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Personaggio storico

I Santi e i frati del Convento di San Francesco

Per quattro secoli il «Ritiro» francescano di Palombara fu una fucina di santità: qui vissero san Tommaso da Cori e san Teofilo da Corte, e il venerato padre Francesco da Collodi, il «frate dei miracoli» che riposa oggi in San Biagio.

C'è un motivo se, per secoli, i palombaresi hanno guardato al Convento di San Francesco non solo come a una chiesa, ma come a una casa di santi. Tra il Settecento e l'Ottocento il "Ritiro" francescano sul colle, comunità di stretta osservanza, fu attraversato da figure che la Chiesa ha poi elevato agli altari o dichiarato "Servi di Dio". Il nonno del sindaco che ha firmato la prefazione del libro di don Bruno Marchetti raccontava ancora, a memoria, di "tre fraticelli" — Tommaso da Cori, Teofilo da Corte e Francesco da Collodi — dei quali il paese e i borghi vicini conservavano il ricordo e la devozione "per le loro opere caritative e per i miracoli che venivano loro attribuiti".

Questa scheda raccoglie le loro storie e quelle di altri due frati illustri legati al convento: padre Marcantonio da Bergamo e padre Casimiro da Roma. È il racconto di una comunità che, sul colle degli oliveti, seppe fare del rigore una forma di bellezza.

San Tommaso da Cori, il fondatore del Ritiro

Fu san Tommaso da Cori a dare al convento la sua fisionomia più alta. Chiamato dal ministro provinciale, nel 1703 approdò a Palombara — con il frate laico Francesco da Pistoia — per fondarvi un "Ritiro di stretta osservanza" con il Noviziato, sul modello di quello di Bellegra. Vi rimase sei anni, cinque dei quali come superiore. Accolto all'inizio con diffidenza (qualcuno "lo disse pazzo"), trasformò il convento — che i palombaresi usavano ormai come luogo di svago, "una sorta di parco pubblico" — in un'oasi di preghiera, arrivando persino a far sopprimere la fiera che vi si teneva "per evitare gli sconcerti e i peccati".

Nel 1707 vi tracciò una Via Crucis con quattordici croci di legno, che dal Ritiro salivano fino a una Cappella del Crocifisso in cima al colle, chiamato dal popolo "Monte Calvario". Di lui si tramandano gesti radicali — come quando fece estirpare gli ulivi del convento e, negato dagli abitanti l'olio per elemosina, "prese il vaso dell'olio e la bisaccia e andò questuando casa per casa" — e un episodio prodigioso: mentre celebrava la Messa nella cappella del SS. Crocifisso, "fu visto sollevarsi da terra". La sua cella fu trasformata in cappella pubblica con decreto di Pio VII dell'8 gennaio 1803. Beatificato nel Settecento, Tommaso da Cori è stato proclamato santo nel 1999; nel giugno 2011 la sua urna è tornata temporaneamente a Palombara, in giorni spostati per non sovrapporsi alla Sagra delle Cerase.

San Teofilo da Corte, l'apostolo di Fucecchio

San Teofilo da Corte — al secolo Biagio de Signori, nato a Corte, in Corsica, il 30 ottobre 1670 — vestì l'abito francescano e, a Bellegra, incontrò proprio Tommaso da Cori. Fu poi inviato per sei anni al Ritiro di Palombara, dove insegnò teologia morale e mistica e divenne guardiano nel 1713, prima di tornare a Bellegra nel 1715. Predicatore instancabile, "percorse senza sosta quasi tutti i paesi della Sabina e della zona di Subiaco"; nel 1730 fu incaricato di fondare un Ritiro in Corsica. Morì a Fucecchio, in Toscana, il 19 maggio 1740. Fu dichiarato venerabile da Benedetto XIV nel 1755, beatificato da Leone XIII nel 1896 e canonizzato da Pio XI il 29 giugno 1930.

