fortuna alle distruzioni, che merita una sosta a chi voglia capire la Palombara del suo secolo d'oro, tra Quattro e Cinquecento.

Architettura

La chiesa si presenta con un impianto semplice e raccolto: un'unica navata affiancata da due cappelle laterali, quelle "a crociera" volute nel Cinquecento. Il presbiterio è preceduto da un bell'arco a tutto sesto, oltre il quale si apre il vano dell'altare maggiore: è proprio nell'arco, sulla parete di fondo, che campeggia l'immagine più celebre della chiesa.

La facciata è l'esito della rielaborazione barocca del 1770 innestata su una struttura più antica: il portale è incorniciato di marmo e sormontato da una lunetta, mentre al posto del rosone tradizionale si apre una piccola finestra a oblò. Il coronamento è mosso da un cornicione ondulato con la caratteristica "gobba" centrale, di gusto pienamente barocco, ed è concluso in sommità da un crocifisso metallico. Ai lati del portone si aprono due finestrelle squadrate; l'edificio centrale è affiancato dai corpi della sacrestia e degli uffici parrocchiali, scanditi da lesene.

All'interno, oltre alla tavola dell'Annunciazione, le fonti storiche ricordano più altari: accanto al maggiore erano dedicati a santa Lucia, ai santi Filippo e Giacomo e a san Rocco, quest'ultimo con lo stemma della famiglia Catenani. Nella cappella di sinistra è segnalato un affresco con la Madonna col Bambino tra i santi Sebastiano e Rocco — protettori dalla peste — e altre figure, tra cui san Bernardo. È inoltre documentata, nella cappella laterale destra, una statua di santa Caterina d'Alessandria, testimonianza della diffusione di quel culto nella zona.

Cosa vedere

Il vero tesoro della chiesa è la tavola dell'Annunciazione, detta anche "Annunciazione e Dio Benedicente": una tempera su tavola a fondo oro, con la cimasa che raffigura l'Eterno benedicente. Collocata sulla parete d'altare, è considerata una delle opere d'arte più significative di tutto il territorio di Palombara e l'immagine che ha dato alla chiesa il nome popolare di "Annunziata".

Sull'attribuzione le fonti offrono più letture, che è giusto riportare con prudenza: gli studi la ricondu­cono ad Antoniazzo Romano o alla sua bottega, tra la fine del Quattrocento e i primi del Cinquecento; una versione più cauta la assegna al figlio, Marcantonio Aquili. Anche sulla provenienza gli studiosi discutono: secondo la studiosa Luisa Mortari la tavola proverrebbe dall'abbazia di San Giovanni in Argentella, mentre altri ritengono più probabile un dono dei duchi Savelli. Al di là del dibattito attributivo, ciò che colpisce il visitatore è la delicatezza dell'immagine, che allo sguardo di Luttazi sembrava "uscita dai pennelli di Giotto, o meglio dalle mani del Beato Angelico".

Curiosità

  • La chiesa della confraternita, e del suo ospedale. Il nome "del Gonfalone" non deriva da un'intitolazione mariana, ma dalla confraternita omonima che per secoli custodì la chiesa. Lo stesso sodalizio gestiva l'ospedale annesso, un presidio di carità per pellegrini e infermi, e a Palombara era così radicato che nel 1751 ospitava perfino l'archivio comunale in una sua casa di due stanze sulla piazza.
  • Meta delle grandi processioni. Santa Maria del Gonfalone non era una chiesa qualsiasi nella geografia sacra del paese: vi si venerava la "preziosa tavola dell'Annunciata" e vi era un altare dedicato a san Rocco, e proprio qui facevano capo due delle processioni cittadine più sentite, quella dell'Annunciazione e quella di San Rocco.
  • Un restauro raccomandato di non fare. Di fronte alla fragile bellezza della tavola dell'Annunciazione, lo storico Luttazi, alla fine dell'Ottocento, mise nero su bianco una raccomandazione quasi affettuosa: che quell'immagine non venisse restaurata, per non rovinarne la grazia antica. Il restauro sarebbe poi arrivato nel 1956, a cura della Soprintendenza.

Informazioni per la visita

Ubicazione: la chiesa sorge ai piedi del centro storico di Palombara Sabina (Città metropolitana di Roma Capitale), appena fuori dal tracciato dell'antica porta del borgo. Per l'indirizzo civico esatto e le coordinate si rimanda alla scheda tecnica del portale.

Accessibilità e orari: la chiesa fa parte della Parrocchia di San Biagio di Palombara Sabina. Non si dispone di orari di apertura verificabili: si consiglia di verificare gli orari delle funzioni contattando la parrocchia prima della visita.

Consiglio: vale la pena abbinare la visita a quella della Collegiata di San Biagio, la chiesa madre del paese, per cogliere il legame — storico e devozionale — tra i due edifici e le confraternite che li animavano.

Storia

Le origini di Santa Maria affondano nel Medioevo. Una chiesa dedicata alla Vergine e situata "extra portam", fuori della porta del borgo, compare già nella relazione sulle chiese della diocesi del 1343: è la più antica testimonianza documentaria da cui, secondo gli studi locali, discende l'edificio attuale. Lo storico ottocentesco Raffaele Luttazi si spinse oltre, identificando questa Santa Maria con l'"Ecclesia Sanctae Mariae in fundo qui nominatur Cergisano" nominata in un atto del 1111, e la annoverava tra le antiche celle dipendenti dall'abbazia di San Giovanni in Argentella, con un ospedale annesso.

La chiesa che oggi vediamo nasce però nel pieno Rinascimento. Un'epigrafe interna, murata sopra la porta, ne fissa le tappe: il tempio fu eretto nel 1507 e consacrato "III kalendas octobris" del 1510, cioè il 29 settembre. L'impresa fu patrocinata dai signori del paese, i Savelli: le fonti storiche indicano in Giacomo Savelli il promotore dell'ampliamento della vecchia chiesa "extra portam", con l'aggiunta di due cappelle laterali, lo sfondamento della parete di fondo per ricavare il vano dell'altare maggiore e l'erezione di una facciata rinascimentale segnata dallo stemma di famiglia sull'architrave.

Poco dopo entrò in scena la confraternita che avrebbe dato alla chiesa il suo nome. La Compagnia di Santa Maria del Gonfalone, sodalizio devozionale documentato a Palombara fin dalla fine del Quattrocento e poi aggregato all'omonima arciconfraternita romana, restaurò l'edificio nel 1570 — data letta con chiarezza (MDLXX) sull'epigrafe, anche se lo stesso Luttazi la trascrisse per errore come 1670. Alla confraternita si deve anche l'ospedale che sorgeva a fianco della chiesa, retto nel Seicento da coppie di ospedalieri.

L'ultima grande stagione di lavori è settecentesca: intorno al 1770 la facciata fu rimodellata secondo il gusto barocco, che ne ridisegnò il coronamento. Nel Novecento la chiesa pagò il suo tributo alla guerra — fu scoperchiata da un bombardamento durante il secondo conflitto mondiale — e venne poi restaurata per l'interessamento dell'arciprete don Lorenzo De Angelis. Nel 1956 fu restaurata anche la preziosa tavola dell'Annunciazione.

(Fonti: R. Luttazi, Dell'Isola Sabina e della Badia di S. Giovanni in Argentella (1924); F. Pompili, Palombara Sabina nel Medioevo (1990); E. Silvi, Toponomastica sacra di Palombara Sabina (1963). approfondimenti web: Wikipedia, Tibursuperbum.)

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