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Audioguida · 5 tappe · ~17 min

Il Cammino Sacro

Chiese, edicole e i due grandi santuari fuori le mura: mille anni di fede popolare.

Il Cammino Sacro

5 tappe · ~17 min · voce narrante

  1. 1

    La Palombara della fede

    Centro storico 2′30″

    C'è un modo diverso di attraversare Palombara: seguendo le sue chiese, le sue edicole, le sue processioni. Perché questo borgo, prima ancora che una fortezza, è stato per secoli un luogo di devozione popolare, intensa e concreta. Lo vedi negli angoli dei vicoli, dove ancora oggi si aprono le edicole votive: piccole nicchie con un'immagine sacra, un tempo illuminate ogni sera da una lampada. Nel mese di maggio, il mese di Maria, davanti a queste edicole si accendevano gli altarini, addobbati di fiori e di lumi. E poi ci sono le grandi devozioni collettive: San Biagio, il patrono; la Madonna della Neve, venerata sul colle del convento; i riti antichi della Settimana Santa e tradizioni che ancora scandiscono l'anno, come Le Mazzette o il rito dei fuochi nella vigilia dell'Ascensione, che qui chiamano U Bacarozzu. Questo cammino ci porta prima nel cuore religioso del borgo, e poi fuori, sui colli, dove sorgono i due grandi santuari di Palombara. Cominciamo dalla chiesa madre: San Biagio.

  2. 2

    San Biagio, il patrono

    Collegiata di San Biagio 3′00″

    San Biagio è il patrono di Palombara, e questa Collegiata è la sua casa. Ogni anno, il 3 febbraio, il paese si stringe attorno a lui con la benedizione della gola, perché a San Biagio si attribuisce il potere di guarire i mali della gola. Ma questa chiesa custodisce anche il segreto delle proprie origini. Sotto il pavimento attuale c'era, un tempo, una piccola cella benedettina legata all'abbazia di San Giovanni in Argentella. Nel 1101 fu costruita una chiesa più grande, e la vecchia cella venne interrata. Un fregio di marmo con un'iscrizione fissava quella data, ma finì sepolto e dimenticato. Riemerse solo nel 1888, quando si abbassò il pavimento di oltre un metro. Nel 1854 Pio Nono elevò San Biagio a Collegiata, con dodici canonici. E sull'altare maggiore ti aspetta una Madonna che regge un mondo ancora senza America. Ora usciamo dal borgo. Il cammino sale verso un colle silenzioso, poco fuori dal paese: il colle del convento.

  3. 3

    La Madonna della Neve e i mercanti di neve

    Colle del Convento di San Francesco 3′30″

    Sei salito su un colle ameno, a circa un miglio dal castello. Oggi è un luogo quieto; un tempo era il cuore di una delle devozioni più sentite di tutta la zona. Tutto comincia nel 1314. Il popolo di Palombara, per devozione alla Madonna della Neve, fa erigere qui delle edicole sacre. Perché proprio la Madonna della Neve? Per un culto legato a un mestiere antico e affascinante: quello dei mercanti di neve. D'inverno accumulavano la neve in grandi buche scavate sulle alture di Monte Gennaro; d'estate la tiravano fuori, ancora gelata, e la portavano a Roma sul dorso dei muli, per raffreddare le bevande dei signori. Prima di quei viaggi lunghi e incerti, si raccomandavano alla Vergine della Neve. Attorno a questa devozione, ogni 5 agosto nasceva una grande fiera campestre: capanne di frasche, banchi, e persino un'osteria ricavata nel tronco cavo di un ulivo secolare. Vi saliva gente da tutto il comprensorio: Monticelli, Sant'Angelo, Castel Chiodato, Cretone. E fu proprio accanto a queste edicole che, un secolo e mezzo più tardi, sorse il convento.

  4. 4

    Il Convento di San Francesco

    Convento di San Francesco 4′00″

    Nel 1458 un uomo potente decise di trasformare questo colle di devozione popolare in qualcosa di duraturo. Era Giacomo Savelli, della grande casata che signoreggiava Palombara. A proprie spese fece edificare qui una chiesa dedicata a San Francesco d'Assisi, con un convento annesso, e, con l'assenso di papa Pio Secondo, la affidò ai Frati Minori. Il convento crebbe attorno all'antica immagine della Madonna. Aveva sei altari; il più venerato era quello a sinistra dell'ingresso, con un'immagine mariana celebre per la sua antichità e per i miracoli. Tanto celebre che, il 29 dicembre 1779, quell'immagine fu solennemente incoronata con corone d'oro per decreto del Capitolo di San Pietro. Ma qui vissero anche tre frati che il popolo non ha dimenticato: Tommaso da Cori, Teofilo da Corte e Francesco da Collodi. Il primo, il Beato Tommaso da Cori, nel 1703 trasformò il convento, che i palombaresi usavano ormai come giardino per le passeggiate, in un vero ritiro spirituale, e vi fece costruire una Via Crucis con quattordici croci di legno. Il convento fu abitato fino al 1894, quando chiuse con la creazione del cimitero comunale sul colle. Ed è proprio verso l'abbazia, giù nella valle, che ci porta l'ultima tappa.

  5. 5

    L'Abbazia di San Giovanni in Argentella

    Abbazia di San Giovanni in Argentella 4′00″

    Eccoci al gioiello nascosto di Palombara. In fondo alla Valle Lunga, ai piedi del Monte Gennaro, tra gli uliveti, sorge l'Abbazia di San Giovanni in Argentella: una chiesa romanica che sembra fuori dal tempo. Le sue origini si perdono nell'alto Medioevo, e il primo edificio sorse addirittura sulle fondamenta di una costruzione romana, vicino a una sorgente. Ma il tesoro di questa chiesa è dentro: l'iconostasi, la transenna marmorea che separa il presbiterio dalla navata, realizzata nel 1170 dal marmoraro Centurio su commissione del chierico Girardo. Una firma e una data, incise nella pietra, che fanno di quest'opera uno dei documenti d'arte più preziosi del territorio. Guarda i dettagli: gli stucchi antichi, i brani di affresco, la nicchia sulla facciata con la Madonna che allatta il Bambino. Furono proprio i francescani di Palombara a tenere viva, per secoli, la messa domenicale in questa abbazia perduta tra gli ulivi. Sei arrivato alla fine del Cammino Sacro. Hai attraversato mille anni di fede popolare: dalle edicole dei vicoli al patrono San Biagio, dai mercanti di neve al convento dei Savelli, fino a quest'abbazia. Grazie per aver camminato insieme a me.

L'ascolto usa una voce narrante neurale; ogni tappa mostra anche la trascrizione completa, così puoi seguire leggendo. Tutti i contenuti sono tratti e verificati dai volumi di storia di Palombara Sabina.