Padre Francesco da Collodi, il «frate dei miracoli»

Se Tommaso da Cori fu il fondatore, padre Francesco da Collodi ne fu, per Marchetti, "il secondo fondatore". Nato a Collodi (Pistoia) nel 1793 — battezzato col nome di Paolo —, entrò tra i francescani a Bellegra nel 1817 e fu ordinato sacerdote nel 1820. Giunse a Palombara nel 1838, a quarantacinque anni, e vi rimase ventisette anni, ventidue dei quali come guardiano, animando la vita del Ritiro; a lui si deve la sostituzione delle antiche croci lignee della Via Crucis con le edicole in terracotta, e la consuetudine della grande processione della Madonna della Neve a San Biagio, dal 4 al 15 agosto.

Morì il 13 dicembre 1863 in fama di santità. La tradizione devozionale racconta che la sua salma "per ben settantacinque ore dopo il decesso si mantenne flessibile e incorrotta", e che i fedeli ne tagliuzzarono gli abiti per averne una reliquia: lo chiamavano il "frate dei miracoli". Sepolto dapprima nella cappella di San Tommaso da Cori, il 14 gennaio 1930 i suoi resti furono traslati nella Collegiata di San Biagio, dentro un sarcofago prelevato dall'[abbazia di San Giovanni in Argentella](/luoghi/abbazia-san-giovanni-in-argentella), dove tuttora riposano. La causa di beatificazione, aperta nel 1909 e ripresa nel 1930, risulta "silente" dal 1975: Francesco da Collodi è oggi ricordato come Servo di Dio.

Marcantonio da Bergamo e Casimiro da Roma

Due altre figure meritano memoria. Padre Marcantonio da Bergamo, nato a Villa d'Adda l'11 febbraio 1668, fu al convento vicario e lettore, e guardiano (1716; 1721–1722); professore "di diritto, di morale e di mistica", ebbe fama di santità nei paesi vicini e morì a Palombara nel 1736. È ricordato anch'egli come Servo di Dio; le sue spoglie furono traslate nella chiesa del convento nel 1741.

Padre Casimiro da Roma comparve a Palombara nel 1705, giovane chierico studente; sacerdote e poi docente di lettere, fu soprattutto uno storico: le sue Memorie istoriche delle chiese e dei conventi dei frati minori della provincia romana (Roma, 1744) sono la fonte principale a cui ancora oggi si attinge — e a cui don Marchetti ha attinto — per ricostruire la storia del convento. Morì a Roma il 17 aprile 1749.

Curiosità

  1. Il santo che levitava. Di san Tommaso da Cori si racconta che, durante la Messa nella cappella del SS. Crocifisso, "dopo la consacrazione fu visto sollevarsi da terra". Era già celebre in vita per il rigore assoluto: si cibava di pane privato della crosta, inzuppato nell'acqua e fatto asciugare su una tavola, "per pranzo e per cena".
  1. La protesta degli ulivi. Quando Tommaso fece estirpare gli ulivi dentro il recinto del convento, gli abitanti reagirono negando l'elemosina, soprattutto dell'olio. Il santo, senza scomporsi, prese il vaso dell'olio e la bisaccia e andò lui stesso a questuare, casa per casa.
  1. Un corpo incorrotto. La salma di Francesco da Collodi restò, secondo la tradizione, flessibile e incorrotta per settantacinque ore; il medico del paese poté persino "prelevare del sangue vivo con salasso". I devoti la vestirono due volte, perché gli abiti venivano tagliuzzati come reliquia.
  1. Due santi, un incontro. San Teofilo da Corte conobbe san Tommaso da Cori a Bellegra: fu proprio quell'incontro a indirizzarlo alla vita di stretta osservanza che lo portò, per sei anni, al Ritiro di Palombara.

Informazioni e collegamenti

  • Le vicende di questi frati sono legate al [Convento di San Francesco](/luoghi/convento-san-francesco), sul colle poco fuori dal borgo, e alla [Collegiata di San Biagio](/luoghi/chiesa-di-san-biagio), dove riposa padre Francesco da Collodi.
  • La cella di san Tommaso da Cori, trasformata in cappella nel 1803, e il tracciato della Via Crucis del Monte Calvario sono parte del percorso di visita del convento.

(Fonti: B. Marchetti, Il Convento di San Francesco a Palombara Sabina.)